Il ragazzo invisibile

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Il film ha per protagonista Michele, un adolescente apparentemente come tanti che vive in una tranquilla città sul mare. Non si può dire che a scuola sia popolare, non brilla nello studio, non eccelle negli sport. Ma a lui in fondo non importa. A Michele basterebbe avere l’attenzione di Stella, la ragazza che in classe non riesce a smettere di guardare. Eppure ha la sensazione che lei proprio non si accorga di lui. Ma ecco che un giorno il succedersi monotono delle giornate viene interrotto da una scoperta straordinaria: Michele si guarda allo specchio e si scopre invisibile. La più incredibile avventura della sua vita sta per avere inizio.

Quando ero piccolo mi piaceva prendere spunto dai cartoni animati che guardavo per inventarmi delle nuove storie con cui giocare. Potevo diventare in un secondo una specie di power ranger di cui inventavo il nome e qualche particolare (giusto per distinguermi dall’originale) piuttosto che una specie di mecha giapponese o una specie di Batman. Ecco, seguendo questo ragionamento “Il ragazzo invisibile” è “una specie di cinecomic”. Sì perché il giochino alla base di questa storia è esattamente quello che facevo da bambino per inventarmi un nuovo supereroe: prendere ampiamente spunto da quello che vedevo in giro e farne una enorme accozzaglia.

Ecco quindi che possiamo trovare la vita del ragazzo un po’ sfigato alla primo spiderman, il costume di kickass colorato di nero, lo smile del comico di Watchmen, il bat-segnale, naturalmente i poteri di Susan Storm (la donna invisibile) e chi più ne ha più ne metta. Il che ok, rende questo film quanto più distante da qualcosa di originale ci possa essere, ma se vogliamo fare un prodotto per bambini che di tutto il resto non sanno nulla è un’operazione triste ma comunque digeribile. La cosa che invece non digerisco e non digerirò mai è il volersi appropriare in maniera assolutamente “ignorante” del messaggio e della base profonda di un fumetto, come questo film ha fatto con gli x-men. Perché ok scopiazzare qui e là la forma, l’apparenza…ma cercare di riempire di contenuti altrui un tuo lavoro significa proprio non sapere dove andare a sbattere la testa. Riciclando male la genesi dei mutanti della Marvel il film riprende il tema delle persone “speciali” che per ragioni genetiche hanno poteri fuori dal comune e che per questo vengono visti come mostri da alcuni e in altri casi internati e poi studiati come cavie (con la differenza che qui i nazisti di Magneto -per capirci- sono diventati dei russi nostalgici della guerra fredda…!), con i classici discorsi “tu non sei come loro, tu sei speciale sei superiore” etc. etc…morale della favola: di tutto questo NON SE NE SENTIVA IL BISOGNO.

L’Italia checché se ne dica non è terra di supereroi, fa un po’ ridere sinceramente vedere che il Peter Parker della situazione è un ragazzino tredicenne che vive a Trieste. Non è nel nostro sangue, non è nelle nostre terre tutto ciò. Io capisco che Salvatores abbia voluto provarci, per carità, anche Sergio Leone da italiano ha girato film western. La differenza sostanziale è però che Leone i suoi western non li ambientava a Frosinone, e inoltre per quanto i personaggi fossero volutamente bidimensionali portavano con loro una visione del regista del tutto italiana, senza contare l’aspetto meramente registico che ha fatto storia. A tal riguardo voglio sottolineare come Salvatores mi sia sempre piaciuto parecchio anche e proprio per le sue doti tecniche e per la sua volontà di proporre un cinema da un certo punto di vista “più indie-americano”, con l’intenzione di passare il suo messaggio anche tramite movimenti di macchina interessanti e originali, inquadrature pensate o zoomate quando meno te lo aspetti. Nel farlo è stato a mio parere un grande a inizio anni 2000 con pellicole come “Io non ho paura” o “Quo vadis baby”, ma negli ultimi anni questo interessante meccanismo si è un po’ arrovellato su sé stesso portandolo dall’ispirazione da un determinato cinema ad una mera copia bella ma un po’ sciatta, come l’Andersoniano “Happy Family”. Credo insomma che tra aspetto tecnico e storie scelte il nostro Salvatores stia ahimè perdendo ormai la sua cifra stilistica personale, e la cosa mi dispiace.

Non dirò nulla invece sulle interpretazioni perché non so, vedere Fabrizio Bentivoglio fare il villain mi ha tipo spiazzato un attimo. La Golino è sempre la Golino ma niente, in questo film non ce la si può fare.

Detto tutto questo voglio sottolineare che il film per un target di ragazzi molto giovani risulta comunque godibile, non sarà certo il film della loro vita (e neanche della nostra di un po’ più “attempati”) ma se non altro non si fa proprio detestare come altre amenità da supereroi d’oltre oceano.

IL RAGAZZO INVISIBILE
Gabriele Salvatores, Italia 2014, 100’
VOTO (Max 5)
2

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ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.