La pelle che abito

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pelle_che_abito.png Un film atipico per il regista spagnolo, che se da una parte risulta ben fatto con la sua aria da thriller scade in maniera clamorosa da metà in poi a causa di un terribile quanto inutile colpo di scena.

Trama: “Robert (Antonio Banderas) è un importante chirurgo estetico che ha perso la moglie in un incidente d’auto che l’ha completamente carbonizzata. L’uomo reagisce a questa tragica perdita buttandosi sul lavoro. Decide così di creare una pelle artificiale che risulti più resistente di quella umana. I suoi esperimenti sono alla resa dei conti, quando Robert si rende conto che, per procedere, ha bisogno di una cavia“.

Per un amante dell’horror gotico come me non può che far piacere rivedere dopo anni una forma moderna di “mad doctor“, uno di quelli che sfogano tutta la loro rabbia interiore in esperimenti che se da un lato sembrano poter fare solo che del bene (progressione della scienza), dall’altro mettono in serio dubbio l’etica oltre che la vita di molti. E’ il mito di Frankenstein che si perpetua, è lo stesso che anche Ed Wood (non potevo non citarlo) ha inserito in film come “Bride of the monster” con Bela Lugosi.

Il fatto strano è che questo personaggio e questa storia ci sono raccontati da Pedro Almodóvar, regista che negli anni ci ha abituati ad un altro genere di lavori. Il risultato? Come ogni grande autore il regista riesce a plasmare un materiale per lui atipico nella migliore delle maniere, tenendo incollato lo spettatore allo schermo per più di metà pellicola. Il mistero della donna-cavia innamorata del suo carnefice e imprigionata in casa, la sua somiglianza con la ex moglie del dottore (e qui ritorna l’idea romantica classica dello scienziato pazzo), il passato burrascoso del protagonista, le motivazioni non svelate e molti altri tasselli sparsi in “modalità pulce nell’orecchio”, obiettivamente attirano molto.

Ma la cosa che fa ancora più piacere è vedere come questo materiale venga condito visivamente e a livello di trama, di particolari che non possono altro che essere ricondotti al regista stesso: questo è a mio parere l’apice dell’autorialità! Riuscire a “farsi riconoscere” a dispetto del genere di pellicola. Almodóvar lo si vede palesemente nelle inquadrature dei particolari, nella lentezza con cui vengono mostrati e “fatti gustare” gli oggetti di scena, negli abbinamenti di colori, nel gusto vintage della scenografia e nei costumi, nei particolari kitsch (il bandito tigriño su tutti) nella scelta degli attori e nell’estremo calore che ogni scena trasmette con la sua prorompente passionalità : tutto parla di lui!

Il film procede così per più di un’ora nel migliore dei modi fino a che non comincia una digressione sulla figlia del protagonista, che seppur resa in maniera impeccabile (il montaggio e il susseguirsi delle scene al passato e al presente è meraviglioso) rappresenta l’inizio di una caduta “a valanga” della pellicola. Tipico delle storie costruite dal regista (ricordiamo che la sceneggiatura anche in questo caso è sua) è che si presentino molti elementi sparsi e confusi che pian piano vengono ricondotti ad un unico punto, chiudendo il cerchio. Ecco, in questo caso il completamento della intrigante architettura della trama avviene tramite un colpo di scena che a mio vedere risulta veramente kitsch, molto tirato per le orecchie e forzatamente provocatorio (ovviamente non lo svelerò per evitare spoiler).

Da quel momento in poi il film inizia inesorabilmente a perdere fascino, a far perdere interesse e in un certo senso anche a infastidire. Detta in parole povere: Pedro, con questo colpo di scena stavolta l’hai sparata troppo grossa! La parte finale al di là di essere molto prevedibile risulta quasi “sciacquata” e un po’ noiosetta; avrei concluso almeno con un quarto d’ora di anticipo.

Al di là di tutto comunque La pelle che abito è girato molto bene, le musiche sono fantastiche (una scena in particolare con un gruppo che suona dal vivo è da pelle d’oca…) e gli attori ben calati nelle rispettive parti. Se Almodóvar si fosse più concentrato sul chiudere in maniera semplice la storia del “mad doctor” senza aggiungere troppa carne al fuoco e una terribile idea, sarebbe stato film quasi da 5 stelle.

LA PELLE CHE ABITO
La piel que habito
Pedro Almodóvar, Spagna 2011, 117′
VOTO (Max 5)

About ilpina

ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.