La maschera del demonio

Letto 1052 volte

maschera_demonio.png Quando penso all’horror gotico non posso che andare istantaneamente a parare su questo film, il primo lavoro del mio idolo Mario Bava nonché indiscusso modello di cinema orrorifico.

Trama: “Diretti a Mosca per prender parte ad un congresso scientifico – siamo nell’anno 1830 – il dottor Chomas ed il suo assistente Gorobec si vedono costretti ad attraversare un orrido bosco, per guadagnar tempo. In una cappella diroccata, Chomas scopre un sarcofago entro cui giace, mummificato, il corpo di una strega giustiziata un secolo prima. Per proteggersi da un grosso pipistrello che lo ha assalito improvvisamente, Chomas infrange il cristallo del sarcofago: alcune gocce del suo sangue cadono sul corpo racchiuso, e la strega rivive…“.

Non conosco molto il cinema horror tra il 1940 e il 1960 ma passare dai film della Universal degli anni ’30 a questo è veramente spiazzante. I vari Frankenstein, Uomini invisibili, Mummie etc. erano film molto classici, che intendevano spaventare ma che non osavano troppo (forse per ossequiare la grande distribuzione?). Lo stesso può essere detto di lavori anni ’50, come Il mostro della laguna nera o i fantascientifici Blob fluido mortale o L’invasione degli ultracorpi (trovate tutte queste recensioni nelle rispettive sezioni).

Immaginate ora una scena in cui una bellissima strega durante una “cerimonia di purificazione” viene prima marchiata a fuoco (con tanto di particolare del marchio rovente sulla pelle e della ferita appena fatta che spurga) e poi costretta ad “indossare” una terribile maschera chiodata internamente, sigillata nelle sue ossa da un boia che legatala ad un palo le prende letteralmente a martellate il volto, tra gli urli strazianti della poveretta. Ecco, associare questo prologo ad un film italiano uscito nel 1960 è stato abbastanza spiazzante per me; siamo un po’ lontani dal terrore che potevano incutere i film della Universal!

La pellicola nonostante l’età non si è fatta mancare praticamente nulla da questo punto di vista, grazie anche alla celebre capacità di Bava di creare effetti speciali in maniera semplice, poco costosa ed efficace. A riguardo le immagini terrificanti sono tante, come gli effetti speciali: il film meriterebbe una visione solo per questo.

Come accennato prima siamo davanti al tripudio dell’horror gotico visto che sono presenti praticamente tutti gli elementi del genere, utilizzati con estrema sapienza. Il film è ambientato in Europa dell’est (classica terra dei vampiri) a metà 1800, ci sono antichi castelli, cripte abbandonate, carrozze guidate da fantasmi, ragnatele, boschi con alberi appassiti, pipistrelli, passaggi segreti dietro al camino, candelabri e chi più ne ha più ne metta. Questi luoghi ed elementi sono fotografati con una grandissima maestria dal regista (anche direttore della fotografia) che controlla luci e ombre in ogni fotogramma. Come sottolinea Tim Burton (che ha dichiarato di essersi ispirato a questa pellicola per il tono da dare a Il Mistero di Sleepy Hollow…e direi che si vede particolarmente) Bava ha avuto la grande idea di girare praticamente tutto il film negli studi con ambienti ricostruiti, per avere un totale controllo della scena e renderla così irreale nella giusta maniera, dando nitidezza all’immagine e agli ambienti.

L’altra cosa che colpisce è la straordinaria capacità del regista di utilizzare la macchina da presa, sempre intenta a girare per le stanze, ad avvicinarsi lentamente ai personaggi da dietro, a fare zoomate o inquadrature che da un piccolo particolare si allargano creando vere e proprie fotografie. Riesce a trasmettere un forte senso di ansia e talvolta di terrore, come solo i grandi riescono a fare. Un gusto visivo del genere, sinceramente, l’ho visto da parte di pochissimi.

La trama come per la maggior parte dei film del regista non è il massimo, nel senso che è strettamente funzionale all’aspetto visivo. Voglio far notare però che dopo aver già visto al cinema la figura del vampiro così come “teorizzata” da Bram Stoker (penso a Nosferatu il Vampiro, al Dracula con Bela Lugosi e simili) Bava abbia avuto il coraggio di non utilizzare questi modelli di successo, ma di ispirarsi ad un racconto che vede questa figura demoniaca in maniera del tutto originale, seppur persistano alcuni elementi comuni (la vita nella morte, il sangue, la paura dei crocifissi etc).

Molto buone anche le musiche e l’interpretazione dell’attrice britannica Barbara Steele, che dopo questo film è diventata icona del cinema horror e non solo (la troviamo infatti in lavori come 8½ di Fellini o l’Armata Brancaleone di Monicelli)

Unica nota un po’ dolente (che in effetti più che terrore fa ridere) è la terribile pettinatura a caschetto del crudele vampiro: fatta certamente per essere aderente all’epoca in cui è vissuto (1600), la scusiamo perché il lavoro è di più di 60 anni fa.

La Maschera del Demonio è un film assolutamente da vedere, soprattutto per gli amanti di un certo cinema. Vi renderete conto di quanto abbia influenzato molti registi (mi viene da pensare oltre a Burton anche Dario Argento o addirittura David Lynch per il persistente soffiare del vento) e lavori più attuali (incredibile per esempio come la strega appena risvegliata assomigli alla bambina indemoniata di L’Esorcista).

LA MASCHERA DEL DEMONIO
Mario Bava, Italia 1960, 87′
VOTO

VOTO TRASH (Per l’inarrivabile taglio a caschetto del cattivo di turno)

About ilpina

ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.