Il Mercante di Venezia

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mercante_veneziaSe un uomo è retto, se è rispettoso delle leggi, se non ha praticato l’usura, se non ne ha tratto profitto, se ha tenuto la mano lontana da ogni qualsivoglia malvagità, ed è stato onesto con sé stesso e gli altri, se ha seguito il cammino di Dio fedelmente, allora egli è giusto e vivrà nella gloria. Ma se ha praticato l’usura traendone profitto, ha diritto a vivere?

Venezia 1596. Un giovane gentiluomo veneziano di nome Bassanio (Joseph Fiennes – Shakespeare In Love, Elizabeth), vuole corteggiare la bella e ricca ereditiera di Belmonte, Porzia, ma per farlo in modo degno ha bisogno di denaro, che va a chiedere in prestito al suo amatissimo amico Antonio (Jeremy Irons – Casanova, Le Crociate), il quale però non è in grado di soddisfare la richiesta fattagli poiché tutte le sue ricchezze sono investite in traffici marittimi.

Tuttavia, per ovviare a ciò, si rivolgono al ricco usuraio ebreo Shylock (Al Pacino – L’avvocato del Diavolo, Il Padrino), il quale, nonostante sia disprezzato dai cristiani per i suoi affari, accorda il prestito di 3000 ducati per tre mesi a Bassanio, con Antonio facente garante. Nel caso in cui però Antonio non sia in grado di restituirgli la somma prestatgli, allora l’usuraio come penale pretenderà una libbra di carne da tagliarsi vicino al cuore del mercante.

Trasposizione cinematografica dell’omonima opera teatrale di William Shakespeare, il Mercante di Venezia di Michael Radford, focalizza l’attenzione sull’usuraio Shylock.
Ci troviamo nella città stato più potente e liberale d’Europa del XVI secolo, dove l’intolleranza agli ebrei era un dato di fatto: costretti a vivere nel Ghetto Veneziano, chiuso e sorvegliato dai cristiani nelle ore notturne, e obbligati a indossare un cappello rosso se si avventuravano per le vie della città.
Per legge, ad essi era vietato possedere immobili, perciò praticavano l’usura, prestito di denaro per interesse. Ciò, non essendo tenuto molto in conto dai veneziani “sofisticati”, era però oggetto di denigrazione da parte dei fanatici cristiani, e soprattutto da parte del mercante Antonio nei confronti di Shylock. Esso non perde occasione di insultare l’ebreo per i suoi denari e ciò che pratica, e alcune volte addirittura ha “saziato la barba dell’ebreo con il suo catarro” chiamandolo miscredente.

Tra le varie vicissitudini, nella vita dell’usuraio troviamo anche la figlia Jessica, innamorata di Lorenzo, cristiano amico di Bassanio. Non condividendo la fede del padre, e guidata dall’amore, fugge assieme al suo bello portandosi dietro una parte delle ricchezze dell’usuraio, compreso l’anello di turchese della madre defunta il quale verrà poi barattato per una scimmietta.
Quando Shylock scopre la fuga della figlia, colpevolizza il mercante Antonio. In questa occasione infatti egli esterna tutta la sua disperazione e la sua ira giurando vendetta per essere stato deriso a causa delle sue perdite e disprezzato per il suo popolo, per essere stato ostacolato nei suoi affari ed allontanato dai suoi amici, e tutto questo per il solo fatto di essere ebreo. Arriva anche al punto di affermare che ha intenzione di mettere in pratica tutta la malvagità che i cristiani insegnano loro, andando per di più ben oltre l’insegnamento.

Abbandonati i toni da commedia presenti dell’opera di Shakespeare, in questa versione troviamo un’interpretazione tragica di Al Pacino, tanto da far trasparire la sua rabbiosa determinazione che lo porterà soltanto a chiudersi in un disperato silenzio quando si vedrà denudato di tutti i suoi beni.
Sbagliata, a mio avviso, la scelta di mantenere con alcuni personaggi (Bassanio, Porzia, Lorenzo e Jessica) la recitazione tipica teatrale, mentre con altri personaggi adottare un linguaggio comune, più sciolto e più facile da seguire (Antonio, Shylock).

Nonostante la drammaticità che regna sovrana per tutto il film (che dovrebbe essere una commedia), alla fine, nell’aula del tribunale, veniamo sufficientemente ripagati con un intervento di Porzia nei panni dell’avvocato Baldassarre che, per difendere il mercante e spegnere il cieco desiderio di vendetta di Shylock, se ne esce con un piccolo ma grande cavillo: l’ebreo, infatti, potrà riscuotere la sua penale ma senza versare una sola goccia di sangue.
Eruditi dell’insegnamento che “chi troppo vuole, nulla stringe”, ce ne torniamo a Belmonte felici e contenti: Bassanio con la sua Porzia ed Antonio con le sue navi sane e salve!

 

IL MERCANTE DI VENEZIA
The Marchant of Venice
Michael Radford, Italia/USA/GB/Lussemburgo 2004; 124′
VOTO (Max 5)
5

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