Into the woods

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Il cinema non è matematica. Non c’è niente da fare, possono esserci le condizioni più favorevoli di questo mondo, ma se un film non gira, non gira. Breve premessa fatta, a voi la trama…

Into the Woods è una rivisitazione in chiave moderna delle più amate fiabe dei fratelli Grimm, in cui si intrecciano le trame di alcuni racconti, per esplorare le conseguenze delle avventure e dei desideri dei personaggi. Questo musical rivisita le fiabe classiche di Cenerentola (Anna Kendrick), Cappuccetto Rosso (Lilla Crawford), Jack e il fagiolo magico (Daniel Huttlestone) e Raperonzolo (MacKenzie Mauzy), unendole tra loro tramite una vicenda del tutto nuova incentrata su un panettiere e sua moglie (James Corden ed Emily Blunt), sul loro desiderio di formare una famiglia e sul rapporto con la strega (Meryl Streep) che ha gettato su di loro un maleficio.

Decisamente non riuscito. Mi dispiace dirlo perché “sulla carta” aveva tutto quello che serviva per essere un ottimo prodotto. O meglio, questo era quello che pensavo io senza aver mai ascoltato/visto il musical originale. Insomma, leggo che esce questo film tratto da un musical famoso…e io amo i musical, ne sono un grande appassionato. Poi wow! Scopro che le musiche sono di Stephen Sondheim, autore di West Side Story e di uno dei miei musical preferiti: Sweeney Todd (“versione” Angela Lansbury naturalmente, per quanto ami Tim Burton). Ciliegina sulla torta Meryl Streep uno dei personaggi principali (l’avevo già sentita cantare anche in “Mamma Mia!” e in “Radio America”, adorandola) e nel cast anche Johnny Depp, Emily Blunt e James Corden (quello del carpool karaoke) per la regia di Ron Marshall, di cui mi era piaciuto molto il film tratto dal musical Chicago e un po’ meno il suo “Nine” (musical tratto dall’8 1/2 di Fellini…americani giù le mani da Fellini!).

Ma, come anticipato, il cinema non è matematica, e non serve avere la somma di tante buone cose per fare un buon prodotto. Non vorrei puntare il dito contro nessuno, ma credo che sia abbastanza chiaro come in questo film scricchioli qualcosa nella “visione d’insieme”, quindi nella regia del tutto. È vero anche che non avendo visto il musical originale mi è difficile capire fin dove possa prendermela con quello o con la sua trasposizione, fatto sta che è stato uno di quei (rari) casi in cui ho faticato ad arrivare alla fine della pellicola.

Troppo, davvero troppo lungo da digerire, tanto da farmi stupire che la Disney (produttrice del film) non abbia fatto una delle sue classiche scelte mainstream tagliuzzando qua e là; non l’ho visto al cinema ma mi immagino i bambini che si addormentato in sala e i genitori che escono a gruppetti trascinandoli con loro e pensando a cosa cucineranno per cena. Naturalmente non ce l’ho con i film lunghi in generale, ma con quelli che “non riescono a tenere” la lunghezza, come in questo caso. Ci sono tanti personaggi ma essendo più o meno tutto ambientato nel bosco non ci sono praticamente mai cambi di scena, e il vedere sempre e solo rami secchi nel buio sinceramente stanca (non stiamo parlando del Carnage di Polanski che poteva permettersi un’unica ambientazione grazie alla sua sceneggiatura, ecco).

E uno si potrebbe domandare: stiamo parlando di personaggi delle fiabe che si ritrovano tutti in un bosco, che c’entrano i rami secchi e il buio? Non so perché ma in tutta la pellicola c’è un’atmosfera forzatamente quasi horror, un perenne filtro sulle immagini che toglie saturazione al colore facendole tendere al blu, tanto buio, le nuvole cupe in cielo,  nebbietta perenne, alberi secchi e via discorrendo. Il che sarebbe bello con un altro genere di pellicola, ma questo aspetto visivo qui cozza a mio modo di vedere tremendamente con le musiche, tutte abbastanza appiattite su uno standard allegro e scanzonato senza particolari guizzi. Dopo due ore di film non ti rimane in testa neanche mezzo motivetto, lezione evidentemente imparata da Damien Chazelle nel suo La La Land dove ci sono 2/3 canzoni principali e per il resto tutte riprese degli stessi due temi…e in quel caso lì sì che le due ore non pesano.

Si avverte inoltre la volontà o meglio lo sforzo di rendere alcune scene divertenti, anche per come sono stati scritti i personaggi; ecco, ci si prova ma non ci si riesce. Non so cosa avessero in mente i produttori nel complesso facendo girare questo film, ma io ho un unico commento finale: BOOORING!


INTO THE WOODS

Rob Marshall, USA 2014, 125’
VOTO (Max 5)

About ilpina

ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.