Hereafter

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hereafterDomenica sera sono andata a vedere Hereafter, l’ultimo film di Clint Eastwood. Sono andata in fiducia, visto che il buon Clint, come regista, fa sempre dei film molto belli e per nulla banali. Purtroppo la fiducia questa volta non è stata ripagata come speravo…

Trama: Hereafter racconta l’esperienza con la morte e i defunti di tre personaggi diversi. Marie è una giornalista francese che sopravvive per puro miracolo ad uno tsunami; George è un operaio perseguitato dalla sua capacità di entrare in contatto con l’aldilà; Marcus è un bambino che ha appena perso il gemello in un incidente d’auto.

Cerchiamo di raccapezzarci un attimo. Non posso dire che Hereafter sia un brutto film. Innanzitutto è girato benissimo. La scena iniziale, dove viene mostrato lo tsunami che si abbatte sull’isola, è di un realismo spaventoso perché si concentra non tanto sulla catastroficità dell’evento, ma sulla sua assoluta imprevedibilità; un minuto prima vediamo i personaggi tranquilli, impegnati in piccoli litigi, nello shopping vacanziero, e un minuto dopo, senza preavviso, l’onda si schianta sulla cittadina travolgendo tutto e tutti, proprio come è successo in Indonesia e ad Haiti neppure troppo tempo fa. Gli attori sono bravissimi, ognuno di loro impegnato al massimo per infondere realismo e sentimento a dei personaggi che ci sono assai vicini per la loro normalità, per il loro essere umani, chi incuriosito, chi spaventato, chi scioccato dalla morte o dalla sua vicinanza. Hereafter ci mostra tre modi di affrontare la morte, che possono essere condivisibili o meno: Marie viene toccata da un’esperienza spaventosa che sconvolge il suo mondo, e la sua forza è quella di cercare di capire e modificare la sua vita di conseguenza, senza tirarsi indietro. George invece cerca di fuggire a quello che lui percepisce non come un dono o una fonte di sostentamento, ma come un handicap che gli impedisce di vivere un’esistenza normale, che lo isola dagli altri. Infine, Marcus cerca di fare fronte come può alla morte del gemello “più grande di pochi minuti”, all’assenza della sua forza, del suo sostegno all’interno di una situazione familiare disastrata, e cerca di trovare un modo per entrare in contatto con lui. Sono tre storie a modo loro commoventi, interessanti, che si snodano mostrandoci la terribile solitudine dei protagonisti e che si intrecciano verso la fine del film, concludendolo con uno spiraglio di speranza per i personaggi, che non sono più costretti a rimanere soli davanti alle loro terribili esperienze, e per lo spettatore.

Però. Però Herafter è un film noioso. Scusate, mi dispiace dirlo, è un giudizio che non amo dare, ma in questo caso è l’assoluta verità. Per quanto le storie narrate siano a tratti commoventi, a volte anche interessanti, ciò non toglie che ci siano troppi momenti morti nel film e che Hereafter decolli solo verso la fine, quando i destini dei tre personaggi si uniscono. Un po’ poco, visto che nel frattempo è passata un’ora e mezza in cui i protagonisti, in pratica, si limitano a vagare cercando risposte che non trovano. Il secondo però è che certi episodi sembrano creati a tavolino per fare piangere e sfruttano clichè talmente banali che, francamente, non mi aspettavo da Clint Eastwood: in primis, la morte del fratello di Marcus. Ma quanti ragazzini sono morti in questo modo nei film? Ma possibile che ci debbano sempre essere dei bulletti dietro l’angolo che ti fanno andare incontro alla morte senza volerlo? E basta, diamine. Così come non è possibile che ogni “sporco” segreto di fanciulla sia legato ad un’infanzia dove il padre si dilettava ad abusare della figlia salvo poi pentirsi nella morte. E l’ultimo però… il finale. Qualcosa che lascia gli spettatori a fissare lo schermo con un “e quindi…?” sospeso nell’aria, condito da un’infantile visione di un George innamorato e speranzoso di avere una vita felice con Marie, l’unica in grado di capirlo, altro escamotage di una banalità sconcertante. L’impressione finale, insomma, è quella di aver visto un film che, in fin dei conti, non racconta nulla, non emoziona, non meraviglia; qualcosa che rimane “sospeso”, perché secondo me ci sarebbero state molte cose ben più interessanti da dire ancora sui tre personaggi, e soprattutto la reciproca influenza avrebbe dovuto essere analizzata un po’ di più, e resa il fulcro del film. Peccato, davvero peccato.

HEREAFTER
Clint Eastwood, USA 2010, 129′
VOTO (Max 5)
5

About Erica

Erica
IL BOLLALMANACCO DI CINEMA - Un animo nerd che si nasconde dietro una facciata di normalità e adora sproloquiare di cinema.