La bellezza del somaro

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bellezza_somaroAmmetto che mi rattrista pensare che certi lavori non vengano presi in considerazione, o che comunque non se ne senta parlare. Sarò io ad avere gusti particolari ma, cari wooders, credo che questo sia uno di quei film italiani che nel mare nostrano di pellicole mediocri, può svettare per una bellissima storia e per una regia sapiente e interessante.

Vittima anch’io del silenzio mediatico intorno all’ultimo lavoro di Sergio Castellitto non mi ero neppure segnato di andare a vedere questo film. Solo che l’accoppiata del regista con la sua compagna Margaret Mazzantini (scrittrice e autrice di questa sceneggiatura) che mi aveva stregato a dir poco con lo stupendo “Non ti muovere“, mi ha fatto propendere per questo film, vista anche la magrezza di un’offerta cinematografica indegna di nota in questi giorni.
E che mi trovo?Un piccolo gioiello, imbevuto di una profondità di stile e di tematiche che non mi sarei mai aspettato.

Trama (wikipedia): “Marcello è un architetto di successo. È sposato con Marina, psicologa, ha una figlia di nome Rosa, e una relazione extraconiugale con la bella dipendente spagnola Gladys. Duccio e Valentino sono i due più cari amici di Marcello; Luca e Aldo sono i loro rispettivi figli, i quali entrambi fanno il filo a Rosa. Per il weekend dei morti, tutti gli amici, inclusi due pazienti di Marina, Ettore Maria e Lory, si ritrovano nel casolare di campagna di Marcello, in attesa che Rosa, diciassettenne ribelle, presenti alla famiglia il suo nuovo fidanzato (che la madre, che l’ha pedinata a scuola, crede sia un ragazzo di colore). Ma la sorpresa è a dir poco scioccante quando si scopre che il fidanzato di Rosa è Armando, un arzillo signore settantenne.”

Fulcro della vicenda come in molti film italiani tendenti alla commedia (anche se questo lavoro lo è solo in parte a parer mio) è senza dubbio il “team” di personaggi che vengono messi in scena, persone un pò tutte sopra le righe descritte con un profilo ed un rigore chiarissimo. Oltre ad essere assolutamente ben scritti, i personaggi debbo dire che sono anche ben interpretati, con un cast di estremo interesse.

Sergio Castellitto in primis da una viva immagine del suo personaggio, un padre che scopre di non essere mai cresciuto e di essere talvolta solo un’ombra del suo vero essere. Al suo fianco una bellissima e bravissima Laura Morante che interpreta qui una madre psicologa, a metà strada fra i problemi dei suoi pazienti, della sua famiglia e personali. Intorno a loro una marea di personaggi minori ma tutti egualmente disegnati con tratti decisi e sopra le righe, ritratti di personalità differenti ma tutte interessanti e con un loro perché. Marco Giallini è Duccio (uno dei migliori amici di Marcello), uomo dalla grande goliardia e dalla morale non proprio pulita; ci regala un sacco di momenti esilaranti ma al contempo mette un punto di domanda su quanto i genitori possano (o riescano) ad essere tali, o quanto invece a volte siano proprio i figli ad essere i veri adulti. Gianfelice Imparato è l’altro amico di Marcello, un uomo che non sa tenere le redini del matrimonio e del figlio e che si rifugia da queste dinamiche e dai suoi problemi sessuali nel suo perbenismo borghese, usando pillole per regolare l’umore e un auricolare sempre indosso per imparare l’inglese.  Nel cast anche Emanuela Grimalda nel ruolo di una preside arrendevole con il figlio, Barbara Bobulova nei panni di una paziente alcolista di Marina e Lola Ponce, l’amante di Marcello.

Ma la figura chiave di tutto è Enzo Jannacci,”il presidente” Armando, personaggio estremamente interessante. Fra coniugi che si lasciano, litigate, persone con problemi psicologici, persone che subiscono, persone che dicono troppo, che creano un interessante e un riuscitissimo garbuglio di pensieri e opinioni, lui rappresenta quello che nel film viene definito “il senex”, l’anziano. Anziano non per età, ma per saggezza, per intelligenza e garbo, e poco importa se in effetti sia (mi si passi il termine) “legalmente un pedofilo” stando insieme a Rosa, la figlia della coppia principale. Il suo è infatti un affetto ricambiato e soprattutto puro ed intellettuale. La sua immagine crea in tutti un forte senso di riverenza e rispetto tanto che Rosa dice che “è un pò come Dio”; un personaggio sopra le righe che nonostante le sue particolarità rappresenta forse l’unica persona sana al 100% in questa vicenda colma di personalità particolari.

L’unica che si avvicina a lui è appunto la piccola Rosa, interpretata da una giovane ma molto brava Nina Torresi, che risulta essere una ragazzina decisa, chiara con i suoi genitori e senza tanti grilli per la testa. Mi è molto piaciuto il taglio che la Mazzantini ha voluto darle, soprattutto per l’evoluzione che il personaggio compie nel rimettersi in gioco e nell’apprendere ed accettare le critiche dei suoi amici che le facevano notare la sua non-perfezione.

Ottima la regia di Castellitto, sia per la direzione degli attori che da un punto di vista visivo; i paesaggi toscani che descrive lasciano letteralmente a bocca aperta. Menzione particolare anche per la scelta delle musiche in alcuni tratti non troppo convenzionali, una decisione davvero azzeccata!

Ci sarebbe ancora molto da dire, soprattutto perché ogni personaggio è portatore di un suo messaggio e di un proprio senso nell’insieme della trama; l’unica cosa che posso fare per ora è consigliare a tutti di vederlo!

LA BELLEZZA DEL SOMARO
Sergio Castellitto, Italia 2010, 116′
VOTO (Max 5)
9

About ilpina

ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.