La sposa del mostro

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sposa_del_mostroDavanti a un titolo così non voglio fare una recensione “classica”, o dare dei voti. I film di Ed Wood in generale non possono essere giudicati in base alle normali “categorie” che si calerebbero su qualsiasi altro. Perché?

Perché si tratta di lavori che non hanno una fattezza giudicabile “seria”, sono alla stregua di non essere nemmeno considerati film se pensiamo a come sono stati girati e montati. La cosa che ci si può domandare è quindi perché Wood piaccia o venga visto e rivisto nonostante si parli di pellicole tecnicamente PESSIME. La risposta va a toccare le fondamenta dello spirito di questo sito che, come dico nella pagina “manifesto dei wooders”, è quello di AMARE il cinema lasciandosi trasportare senza il filtro della razionalità o della critica.

Davanti a un film del genere non posso far altro che riconoscere due cose: è tecnicamente imbarazzante, ma al contempo ha un magnetismo che mi porta ad adorarlo e a non esserne mai sazio. E’ il trash che arrivato a livelli incontrollati diventa quasi arte.

Sì perché l’arte ha senso solo quando direttamente o indirettamente descrive il suo fattore e il contesto nel quale è stata fatta. Mi spiego: un quadro di Caravaggio ha un valore artistico di un certo tipo se lo inseriamo nel 16° secolo, e si riesce ad apprezzare ancora di più conoscendo la storia e le esperienze dell’artista; se uno oggi dipingesse una cosa del genere non avrebbe senso. “La sposa del mostro” ha un suo altissimo valore perché dice tutto su Ed Wood. Ci fa assaporare appieno la sua passione per la settima arte e per i film horror, il suo amore verso l’attore Bela Lugosi che lui vuole nella pellicola nonostante vecchio e costantemente sotto l’effetto della Morfina, la sua voglia di spaventare, la sua profonda determinazione nel portare a termine questo progetto nonostante la quasi assenza di budget (se non fosse per un produttore la cui figlia, guarda caso, è la protagonista). Il risultato è certamente trash, ma è talmente descrittivo di una situazione personale e contestuale da farlo diventare arte allo stato puro.

Trama: “Il dottor Eric Vornoff, scappato dall’Europa dell’Est, intende creare una nuova razza di giganti sfruttando l’energia atomica. Per far ciò, si procura la materia prima con l’aiuto del servitore energumeno Lobo, e di una piovra che si rivolterà contro il suo padrone“.

La bellezza del film sta nelle sue stranezze, partendo dal titolo stesso pensato esclusivamente per attirare pubblico (non è presente nessuna sposa ma solo una ragazza che in una scena è vestita di bianco) ricordando i titoli di pellicole più fortunate come “La moglie di Frankenstein” di James Whale. La trama di per sé non ha una sua logica ferrea (altri lavori del regista come “Glen or Glenda” a riguardo possono dire molto di più), gli attori sono palesemente non-professionisti (segnalo anche un cammeo dell’allora ragazza del regista, Dolores Fuller), ci sono molte scene assolutamente riempitive come altre di quell’ironia forzata che fa ridere solo per la sua demenzialità.

Il film inoltre fa chiaramente intuire il budget che definire “low” sarebbe un eufemismo. Penso al “mostro polipo gigante” (un pupazzo di plastica inanimato reso vivo dagli attori che, facendo finta di essere da questo catturati ne muovevano i tentacoli per farlo sembrare vivo), alle scenografie palesemente dipinte (stupendo il muro di sassi del laboratorio), i muri che tremano al passaggio dei personaggi perché evidentemente fatti con poco spessore e l’utilizzo nel montaggio di estratti di altri film/documentari (come quello sui coccodrilli), montati insieme al resto per ovviare all’assenza di un certo tipo di riprese.

Indubbio che per fare questo genere di operazioni il regista aveva un grande talento se non altro nell’arrangiarsi e nel riuscire a chiudere il film mettendoci dentro tutte le proprie idee, anche se in maniera strampalata. Mi ricorda vagamente un altro regista che adoro, l’italiano Mario Bava, che con frattaglie comprate dal macellaio e le giuste luci è riuscito a creare effetti visivi horror che hanno fatto storia.

Merita menzione anche l’interpretazione di Bela Lugosi che, nonostante le sue vicissitudini personali e il suo decadimento come attore e come uomo ci fa rivivere con le sue espressioni eccessive, la gestualità e quell’inconfondibile accento est-europeo, il celeberrimo Dracula di Tod Browning di cui è stato protagonista nel 1931.

Per concludere consiglio la visione di “Bride of the monster” perché è un film che non si ferma alla pellicola ma che sfocia in una involontaria autobiografia del regista. E consiglio naturalmente (fidatevi che lo apprezzerete ancora di più) la visione del biopic “Ed Wood” diretto da Tim Burton (1994) con quello spirito di amore e simpatia nei confronti del regista e dei suoi film di cui parlavo prima.

 

LA SPOSA DEL MOSTRO
Bride of the monster
Ed Wood, USA-1955, 69′
VOTO (max 5)
NP
VOTO TRASH (involontario – max 5)

About ilpina

ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.