L’amore bugiardo – Gone girl

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Gone girlLa moglie di un uomo scompare misteriosamente nel nulla. Il circo mediatico che si scatena intorno all’evento trova velocemente un protagonista: il marito stesso, sospettato da tutti di sapere più di quanto dica.

Io adoro Fincher. E’ vero, alcuni suoi lavori non li ho apprezzati appieno ma trovo che come regista sia assolutamente tra i migliori in circolazione, e certamente il migliore della sua generazione quando si parla di thriller et similia. Nei suoi film trovo quel non so che che solo grandi maestri come Hitchcock o DePalma hanno saputo trasmettermi, quel senso di perenne ansia, di pericolo dietro l’angolo, quel voler perennemente giocare con le emozioni dello spettatore. E “Gone girl” (mi perdonerete se non uso il titolo italiano…) è al 100% un suo film, uno di quelli che già dai titoli di testa pensi “dio mio che meraviglia, ma perché nessuno ci aveva mai pensato prima?”. E lo dico nonostante avessi aspettative pari a zero (il trailer per EVIDENTI ragioni di trama non può attrarre più di tanto) e nonostante il mio odio epidermico nei confronti di Ben Affleck.

Recensirlo vista la sua trama estremamente intelligente e sfaccettata non è cosa semplice, soprattutto perché il pericolo spoiler è dietro l’angolo. E’ il classico film alla “Psycho” o alla “Vertigo” che non si può spiegare senza rovinare l’atmosfera e l’incredibile storia raccontata, è un lavoro in cui il regista si diverte pazzamente a far cambiare continuamente prospettiva allo spettatore sviandolo da una cosa per farne credere un’altra. Fincher utilizza spesso questo modus operandi ed io lo adoro: gioca letteralmente con chi guarda il film, lo inganna, gli fa credere alcune cose per poi ribaltarle, lo fa stupire e al contempo sentire scemo. E il tutto in un incredibile climax ascendente che dalla prima scena e per le due ore e mezza successive continua a salire scena dopo scena, senza perdere mai un colpo, senza stancare nemmeno un secondo.

La tematica principale (ci andrò cauto…) è l’apparenza, è il dimostrare come le cose sebbene sembrino assolutamente come sono in realtà possono semplicemente essere frutto di una nostra errata prospettiva della storia. Il tutto è passato con una profonda critica alla televisione attuale (un po’ come vi avevo detto recensendo il bellissimo “The nightcrawler – Lo sciacallo”) e soprattutto a quei programmi alla Domenica Live/Porta a Porta/Quarto grado etc. che lucrano con qualunquismo e leggerezza sulla vita delle persone regalandoci immagini e fatti posticci, situazioni e particolari che ci prendono alla pancia facendoci spegnere del tutto il cervello. Si parla nello specifico di cronaca nera, di quella che ci fa diventare tutti dei provetti Sherlock Holmes a decretare il colpevole di un omicidio sdraiati sul divano con una birra gelata tra le mani, di quella che a cascata crea mostri sul nulla, accusa senza prove e diventa sempre pretesto per trovare capri espiatori per il male del mondo.

Aspetto molto bello del film è che al continuo cambio di prospettiva di cui scrivevo sopra si associano spesso e volentieri anche dei cambi di registro, che mi hanno ricordato nuovamente il buon Hitchcock e quell’umorismo sottile pronto a stemperare l’atmosfera. Sebbene nel suo complesso si possa definire un film thriller o meglio noir, la componente del sorriso amaro è comunque presente, e sfocia addirittura in piccoli tratti divertenti per la loro paradossalità. Componente che invece manca del tutto (ma non è una novità per Fincher…) è quella sentimentale; lui è un orologiaio -come mi piace chiamarlo-, è uno che calcola in maniera logica, precisa e “freddina” se vogliamo, non c’è certamente spazio per quel sentimento “vero” che scioglie il cuore. E forse anche per questo il soggetto di questo lavoro tratto da un romanzo di Gillian Flynn era perfetto per lui.

Dal punto di vista tecnico posso lanciarmi in lodi sperticate per alcune caratteristiche che tra i suoi lavori ho trovato ultimamente in “Uomini che odiano le donne”: il montaggio è serratissimo e reso alla perfezione nonostante la difficoltà di unire parti presenti e passate, storie che si intrecciano in punti temporali differenti e flashback con il classico espediente del diario; le musiche ma soprattutto il sonoro sono incredibili, sottolineano alla perfezione ogni scena creando quando serve un fortissimo senso di tensione o di scollamento tra la realtà che appare e quella vera (e questo non ditemi che è semplice da fare con i suoni!); la fotografia pulitissima e molto fredda è perfetta nel creare l’ambientazione, le immagini sono studiatissime e come pensate dalla mente di un abile fotografo.

Sulle interpretazioni devo dire che Affleck non è stato proprio malaccio, anche se ci avrei visto meglio qualcun altro (diciamo che si vede troppo che ha cominciato a mangiare solo bistecche e steroidi per fare Batman nel prossimo film DC, è davvero TROPPO grosso!) mentre ho adorato la protagonista femminile Rosamund Pike, la classica bionda feticcio hitchockiano. Ho apprezzato anche gli attori secondari come la sorella gemella del protagonista interpretata da Carrie Coon, Kim Dickens nel ruolo della detective e il cameo (o qualcosa di più in effetti) della mia amata Missi Pyle, conosciuta in alcuni film di Tim Burton e qui nei panni della Barbara D’Urso della situazione.

Che dire, il mio voto questa volta è davvero scontato. Andate a vederlo, non informatevi sulla trama prima di entrare in sala, fidatevi di Fincher e vedrete che il film vi conquisterà minuto dopo minuto in un’escalation di intrighi che non vi lascerà insoddisfatti!


L’AMORE BUGIARDO

Gone girl

David Fincher, USA 2014, 149’
VOTO (Max 5)

About ilpina

ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.