La solitudine dei numeri primi

Letto 1154 volte

solitudine_numeri_primiUn bel film, questo è indubbio. Ma il nuovo lavoro di Saverio Costanzo ha comunque qualcosa che non riesce a convincermi fino in fondo e che mi ha fatto uscire dal cinema comunque soddisfatto (pensavo fosse molto peggio) ma non troppo entusiasta.

Trama (comingsoon):”1984, 1991, 1998, 2007. Lungo questi anni le vite di Mattia e Alice scorrono parallele senza mai riuscire a congiungersi. Due infanzie difficili, compromesse da un avvenimento terribile che segnerà le fragili esistenze dei protagonisti fino alla maturità. Tra gli amici, in famiglia, sul lavoro, Mattia e Alice, portano dentro e fuori di loro i segni del passato. La consapevolezza di essere diversi dagli altri non fa che accrescere le barriere che li separano dal mondo fino a portarli ad un isolamento inevitabile ma consapevole. L’idea del film nasce dal libro La solitudine dei numeri primi di Paolo Giordano, vincitore del premio Strega 2008“.

Premetto, non ho letto il libro e non ne avevo nemmeno mai sentito parlare, quindi il mio giudizio non sarà comparativo ma esclusivamente relativo al film in sé. L’unica cosa che ho potuto “leggere fra le righe” rispetto al libro, è che si avvertiva che certe tematiche come certe parti fossero solo “abbozzate”, come se la matrice dalla quale erano state tratte fosse molto più profonda ed esplicativa a riguardo: I sentimenti di Alice rispetto a Viola, il tormento di Alice nel pensare alla fine di Michela etc.

Il film parte nel migliore dei modi, con dei titoli di testa addirittura un pò “horror all’italiana“, con musiche rock e colori molto accesi. E per buona metà del film viene mantenuta una atmosfera di mistero, di incomprensione, che porta pian piano allo svelarsi della realtà delle cose che, fortunatamente, è più semplice e lineare di quello che potesse sembrare. E dico “fortunatamente” perché  il regista mescola un pò le carte in tavola giocando al saltello tra personaggi e piani temporali differenti (presente/passato/passato remoto) come a creare e spostare continui pezzi di un mosaico sapientemente pesato che a fine pellicola si dimostra chiarissimo e lineare; lo “svelamento” di misteri con storie intricate e poco credibili (come succede molto spesso) non l’avrei sopportato.

Non ho per nulla apprezzato la parte finale che ho trovato in più, come ad aggiungere materiale tutto sommato non così indispensabile alla completezza del film. Certamente la parte era presente  nel libro e quindi si può giustificare come aderenza allo stesso; tuttavia per come era stato impostato il lungometraggio poteva finire certamente prima.

Molto buone le interpretazioni, sia dei bambini e ragazzi che dei protagonisti adulti, in paritolcar modo Alba Rohrwacher con la sua inconfondibile voce e quel modo di essere “in sospeso” che le riesce sempre bene. Bravo anche Luca Marinelli nella parte di Mattia, un ruolo che più che una grande prova attoriale necessitava di un viso che parlasse da solo e che esprimesse una certa aridità e tristezza di fondo, viso che certamente lui ha.

La storia è comunque il punto forte di questo film che è sì diretto bene ma che per il suo successo si appoggia ampiamente al soggetto di partenza; l’ultimo film che mi ha dato la stessa sensazione è stato  “Il cacciatore di aquiloni“, certamente un ottimo lavoro ma che a livello puramente filmico non mi ha lasciato più di tanto.

 

La solitudine dei numeri primi
Saverio Costanzo, ITALIA, 2010, 118′

 

About ilpina

ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.