Incubi notturni

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incubi_notturni.png Incubi notturni, film girato in Inghilterra l’ultimo anno della seconda guerra mondiale, rappresenta a mio parere uno di quegli esempi di cinema che fanno la storia. Il film di per sé non è un capolavoro ma contiene talmente tante idee interessanti che ha fatto scuola per il cinema degli anni a venire.

Trama (wikipedia): “Un architetto inglese, Walter Craig, arriva in una antica villa di campagna che ha il compito di ammodernare, scopre di aver già visto quella dimora all’interno di un suo recente incubo. Quando arrivano alcuni ospiti per il week-end, l’uomo rivela loro la sua sensazione, affermando di sapere cosa ognuno di loro farà nelle ore successive. Per passare il tempo gli ospiti si raccontano delle storie legate al sovrannaturale: un pilota che ha un sogno premonitore che lo salva da un incidente d’auto, una ragazza incontra il fantasma di un bambino durante la notte di Natale, una ricca donna parla di uno specchio che ha portato il marito alla follia, uno sportivo narra la storia di due amici amanti del golf, uno dei quali ritorna in veste di fantasma dopo essere stato indotto al suicidio dall’amico in una partita di golf e se ne vendica, in ultimo, e questo è l’episodio più noto e celebrato, uno psicologo narra la vicenda di un ventriloquo che viene letteralmente posseduto dalla sua marionetta, che crede viva e dotata di una personalità maligna“.

Come si legge nella trama il film è diviso in più parti, una “generale” che sta alla base della narrazione (il protagonista e il suo déjà-vu con gli altri ospiti della villa) e i cinque racconti “del terrore” diretti come si legge nei titoli di testa da diversi registi (Alberto Cavalcanti, Charles Crichton, Basil Dearden e Robert Hamer) anche se non sappiamo precisamente chi abbia girato cosa. L’espediente narrativo dei racconti nel racconto è un classico alle origini della letteratura (pensiamo solo a “Le mille e una notte“) ma sebbene il film sia particolarmente vecchiotto non è la prima volta che questo barbatrucco viene utilizzato sul grande schermo; pensiamo per esempio al “Destino” di Fritz Lang (1921) ma immagino anche altri. L’aspetto interessante è semmai l’utilizzo dei racconti nel racconto in ambito horror, che richiama alla mente molte pellicole più recenti.

I personaggi della trama principale sono assortiti e delineati nel più classico dei modi: c’è la ragazza giovane, lo sportivo, la ricca signora e soprattutto il personaggio dello psicologo che in questo contesto rappresenta la razionalità di fronte agli eventi paranormali; al contempo serve anche come spinta alla narrazione stessa, per la serie “ti raccontiamo vere esperienze fuori dalla logica in modo da conviverti che non è tutto spiegabile razionalmente”.

I singoli racconti hanno a mio parere diverse intensità e diversi registri, ma nonostante questo riescono tutti ad avere una loro impronta ben definita che credo (e lo dico in effetti perché sono fissato con sta roba) sia stata di esempio per molti film successivi. Il primo racconto per esempio ha una idea di base vicina a quella della serie dei “Final Destination” con un uomo che, scampato a un incidente mortale, sente e vede la morte “in agguato”. Nel secondo la protagonista ha un incontro con un bambino che scoprirà solo poi essere un fantasma, come abbiamo visto in moltissime pellicole moderne e datate (non parlo per non spoilerare film celebri e non). Il terzo racconto di un uomo che impazzisce dopo che gli è stato donato lo specchio di un uxoricida, ha a mio parere molto ma proprio molto dello Shining di King (e per derivazione del film di Kubrick). L’episodio del fantasma “simpatico” che torna a interagire con un suo amico è inserito in questo contesto per spezzare il ritmo e il mood horror degli episodi precedenti, dando forma a un mix di genere (credo sia il primo caso al cinema) che si vedrà in alcune commedie degli anni successivi fino ai giorni nostri. Infine il quinto episodio, che personalmente è quello che preferisco, torna sull’horror virandolo però sulla sua componente psicologica: un ventriloquo viene “Posseduto” dal suo pupazzo che lo costringe a fare azioni negative. Il racconto è narrato nella trama principale dallo psicologo, e fa capire come effettivamente il confine reale tra il sovrannaturale e altro (per esempio schizofrenia in questo caso) possa essere molto labile.

Il film si conclude con una escalation onirica ed un tipico finale alla “horror che non lascia scampo” che ho apprezzato davvero tanto, una scena anche visivamente molto interessante che si chiude con la morale e la sintesi di quanto visto: “Il vero e il falso, la realtà e il sogno, il normale e il paranormale, sono tutti figli del disagio che governa l’esistenza di ogni individuo, ne regola le aspirazioni e lo conduce verso la sua fine“. E credo che parlare a suo tempo di disagio dell’essere umano a guerra sul finire (il film è uscito nel 1945), avesse un effetto ancora più forte di quanto possiamo percepire ora.

INCUBI NOTTURNI
Dead of Night
Alberto Cavalcanti, Charles Crichton, Basil Dearden e Robert Hamer, Inghilterra 1945, 102′
VOTO (Max 5)

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ilpina

Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.