Il fantasma dell’opera

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Trama (wikipedia): “Erik, musicista geniale ma deforme che vive nascosto nei sotterranei dell’Opera di Parigi, è pronto a tutto pur di portare al successo la giovane cantante Christine, di cui è segretamente innamorato”.

“Il fantasma dell’opera” di Rupert Julian è la seconda trasposizione cinematografica del romanzo omonimo di Gaston Leroux (1910), alla quale faranno seguito moltissime altre di autori anche non di secondo calibro (Brian DePalma, Dario Argento e Joel Schumacher per citarne alcuni). La storia di per sé è infatti estremamente cinematografica, un misto tra gotico e sentimentale che di certo attira moltissimo. Il film è il precursore anche della “serie” di mostri della Universal Pictures che annovereranno fra gli altri Dracula, Frankenstein e l’uomo lupo; di questi pone certamente le basi sotto diversi punti di vista.

Considerando altri movimenti cinematografici di quel periodo (penso soprattutto all’espressionismo tedesco) bisogna ammettere che qui sono chiari i confini e le intenzioni del cinema americano, cinema certamente più improntato alla spettacolarità e a contenuti meno densi del cinema europeo, in genere più autoriale e disinteressato al mero guadagno (insomma, è passato quasi un secolo e non è cambiato moltissimo).

Grandi scenografie con candelabri, statue, passaggi segreti, cunicoli e scalinate ci immergono nel mondo dell’Opera di Parigi, magistralmente descritta nella sua eleganza e nello splendore esterno ma anche nella parte più oscura, spaventosa e gotica dei sotterranei. Bei giochi di ombre, e per l’epoca fantastico il trucco del protagonista Lon Chaney nella sua maschera deforme che ricorda vagamente gli alieni del “Mars Attacks!” di Burton. Buona anche la regia con alcune scene assolutamente da ricordare, come la festa in maschera alla quale il fantasma parteciperà vestito da morte rossa riprendendo un racconto di Poe (visivamente è ottima) , lo “smascheramento” del reale aspetto del fantasma da parte di Christine (Erik infatti portava una maschera su metà del suo volto per coprire le sue deformità facciali) o le meravigliose immagini dell’uomo deforme sul tetto dell’Opera con il mantello mosso dal vento. Mi sono piaciute poi le ballerine (nelle primissime scene del film), descritte come un branco di ochette saltellanti che ci immergono nella storia facendo percepire chiaramente la differenza di registro fra la loro parte diciamo più “leggera” e la parte più cupa del resto della pellicola. Non mi dilungherò sulle tematiche del film che riprendono pienamente il romanzo (la deformità dell’uomo e la sua magnificenza artistica, il rapporto arte/amore e i compromessi per questo) e che quindi visti anche i numerosi film tratti dal libro, non risultano merito del regista. Interessante invece il finale parzialmente cambiato rispetto al libro dove il fantasma viene inseguito per le strade di Parigi dalla popolazione inferocita armata di torce: il mostro al di là dei suoi sentimenti e di quello che ha subito rimane comunque mostro fisicamente e internamente per tutti e per questo viene cacciato; è la morale del Frankestein di James Whale sempre della Universal di dieci anni più tardi. Per l’epoca insomma un ottimo film muto che ha fatto scuola di gotico per tutti i lavori del genere a venire.

Frase celebre: “Rallegra i tuoi occhi…sazia il tuo spirito con le mie sembianze deformi!”

IL FANTASMA DELL’OPERA
(The Phantom of the Opera)
Rupert Julian , USA-1925, 93′(ma vi sono diverse versioni)
VOTO (max 5 – considerando l’epoca)

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ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.