Il discorso del re

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discorso_del_reMiracolo dei miracoli, quest’anno sono d’accordo con le nominations date dall’academy per gli OSCAR 2011. Il film in questione è infatti stato nominato in ben 12 categorie, e a parer mio se le merita proprio tutte, anche in confronto a The social network di Fincher, che per quanto sia bello è stato un pò troppo “gonfiato”. Il discorso del re è uno di quei film che mi ha stampato un sorriso sulla faccia dal primo fotogramma all’ultimo. E sia ben chiaro che di solito quando sorrido al cinema non è per film che fanno ridere, ma per quelle pellicole che mi fanno dire “che gran film“, indipendentemente dal genere.

Prima di partire con le lodi sperticate che farò, ecco a voi la trama (comingsoon) : “Dopo la morte di suo padre Re Giorgio V (Michael Gambon) e l’abdicazione di suo fratello Edoardo VIII (Guy Pearce), Bertie (Colin Firth), che soffre da tutta la vita di una forma debilitante di balbuzie, viene incoronato Re Giorgio VI d’Inghilterra. Con il suo paese sull’orlo della II Guerra Mondiale e disperatamente bisognoso di un leader, sua moglie, Elisabetta (Helena Bonham Carter), la futura Regina Madre, organizza al marito un incontro con l’eccentrico logopedista Lionel Logue (Geoffrey Rush). Dopo un inizio burrascoso, i due si mettono alla ricerca di un tipo di trattamento non ortodosso, finendo col creare un legame indissolubile.”

Punto di estrema forza della pellicola (ma ce ne sono molti a onor del vero) è senza dubbio la storia, reale ma arricchita e resa ancora più meravigliosa dalla sceneggiatura di David Seidler, che riesce a dare forma, anima e una profonda umanità ai suoi personaggi, trasformandoli da solamente reali (nel senso di “veritieri” ma anche “nobili”) a figure cinematografiche, con personalità spiccate, a tutto tondo, e con un senso dello humor che nonostante il tono del film pervade l’intera pellicola.

Le tre colonne portanti sono certamente i tre protagonisti, Colin Firth, Geoffrey Rush ed Helena Bonham Carter, per quel che mi riguarda in quest’anno cinematografico miglior attore protagonista e migliori attore e attrice non protagonista (questi sono i miei oscar ma spero li vincano sul serio). La Carter mostra chiaramente tutta la sua bravura, che a differenza dell’altro attore feticcio del compagno Tim Burton (inutile dirlo, Johnny Depp), sa essere perfetta anche in parti assolutamente non sopra le righe. Si parla infatti della madre della regina Elisabetta, una donna consapevole del suo ruolo ma mai snob, anzi estremamente umana soprattutto nei confronti del marito. I suoi sguardi verso di lui, gli abbracci discreti, le parole gentili, posate e sempre amorevoli, mi hanno fatto amare il suo personaggio, reso con incredibile senso della misura e con una buona dose di spirito british che solo una come lei avrebbe saputo infondere a questa figura.

Ho amato anche Geoffrey Rush, cosa che del resto non mi è difficile fare in quanto trovo sia un attore straordinario in ogni parte che l’ho visto vestire. Merito anche della sceneggiatura, il suo personaggio ha in sé una carica di humor molto pregnante che non rinuncia però alla profondità delle cose dette. Il rapporto che si crea fra questo particolare logopedista e il re ha qualcosa di unico, reso in maniera perfetta fra l’informalità di un rapporto fra amici e la distanza che ci può essere fra due persone su posizioni sociali nettamente differenti.

Sarei curioso di vedere il film in originale per poter gustare appieno anche la grandissima prova di Colin Firth nella parte del duca di York/Re Giorgio VI. Devo dare atto alla pellicola (cosa che non capita spesso) che il doppiaggio è stato eseguito con grandissima dovizia e il risultato è veramente ottimo per la Carter (doppiata da Laura Romano) per Rush (adoro la voce di Francesco Vairano, già Severius Piton e Gollum) ma soprattutto per Firth, con un Luca Biagini che ripropone la balbuzie del re in maniera divina. Non dev’essere stato facile…

Giorgio VI ci viene presentato come un uomo dal grande fegato e coraggio ma che fatica a trovare in sé le forze necessarie per tirare fuori la sua vera essenza. Molto bello il confronto fra lui e il fratello, uno spavaldo e poco regale principe, come il brevissimo confronto con Adolf Hitler nella scena del filmato che si vede anche nel trailer. Il personaggio ha in sé un grandissimo senso del dovere, dello stato e della morale ma è bloccato da questo difetto nel parlare; i personaggi a lui comparati sono al contrario estremamente aridi da un punto di vista interiore ma capaci con la sola forza delle parole di ammaliare chi li ascolta. Nel corso della trama si vedrà quindi come Giorgio VI  grazie agli aiuti di Lionel  riuscirà a tirare fuori quello che ha dentro, guadagnando non solo la parola ma anche un rapporto con il suo vero essere e, visto che “quando il re parla è come se parlasse il popolo”, con tutti i suoi cittadini.

Meravigliose le musiche di Alexandre Desplat (anche queste nominate dall’Academy) che ricrea temi e atmosfere caldi e avvolgenti, usati sapientemente dal regista nei momenti più adatti (sono un grande sostenitore dell’importanza dei silenzi).

Mi ritrovo molto d’accordo anche con le nominations agli Oscar per le migliori scenografie, costumi e fotografia; il ritratto che queste tre componenti danno è di una Londra estremamente affascinante, curata in ogni minimo dettaglio e mai banale. Ho apprezzato molto come è stata resa la differenza tra gli ambienti di corte realistici e non eccessivamente sfarzosi e gli ambienti più umili come la casa di Lionel; denotano un realismo degno di un documentario.

Ci sarebbe ancora molto da dire, ma preferisco (come al solito) consigliarvi la visione di questo stupendo lavoro prima che lo tolgano dalle sale (haimé credo presto visto che il becero popolino italiano preferisce vedere i supereroi).
Alla prossima notte degli Oscar tiferò certamente per il film di Tom Hopper, che da oggi seguirò con più interesse.

IL DISCORSO DEL RE
The King’s Speech
Tom Hopper, Regno Unito 2010 (uscito in Italia nel 2011), 111′
VOTO (Max 5)
10

About ilpina

ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.