La foresta dei pugnali volanti

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foresta_pugnali_volanti La foresta dei pugnali volanti è un film che apre molti spazi alla discussione sulla forma d’arte cinema e sulla necessaria dicotomia presente tra contenuto e forma, tra trama e “confezione visiva”.

Trama (Filmup) : “La storia è ambientata nella Cina del IX° secolo dopo Cristo durante il regno della dinastia Tang ormai in pieno declino. Regna la corruzione e le ingiustizie sono all’ordine del giorno. Nascono molte sette per ribellarsi al cattivo governo dei Tang, tra queste, la più famosa e potente è quella della Casa dei pugnali volanti. A due guardie imperiali, Leo e Jin viene ordinato di catturare il nuovo capo della setta. Per riuscirci, Jin si finge amico di Mei – una danzatrice cieca conosciuta in una casa di divertimenti – che si dice essere molto vicina alla setta dei ribelli. Nel viaggio per riportarla nella foresta, Jin si innamorerà della bella Mei e scoprirà anche altre verità assolutamente inaspettate”.

Nelle mie recensioni mi sono scagliato spesso contro la cosiddetta “fuffa”, ovvero ciò che come fumo negli occhi impedisce di vedere o meglio comprendere lo spessore contenutistico di un film annebbiando la vista dello spettatore con inutili combattimenti, effetti speciali e quant’altro. Il problema a mio parere non sono questo genere di scene “in assoluto”, ma solo il loro utilizzo in maniera completamente priva di un minimo senso artistico: non posso dire per esempio che uno scontro fisico sia cinematograficamente brutto sempre e comunque!

La riprova è questo lavoro, dove quella che potrebbe sembrare “fuffa” è presente in grande quantità: effetti speciali, improbabili mosse di arti marziali, salti, piroette e chi più ne ha più ne metta. Cosa cambia da altri film? Che tutto ciò è passato in maniera visivamente ottima e con un senso e un gusto per ogni minimo movimento da far rimanere di sasso. Il regista Zhang Yimou riesce a trasformare ogni scena d’azione in una goduria per gli occhi da un punto di vista artistico, i combattimenti sembrano dei balletti studiati in ogni singolo movimento degli arti, gli oggetti si muovono sulla scena in maniera sempre elegante, studiata, pensata non tanto per stupire e basta, quanto per diventare ennesima pennellata di un quadro.

Anche gli altri aspetti per me fondamentali di una pellicola sono tecnicamente ottimi; parlo ovviamente della fotografia e delle musiche. Gli ambienti scelti sia interni che esterni sono meravigliosi e curatissimi, i colori sono sempre esaltati all’inverosimile fino a rendere ogni fotogramma una sorta di continua giustapposizione tra colori primari, ovviamente scelti in modo da ottenere il più intenso effetto visivo. Anche i costumi seguono quanto detto finora a livello cromatico e sull’accuratezza dei particolari; davvero meravigliosi. Le musiche riprendono le armonie tipiche orientali con un insieme di archi che donano poesia ad ogni fotogramma.

Come accennato prima la storia non è invece delle più interessanti, nonostante la bravura degli attori e tutto il resto non l’ho trovata per nulla intrigante se non per la parte finale. La pellicola è infatti abbastanza freddina (come accade spesso nei film orientali) nonostante tratti di guerra, amore e passioni. Il finale invece (sebbene nella sua semplicità) chiude il cerchio in maniera poetica.

La foresta dei pugnali volanti non è certamente un film di Woody Allen (ed anzi, direi che per alcuni suoi lavori potrebbe esserne proprio l’antitesi) ma è un’ottima pellicola esteticamente parlando che merita una e più visioni.

LA FORESTA DEI PUGNALI VOLANTI
Shí miàn mái fú (十面埋伏)
Zhang Yimou, Cina 2004, 119′
VOTO (Max 5)

About ilpina

ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.