La vera storia di Jack lo squartatore – From Hell

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Faccio fatica ad essere obiettivo con questo film perché insieme allo “Sleepy Hollow” di Burton è stato il mio personale colpo di fulmine con l’epoca vittoriana e il gotico, e insieme a “La nona porta” di Polanski ha decretato definitivamente il mio amore per l’horror e il mio apprezzamento per Johnny Depp, protagonista di tutte e tre le pellicole (uscite nell’arco di 3 anni). Non sono obiettivo ma è giusto che ne scriva, visto che al di là del valore affettivo trovo che questo From Hell, tratto da una graphic novel di Alan Moore (lo stesso di Watchmen e V per vendetta…e scusate se è poco!), sia un esempio di perfetto cinema dell’orrore.

Londra, 1888: nelle strade del quartiere di Whitechapel, Jack lo Squartatore si aggira di notte uccidendo e sventrando le prostitute. Sulle sue tracce, oltre all’intera polizia londinese, c’è l’ispettore Frederick George Abberline l’unico che capisce subito che i delitti sono preceduti da una meticolosa e scrupolosa messa in scena. George osservando la scena del delitto si rende conto che l’assassino ha un incredibile sangue freddo. Il poliziotto, intuitivo e visionario, cerca di ricostruire il profilo di Jack anche grazie all’aiuto della prostituta Mary Kelly.

La grandezza di un film la si può misurare sicuramente con gli anni. Ci sono tante pellicole che si vedono al cinema e che ti lasciano entusiasta lì per lì, ma di cui poi fatichi a ricordare persino il nome a distanza di tempo. Con From Hell invece (sarà perché me lo sono goduto negli anni in cui si stava formando il mio gusto cinematografico) oltre a non essere successo questo ho vissuto il contrario: a più di 15 anni di distanza dalla prima visione ricordo ancora distintamente delle scene e dei particolari, o meglio come diceva Tim Burton parlando dei film di Mario Bava, ricordo e ne ho assimilato l’atmosfera.

Quando un film riesce al di là della trama e dei passaggi di sceneggiatura (per esempio l’intrigo relativo al nipote della regina di cui sinceramente ricordavo poco/nulla) a lasciarti una sensazione interiore, ha già stravinto. Ricordavo chiaramente quel senso di ansia, ricordavo i mantelli neri con la seta rossa all’interno, quei bui profondissimi, le candele, i guanti bianchi, la luce verde della carrozza e le sue scalette che con il loro rumore metallico mi avevano fatto sobbalzare al cinema. Il bello dell’horror fatto bene sta proprio qui, non nelle pacchianate che mirano solo a mostrare e shoccare, ma in questi piccoli particolari che rimangono impressi come in un incubo.

Onore al merito quindi alla regia dei fratelli Hughes, che riescono a mettere in scena un film dell’orrore nel vero senso della parola: spaventando “alla Carpenter”, con sole sensazioni. Il tutto è reso possibile oltre che dalla loro abilità registica (penso a quel delitto in cui si vede solo la lama del coltello agitarsi nel buio) anche dall’utilizzo di musiche inquietanti e persistenti, opera di Trevor Jones. Per chiudere l’atmosfera il film ha anche una serie infinita di piccoli particolari volutamente grotteschi, come l’indugiare su ritratti di persone deformi, sulle pratiche inumane dei manicomi, sulla vita delle prostitute e le angherie dei loro magnaccia. Visto anche il finale del film, sembra che il messaggio che i registi vogliono mandare è di completa perdita di speranza, di cinica descrizione della miseria umana in tutte le sue sfaccettature.

L’altro aspetto interessante che colloca From Hell negli anni di sua uscita, è il completare la visione horror della pellicola con un anima più moderna, più gretta, thriller e splatter, un po’ come aveva insegnato il se7en di Fincher 6 anni prima. Non si risparmiano infatti i particolari macabri degli omicidi di Jack lo squartatore, facendo vedere senza ritegno sangue, budella o persino un cuore strappato dal petto e messo a bollire in una teiera (giusto per capire il livello!). La modernità passa anche nel non avere peli sulla lingua nel parlare di droga, nel far vedere visioni psichedeliche, nel parlare di prostituzione in maniera del tutto disincantata e gretta, nel montaggio serrato di alcune scene.

Anche se per i miei gusti passano comunque in secondo piano, la trama e la sceneggiatura sono di estremo interesse, sia per gli ovvi motivi legati al thrilling della pellicola sia soprattutto per lo spaccato del periodo vittoriano che ci regala. Un periodo in cui apparenza e potere erano le uniche cose che contassero, mentre dietro a questa facciata perbenista (stiamo parlando di un paese in cui “non ci sono puttane ma solo donne sfortunate”) si nascondeva molto molto marcio. Penso soprattutto alla scena in cui, senza evidenti collegamenti con la trama principale ma solo come scusa per immergerci nell’ambientazione, ci viene mostrato un convegno di donne e uomini elegantemente vestiti accorsi per vedere la deformità fisica di Joseph Merrick, il famoso “Elephant man” (realmente esistito) del film di David Lynch. Oltre ad un palese omaggio al regista la scena ci mostra come questi borghesi e nobili morissero dalla voglia di sentirsi e mostrarsi superiori agli altri, nascondendo dietro ad una parvenza di interesse scientifico la loro macabra ossessione per le stranezze.

Le interpretazioni (Depp compreso) sono assolutamente buone, ma nulla per cui gridare al miracolo. L’eccezione la vedo per la meravigliosa Heather Graham (uno sguardo che è tutto un programma!) ma soprattutto per Ian Holm, che definire perfetto sarebbe eufemistico (mi ha ricordato addirittura l’Hannibal Lecter di Hopkins).

Non lo faccio mai ma vorrei concludere citando il piccolo monologo finale di Jack lo squartatore, con quella sua voce gutturale che fa venire i brividi: «Sotto l’epidermide della storia, pulsano le vene di Londra. Questi simboli, la squadra, il pentacolo; anche un individuo profondamente ignorante e depravato come voi, avverte che essi sono pregni di energia e di significato. Quel significato sono io, sono io quell’energia. Un giorno gli uomini diranno, guardandosi indietro, che sono stato il precursore del XX secolo».

 

LA VERA STORIA DI JACK LO SQUARTATORE – FROM HELL
From Hell
Allen e Albert Hughes, USA/UK 2001, 117’
VOTO (Max 5)

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ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.