La Notte dei Morti Viventi

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notte_morti_viventiMai una opera prima ha influenzato la storia cinematografica come Night Of The Living Dead del figlio prediletto di Pittsburgh George A. Romero (la cui ispirazione è arrivata dal Io sono leggenda di Matherson e da La Mummia con Boris Karloff) e mai un film dell’orrore è stato tanto discusso, analizzato, imitato e celebrato (con letteralmente centinaia di riedizioni, rielaborazoni, omaggi e parodie).

Parlare di un film come la notte dei morti viventi non è facile, dopo che tutto è stato detto. E’ una pellicola talmente radicata nella cultura moderna che l’umanità intera sembra conoscerla anche se per molti rimane solo un nome o poche significative inquadrature.

La trama è quantomeno semplice: Barbara e suo fratello Johnny sono in viaggio verso un cimitero di campagna a fare visita (per conto della madre) alla tomba del padre, d’un tratto Barbara viene aggredita da un individuo trasandato senza alcun motivo. Johnny nel difenderla rimane vittima di un incidente e perde i sensi lasciando Barbara inerme che decide di darsi alla fuga. Trova rifugio in una casa abbandonata dove incontra Ben che le spiega, dopo aver fracassato il cranio ad altri assalitori, che qualcosa di molto sinistro sta accadendo. Gli assalitori sono come sonnambuli e l’unico modo per ucciderli è colpire alla testa. I due si barricano in casa scoprendo poi che al suo interno c’erano altre sei persone nascoste nella cantina. Gli otto, assieme tentano di sopravvivere mentre dalla radio e dalla televisione che li tiene ipnotizzati ascoltano l’orrore di ciò che accade, a causa della bambina dei coniugi Cooper che è stata ferita nell’attacco il gruppo decide di darsi alla fuga verso un centro di soccorso ma il piano fallisce e le tensioni fra Cooper e Ben esplodono mentre gli assalitori si fanno sempre più aggressivi e famelici.

La prima cosa da dire è che La Notte dei Morti Viventi non ha un protagonista, è un film collettivo di otto persone che fronteggiano una calamità, l’eroina in pericolo non è Barbara, in perenne catalessi e l’eroe non è Ben che compie diverse scelte sbagliate che portano alla rovina (spara alla pompa, organizza male il piano e per orgoglio non ascolta Cooper) ma non possiamo nemmeno trasformare Cooper in antagonista la cui unica preoccupazione è quella di tenere la figlia al sicuro dagli errori di un uomo violento. Il nostro gusto di pubblico, certo, ci porta a simpatizzare per Ben ma non possiamo negare che diversi errori fatali siano la causa del suo fallimento nel sopravvivere. E’ forse questa la prima cosa rivoluzionaria nel film: i protagonisti non sono definiti e non è data a certezza di un lieto fine a differenza per la maggior parte dei prodotti del cinema horror precedenti.

A rivederlo dopo più quaranta anni di cinema splatter, di dead movies, di horror in tutte le salse, da l’idea sulle prime scene di essere veramente qualcosa di antico, che ricorda Hitchcock o un vecchio film di Corman e la sensazione iniziale non è affatto sbagliata: siamo di fronte non più ad un Cult (status di cui è stato portatore per molto tempo) ma ad un Classico. L’opera prima di Romero è da definirsi un film classico, da scuola del cinema in cui la tensione viene giocata sull’ignoto: nessuno spettatore conosceva le caratteristiche base di quello che sarebbe diventato Zombi Romeriano (il colpo alla testa, la fame di carne umana, il contagio attraverso morso e le rimembranze della vita passata). I personaggi come gli spettatori sono spaesati contro un nemico apparentemente invincibile e sconosciuto che aumenta di numero ed è questo ciò che ha per prima cosa spaventato fin delle prime scene gli spettatori per un bel po’ di anni.

I personaggi si barricano in casa e inizia subito una faida fra i presenti (prima fra barbara e Ben, poi fra Ben e Cooper) che porta a scelte fatte per orgoglio che porteranno alla rovina dell’intero gruppo (ad esempio Cosa sarebbe successo se Ben avesse ascoltato Barbara e sarebbero andati a recuperare Johnny? forse l’avrebbero trovato comunque morto ma avrebbero avuto chiavi e auto funzionante. O se semplicemente tutto il gruppo avesse portato le cose in cantina? In seguito avrebbero subito aggressioni da parte della figlia ma avrebbero potuto occuparsene e farsi salvare il giorno dopo tutti assieme). Ben diventa il leader solo per la sua capacità di imporre la violenza: il fucile, unica arma da fuoco in casa è un simbolo di potere sentito soprattutto da Cooper che nel finale tenta di strapparglielo per riuscire a riprendere il controllo della famiglia a pezzi.

Il dato interessante è che la maggior parte delle vittime è causata non dagli zombi ma dai loro compagni (Judi e Tom a causa dell’esplosione del furgone, Cooper ucciso da Ben, e Ellen e Barbra rispettivamente dalle versioni risorte della figlia e di Johnny e infine Ben ucciso dai suoi stessi salvatori) e questo porta ad un punto fermo nella saga dei morti romeriana: I viventi sono sempre la causa della loro morte e questo riassume la linea di pensiero del regista di Pittsburgh che mentre nella prima parte preferisce mantenere un profilo basso affidandosi a movimenti di camera Hitchcockiani e a un crescendo di tensione dato soprattutto dagli attacchi degli Zombi dalle finestre e dagli scioccanti resoconti radiofonici e televisivi dando comunque un senso di inquieta tranquillità, nella seconda parte si palesa il cinema Romeriano: frenetico, agghiacciante, visivamente crudo e privo di alcuna pietà, ciò coincide esattamente quando il piano di fuga è in atto e le assi alla porta vengono tolte, ovvero quando i vivi decidono di agire ed affrontare il mondo uscendo dalle mura domestiche, simbolo naturale di sicurezza. Chi esce è l’autoproclamato eroe, Ben, e i due giovani mentre i Cooper rimangono dentro in casa credendosi ancora al sicuro anche se dopo che la porta è stata aperta non c’è modo di tornare indietro alla tranquillità precedente e lo stare incollati allo schermo è per i sopravvissuti l’arma finale: mentre rimangono ad ascoltare, ipnotizzati la televisione e la radio la minaccia aumenta all’esterno fino a divenire in grado di sfondare le barricate e strisciare dentro. C’è il Blackout qualche momento prima dell’attacco finale che riporta tutti alla realtà, troppo tardi. La televisione, arma finale del dottor Goebbels e idolo del consumista è uno dei nemici del gruppo che invece di agire da subito e cercare le chiavi della pompa (che si trovavano in cantina in bella mostra) per poi spostarsi quando la minaccia del morto era ancora sostenibile preferiscono passare del tempo prezioso ad ascoltare in silenzio radio e televisione.

E’ Interessante infine vedere come ogni personaggio rappresenti un archetipo: I Cooper, la vecchia generazione, che si attiene a procedure di sicurezza della difesa civile tentando di isolarsi (la cantina è il posto più sicuro era una delle regole da ricordare nei filmati istruttivi su come comportarsi in caso di attacco nucleare) I due giovani che sono sperduti e in cerca di una guida (prima Cooper e poi Ben), Barbara la donna incapace di affrontare la realtà e infine Ben che tenta in tutti i modi di imporre il suo status e infine le forze dell’ordine che sparano senza distinzioni a vivi e morti (e nelle scene finali sembra anticipare la terribile scena della guardia nazionale che nel 1970 sparò sulla folla di dimostranti alla Columbia University).

Per concludere La Notte Dei Morti Viventi è un film classico dell’orrore che ha segnato il cambiamento profondo del cinema di paura, dopo quarant’anni non può giustamente spaventare come allora ma ha messo le basi per tutta la cinematografia moderna. Un film da scuola di cinema essenziale per ogni appassionato che si rispetti e che vanta centinaia di prodotti su pellicola che lo omaggiano in un modo o nell’altro (dai discutibile ma divertente remake di Tom Savini a mediometraggi autoironici come Night Of The Living Jews fino a un prodotto per bambini come Spongebob Squarepants che ha fatto un episodio dedicato inserendoci alcune delle tracce della colonna sonora originale)

Un Capolavoro senza tempo che va visto assolutamente. Nessun appassionato di cinema si può dire tale senza aver visto l’opera prima di George A. Romero

LA NOTTE DEI MORTI VIVENTI
Night of the Living Dead
George A.Romero,  USA 1968, 96′
VOTO (Max 5)
10

About Marco De Lazzer

Marco De Lazzer
Il Fascino del male su pellicola parte dal fatto che c'è più poetica nello splatter che in una storia d'amore.