Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto

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Ieri sera ho avuto la meravigliosa possibilità di gustarmi questo film in una sala cinematografica, al classico cineforum. C’è gran poco da dire di fronte a pellicole così, ma ci proverò…

Capolavoro, punto. Uno di quei film per cui l’Italia è stata amata negli anni ’60/’70 (Oscar come miglior film straniero nel 1971 e vincitore del Gran Prix della giuria a Cannes 1970) e per cui vale la pena parlare di grande cinema nostrano. Cos’ha questo lavoro in più di altri? Tutto direi, o comunque moltissimo.

Trama: “Nel giorno della sua promozione, l’efficientissimo capo della Squadra Omicidi, uccide la sua amante Augusta Terzi, con la quale ha un rapporto sadico. L’ispettore, dietro una facciata solida ed irreprensibile, nasconde in realtà una personalità profondamente disturbata, e lascia evidenti prove a proprio carico proprio per provare quanto sia insospettabile nel suo ambiente. I colleghi della omicidi non considerano neppure le prove evidenti… “.

La cosa che colpisce di questa pellicola è che riesce tramite una trama molto intrigante e dinamica anche per il grande pubblico (non ci si stufa mai un momento) a parlare di temi molto importanti ed attualissimi a livello sociale, come al contempo descrivere un personaggio con taglio quasi psicologico.

I meriti quindi sono 2: da un lato la straordinaria sceneggiatura del regista Elio Petri, scritta a quattro mani insieme a Ugo Pirro, e dall’altra l’interpretazione da storia del cinema dell’inimitabile Gian Maria Volonté, un altra colonna del teatro e della settima arte nel nostro paese. L’attore si spoglia completamente delle sue origini torinesi come delle sue scelte politiche (iscritto al PCI e anche candidato nel ’75) per interpretare un personaggio a lui lontanissimo, un siculo trapiantato a Roma capo di polizia e vero e proprio rappresentante del “potere costituito” che in quegli anni faceva strenua lotta ai sovversivi comunisti e anarchici. Il risultato, sarà perché si trattava di una sua nemesi o sarà perché lui è bravo, è a mio parere una delle migliori prove attoriali mai registrate nel nostro paese.

Un personaggio rigido, sempre pronto ad alzare la voce, a insultare, a trattare tutti gli altri come esseri inferiori, come bambini, con quel modo viscido di fare il finto modesto. Al contempo la sceneggiatura tiene a sottolineare anche il perché di questa apparenza forte e inattaccabile, mostrandocelo nella sua ossessione per la vittima Augusta, nel modo di essere bambino tra le sue braccia, nella frustrazione provata nel sentirsi tale e nella rabbia che ne deriva. Tutto ciò che mostra agli altri è solo una maschera, una difesa dal suo vero ego ancora infantile, sessualmente frustrato, mentalmente inferiore che vuole allontanare dimostrando agli altri e a sé stesso di essere il migliore, di essere il più scaltro e inattaccabile, talmente perfetto da poter commettere un omicidio, lasciare prove ovunque, e non essere accusato di nulla.

Questa prova alla quale si espone passa anche dalla visione che in quegli anni si aveva del “potere costituito” e della Legge, visti come garanti assoluti dell’ordine sociale e dispensatori di inattaccabilità per chi li esercita: chi ha potere non è più una persona ma rappresenta il potere in sé ed è quindi fuori dalla portata di accuse di qualsiasi tipo, il potere così è e non si discute. La critica sociale a riguardo è molto profonda ed attuale e si sposta anche nel descrivere gli effetti che questo potere ha sulle persone: un abuso della propria posizione visto come una sorta di “malattia lavorativa”, al pari di una tendinite per un operaio che lavora in fabbrica. Chiunque esercita potere viene logorato dallo stesso e finisce per rappresentare la legge senza però rispettarla. Tutti gli “alti livelli” della polizia nel film plasmano la verità a proprio piacimento, facendo un po’ il brutto e il cattivo tempo a seconda dei casi.

Molto profonda la sceneggiatura anche quando parla di libertà, vista dal protagonista come qualcosa di quasi non democratico perché che permette a tutti di dire la propria opinione anche se questa è contro lo stato di cose attuale: in sostanza la libertà sarebbe tale solo se esercitata nei limiti, nei confini, in conformità e ossequio all’ordine costituito. Come ammazzare il progresso sociale insomma….

A livello contenutistico avrei ancora fiumi di roba da dire, ma credo che a questo punto sia solo meglio ORDINARE a chi deve ancora vedere questo capolavoro di farlo. Mi limito solo a chiudere il cerchio elogiando il maestro Petri per la perfezione registica da un punto di vista tecnico (come muovevano la camera negli anni ’60/’70  non ce n’è) ed elogiando anche e soprattutto un altro maestro che ha partecipato al lavoro: Ennio Morricone. Il tema del film è forse uno dei suoi brani più conosciuti ma al di là di questo volevo sottolineare come la colonna sonora si regga anche su rumori persistesti che creano quasi un’idea di “fastidio” e di scansione del tempo (di per sé un uso di questo tipo della musica è molto più attuale e innovativo di robe dei giorni nostri) , intervallati qua e là da violini che ricordano lo Psycho musicato da Bernard Herrmann.

 

INDAGINE SU UN CITTADINO AL DI SOPRA DI OGNI SOSPETTO
Elio Petri, Italia 1970, 112′
VOTO (Max 5)
10

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ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.