Il fantasma del palcoscenico

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fantasma_palcoscenico Una delle figure cinematografiche che mi ha sempre affascinato è Il fantasma dell’opera, visto in lavori diversi ed eterogenei e nato dalla penna di Gaston Leroux , autore dell’omonimo romanzo.

Di versioni cinematografiche più o meno fedeli della storia ne hanno fatte molte; io ricordo con più amore il film del 1925 con Lon Chaney, ma anche la trasposizione del musical di Andrew Lloyd Webber ad opera di Joel Schumacher. Non consiglio e voglio dimenticare invece l’obbrobrio trash che ne fece Dario Argento

Una versione che non conoscevo era invece quella di Brian De Palma, certamente uno dei miei registi preferiti; oggi ho rimediato e, cari wooders, ne sono rimasto colpitissimo. Il film non è una vera e propria trasposizione del libro ma un adattamento dello stesso al tempo in cui è stato girato (metà anni ’70) con tutto quello che ciò comporta a livello di trama e non solo. La storia del fantasma è stata infatti riscritta dal regista (autore del soggetto e della sceneggiatura) ambientandola in quegli anni e inserendovi echi di altre trame, come il Faust, Il Gobbo di Notre Dame e Il ritratto di Dorian Gray. Un melting pot generale che in effetti non crea nel complesso una sceneggiatura così profonda e interessante, ma che intrattiene dal primo all’ultimo minuto.

In due righe la trama è questa: “Winslow Leach è un cantautore derubato da parte di un satanico (in tutti i sensi) produttore discografico di nome Swan della cantata pop ispirata al mito di Faust da lui composta. Swan riesce a far richiudere Winslow in galera; questi riuscito a scappare cercherà di distruggere la casa del suo nemico ma in questo tentativo rimarrà deturpato nella voce e nel vivo. Comincerà allora una nuova ambigua collaborazione con Swan, vestendo i panni di una sorta di fantasma nero e scrivendo per lui nuovi pezzi da far cantare alla sua amata. Ma Swan non è un uomo di cui fidarsi, infatti…

L’aspetto che mi ha travolto è stato quello visivo, che ho trovato di una forza unica. Quelli erano gli anni in cui si stavano sovvertendo molte regole, anni in cui anche il cinema cercava qualcosa di diverso, qualcosa che rompesse gli schemi fino ad allora utilizzati. E questo lavoro lo fa, e lo fa in una maniera davvero impressionante. Fotogrammi tagliati a metà con riprese della stessa immagine da più angolature, inquadrature claustrofobiche, giochi di luce, macchina da presa in perenne movimento, in perenne rotazione, zoomata. Diciamo che l’unico film che mi sembra aver provato ad essere così travolgente da un punto di vista di movimenti di macchina è il Kill Bill di Tarantino. In tutto questo grande importanza hanno anche le scenografie e i costumi, estremamente pop e visivamente accattivanti. Colori sempre molto accesi, forti rossi e bianchi delle pareti che contrastano con il buio interno delle stanze, oggetti modernissimi (per l’epoca), luci colorate. Queste caratteristiche mi hanno ricordato invece un altro stra-cult del cinema: Il Rocky Horror Picture Show, che sarebbe uscito l’anno successivo.

In comune con questo oltre ad alcuni personaggi la pellicola ha anche l’utilizzo delle musiche (anche se qui non si tratta propriamente di un musical) e quella vena tremendamente glam rock che ha fatto la fortuna del lavoro: trucchi, lustrini e paillettes a tutto spiano. A riguardo la scena del penultimo concerto della pellicola è veramente una meraviglia per gli occhi…

Buonissime le prove attoriali, partendo da William Finley nei panni del fantasma: inquietantissimo ma allo stesso tempo tremendamente cool, soprattutto quando seduto al piano. Paul Williams nella parte di Swan è perfetto vista la sua (mi perdoni) “faccia da porco”, sottolineata da quei capelli a caschetto osceni; ottima anche Jessica Harper, attrice che tra questo film e quel Suspiria nel quale prenderà parte 3 anni dopo, si è meritata tutta la mia stima e un posto nella mia memoria.

Ciò che si può dire del grande Brian De Palma a fine pellicola è che anche questa volta è riuscito a fare centro buttandosi in un’opera che anche se non molto aderente alla sua filmografia ci parla molto del suo essere regista: controcorrente, desideroso di stupire, di colpire, travolgere. Film da guardare!

IL FANTASMA DEL PALCOSCENICO
Phantom of the Paradise
Brian DePalma, USA 1974, 92′
VOTO (Max 5)

About ilpina

ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.