Il cigno nero

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cigno_nero Non sapevo sinceramente se avrebbe avuto senso una mia recensione su questo film…sono uscito dalla sala da credo 40 minuti neanche e sono ancora in totale (ma totale) confusione. Questo cigno nero mi ha letteralmente travolto!

Trama (comingsoon): “Il film vede Natalie Portman nei panni di Nina un’ambiziosa giovane ballerina di New York a caccia del doppio ruolo che tutti sognano: il Cigno Bianco, delicato e innocente, e il Cigno Nero, che emana una malvagità seducente, nel classico Il lago dei cigni, in grado di trasformare una sconosciuta in una star. Nina riesce ad ottienere il ruolo, ma non è sicura di poter incarnare la parte oscura della Regina dei cigni. Mentre raggiunge nuove vette con il suo corpo, gli incubi, le fantasie e le gelosie che nasconde iniziano a farsi strada in maniera profonda, causando uno scontro pericoloso con una provocante nuova arrivata, Lily (Mila Kunis), che rappresenta la sua maggiore rivale. Nina in breve tempo si cala fin troppo bene nel ruolo del malvagio e mortale Cigno nero…

Già dalle prime scene si intuisce quale sarà lo sguardo di Aronofsky sulla danza, una visione che contrappone di continuo la purezza e il candore della favola alla realtà e alla torbida sensualità . Il candore è rappresentato dalla figura del cigno bianco e dalla favola stessa che ci viene raccontata in questo celebre balletto. La protagonista ha passato tutta la sua vita alla ricerca della perfezione tecnica nel ballo, alla ricerca di quella forma di razionalità talmente studiata e pesata che porta alla perfezione stilistica nell’arte. Il “lato oscuro” e irrazionale è invece quella parte cupa dentro di noi che ci mantiene legati al sentire, che ci fa vivere le nostre pulsioni corporee senza alcun filtro e che ci porta a ferire gli altri proprio come fece il cigno nero con il suo candido gemello.

In mezzo a queste due forze si trova Nina , che per raggiungere la perfezione anche nella sua antitesi (il cigno nero) perde completamente il lume della ragione e si lascia trasportare dalla sua parte più nascosta in un processo ascendente di distacco dalla normalità che il regista sottolinea con visioni cupe sempre più frequenti e con una metamorfosi addirittura fisica della Portman. Per rendere il tutto ancora più emotivo il regista riesce a rendere con un certo realismo crudo anche tutte le parti più “fantastiche” della pellicola, soprattutto quelle riguardanti la metamorfosi (fisica) della protagonista. Al limite dell’horror, veramente da brividi! Un richiamo sicuro a David Cronenberg e al body horror.

La realtà è la cosa di cui si sente più la mancanza guardando il film, ed è forse anche questo che porta lo spettatore (o almeno così è successo a me) a perdersi emotivamente nella pellicola. E quando si parla della realtà delle cose sottolineando che non è quella patinata del balletto classico che viene mostrata sul palco, è comunque sempre vista dagli occhi della protagonista. La preparazione di un balletto ci viene quindi mostrata inquadrando i piedi delle ballerine, facendo percepire lo sforzo, l’impegno, i muscoli in tensione.

La pellicola racchiude in sé anche un fortissimo senso di sensualità erotica torbida, resa magistralmente da Aronofsky. Ti fa chiedere quale sia in effetti il “livello del peccato” accettabile, ovvero fino a che punto una persona può spingersi nelle sue libertà senza annullare sé stessa. Il sesso e la sessualità ci sono mostrati come forza prorompente irrazionale che annulla la normalità della vita portando su binari inaspettati.

Non voglio spendere molte parole sull’interpretazione di Natalie Portman perché già la adoro e in più qui ha dato veramente il meglio di sé. Mi sbilancerò dicendo che è ANNI che non vedo un’interpretazione del genere, interpretazione che rasenta certamente la perfezione. Se si pensa poi che per molte scene di ballo non ha utilizzato alcuna controfigura (è stata ballerina classica) si ha proprio l’idea della qualità assoluta a livello attoriale: perfetta nel cigno bianco, perfetta nel suo opposto cigno nero, perfetta nella realtà e intensità di ogni sua espressione e movimento. Un Oscar, inutile dirlo, meritatissimo.

Le musiche sono splendide e soprattutto sono rese in modo da tenere sempre alta la tensione e l’attenzione dello spettatore. La regia come ho già accennato prima è ottima in ogni inquadratura, nell’utilizzo a tratti del digitale, nei movimenti di macchina spesso e volentieri soggettivi.

Il cigno nero è un film che mi è entrato nelle ossa e sotto la pelle, dandomi fortissime sensazioni mentali e fisiche (ebbene sì, a fine film i brividi rimangono per qualche minuto prima di lasciarti!), cosa che solo il grande cinema riesce a fare. Ho notato anche con molto piacere che al termine della pellicola nella mia sala (piena ahimè solo a metà) sono rimasti tutti seduti quasi fino alla fine dei titoli di coda: necessità di smaltire un film così emotivamente “disturbante”?

IL CIGNO NERO
Black Swan
Darren Aronofsky, USA 2010, 104′
VOTO (Max 5)

About ilpina

ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.