Il Labirinto del Fauno

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labirinto_del_faunoGuillermo Del Toro con questo lavoro ci mostra tutte le sue capacità visive e visionarie  l’uso del colore, delle luci, il rimando a elementi gotici e horror, l’attaccamento alle sue origini latine, al racconto, alla fiaba per bambini.

Trama (mymovies): “Spagna 1944. L’esercito franchista sta piegando le ultime frange di resistenza alla “normalizzazione” del paese, ormai quasi totalmente sotto il controllo di Franco. Carmen, una giovane vedova, ha sposato Vidal, un capitano dell’esercito, e lo raggiunge assieme alla figlia dodicenne Ofelia. La bambina soffre per la presenza dell’arrogante patrigno e cerca di aiutare la madre che sta affrontando una gravidanza difficile. Il suo rifugio è costituito dal mondo delle fiabe che si materializza con la presenza di un fauno che le rivela la sua vera identità…” Malinconico e meraviglioso, non c’è che dire. Guillermo del Toro (a mio parere uno dei migliori registi sulla piazza in questi anni) con questo lavoro sancisce definitivamente tutte le sue capacità.

Le capacità visive e visionarie apprezzabili in lavori come Mimic ma soprattutto con gli “Hellboy”, l’uso del colore, delle luci, il rimando a elementi gotici e horror che ci aveva mostrato anche in “La Spina del diavolo”, l’attaccamento alle sue origini latine, al racconto, alla fiaba per bambini. Aggiungete poi una sceneggiatura delicata ma molto profonda e il gioco è fatto.

Il tema principale della pellicola è la fantasia, l’immaginazione come unica arma per “sopportare” gli orrori del mondo (qui si tratta nello specifico delle guerre partigiane nella Spagna di Francisco Franco). L’idea a quella dell’Alice di Carrol con la grande differenza che in quel caso la bambina fuggiva dalla noia dell’età vittoriana per lanciarsi in un nuovo mondo ricco di nonsense, qui invece l’immaginazione ha un effetto molto più pregnante e potente, sconvolge le carte in tavola ed ha effetti anche diretti su una realtà orribile (si pensi alla pianta di mandragola sotto il letto della madre). Ofelia (la bambina protagonista) usa la fantasia come mezzo per “restare a galla”, per non pensare al suo violento e dispotico patrigno, alla rischiosa gravidanza di sua madre, al clima di terrore e di odio che è costretta a respirare giorno per giorno. E la cosa saggia della sceneggiatura è che questo “mondo” che viene creato non è zucchero, rose e fiori, non è il mondo di barbie. Ofelia è sì principessa di un regno di magia, ma per dimostrarlo dovrà affrontare alcune prove pericolose (per un bambino) che nulla hanno a che vedere con i “problemi” di Alice e che verranno affrontati con grande determinazione, nel sapere che il fine di tutto è una vita migliore.

NOTA
Da grande fan di Tim Burton non posso non notare le grandissime similitudini fra i due registi, ovvero il fatto che entrambi disegnino il loro immaginario, l’approccio prettamente visivo, il rimando al genere horror, l’utilizzo della fiaba e del racconto infantile come mezzo per spiegare le cose, il confine incerto fra realtà e fantasia. Tuttavia le tematiche affrontate dai due sono ben diverse, e mi sento di poter dire che Del Toro stia lentamente ma inesorabilmente raggiungendo i livelli del regista di Burbank. O se vogliamo proprio mettere il dito nella piaga, fra l’Alice di Burton e l’Ofelia di DelToro, non c’è proprio partita.

IL LABIRINTO DEL FAUNO
(El Laberinto del Fauno)
Guillermo Del Toro, MESSICO/SPAGNA/USA-2006, 112′
VOTO (max 5)

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ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.