Harry Potter e l’Ordine della Fenice

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Il mistero di David Yates. Mistero per me, perché affidare ad un regista pressoché sconosciuto al mondo del cinema il compito di portare avanti la torcia di Harry Potter (con questo film al suo quinto episodio) è una stata una scelta abbastanza strana dal mio punto di vista…scelta azzeccata o meno? Prima di parlarne, la trama:

Harry è furioso con i suoi amici, Ron e Hermione, e con Silente, poiché ritiene che lo stiano tenendo all’oscuro di troppe cose, mentre lui è confinato a Privet Drive dai Dursley. Nel corso dell’estate Harry scopre che esiste un’organizzazione segreta comandata da Albus Silente, chiamata l’Ordine della Fenice, il cui compito è combattere Lord Voldemort e i suoi mangiamorte. Nel corso del suo anno scolastico Harry, cerca di vivere la sua vita come un ragazzino normale, anche se sa che non sarà mai così… sarà una dolce ragazza, Cho Chang, che rapirà il suo cuore, e che gli farà dimenticare tutte le cose brutte che gli dovranno succedere” (fonte Trovacinema).

Arrivati alla trasposizione cinematografico del quinto libro, dopo aver visto dietro la macchina da presa diversi registi che devo dire nel complesso tutti meritevoli (Chris Columbus per “La pietra filosofale” e “La camera dei segreti”, Alfonso Cuarón per “Il prigioniero di Azkaban” e Mike Newell per “Il calice di fuoco”) con questo lavoro sboccia un amore a dir poco passionale tra la produzione della Warner Bros e un nuovo regista inglese sconosciuto alla settima arte (prima di allora aveva fatto praticamente solo lavori in televisione), piaciuto talmente tanto che è stato mantenuto sia per la chiusura dei restanti capitoli della saga che per il ritorno al mondo potteriano con “Animali fantastici e dove trovarli” del 2016, oltre che essere stato “prenotato” per tutti i suoi sequel (5 film in totale secondo i piani). Insomma, un uomo marchiato da questa saga peggio del marchio di Voldemort sui mangiamorte.

Stiamo quindi parlando del regista che ha portato la storia ad un livello così superiore da non poter avere eguali? Così a caldo non direi: benché Yates sappia il fatto suo questo lavoro risulta essere sullo stesso livello degli altri, se non addirittura un pelo minore. Nel film l’impronta visiva che Cuarón ha segnato come strada maestra nel terzo capitolo rimane, ed è talmente presente che si avverte un forte senso di continuità con almeno i 2 capitoli precedenti a questo (Columbus è storia a sé). La pellicola dopo una brevissima introduzione più “radiosa” nel mondo babbano vira subito in maniera decisa sulla già vista (e apprezzata) bassa saturazione dei colori, con bui profondi e luci al neon molto presenti a cambiare anche quel poco di naturalità cromatica che potevano avere le immagini.

La trama invece dopo il capitolo molto “fisico” del “Calice di fuoco” prende qui una strada totalmente diversa, andando a toccare argomenti molto più seri ed intrighi che hanno quasi dei film di fanta-politica (o della trilogia prequel di Star Wars), con l’inserimento questa volta in maniera più profonda del Ministero della magia e della sua influenza sul mondo in cui si muovono i protagonisti. Diciamo che la dimensione del “cattivo” della situazione fine a sé stesso è qui totalmente superata, in quanto l’orizzonte si allarga a molti personaggi di cui non si capisce bene da quale parte stiano, con la conseguenza che ogni azione fatta da ogni personaggio può essere vista in maniera quasi “cospirazionista”, in un disegno generale più ampio del quale si stanno pian piano delineando i confini e gli attori.

Come nel precedente capitolo anche qui prosegue la trama “parallela” da teen-movie, con le varie cotte dei protagonisti, la gelosia, e nel complesso la descrizione di aspetti “naturali” dell’essere adolescenti che come detto nelle precedenti recensioni non può fare altro che richiamare un certo pubblico. Al di là di questo viene però sottolineata un’altra dimensione dell’adolescenza e della “gioventù” in totale (mio dio, scritta così mi fa sembrare un vecchio decrepito): l’essere “agenti del cambiamento”. Si percepisce e ci viene spiegato in maniera molto chiara come di fronte alle difficoltà i ragazzi al posto di aspettare un aiuto dall’alto possano prendere forza e reagire, prendere le loro decisioni anche in contrasto con quanto vorrebbero gli adulti ed essere la chiave per poter rischiarare un futuro incerto. Davvero un ottimo messaggio!

Altro punto di assoluta forza della pellicola (quello che al di là di tutto rimane) a mio parere rimane l’inserimento di alcuni nuovi protagonisti, tre nello specifico: la professoressa Dolores Umbridge, la mangiamorte Bellatrix Lestrange e Luna Lovegood.  La prima è forse uno dei personaggi più  caratterizzati e meglio scritti della saga (parlo sempre dei film naturalmente), con i suoi tailleur rosa, i sorrisi falsi e quella finta educazione di facciata a celare un animo a dir poco sadico; in lei ho visto una critica anche abbastanza chiara (sappiamo più o meno tutti le idee sociali/politiche di J.K. Rowling) ad una certa fetta di società inglese e non solo che cela sotto ad una falsa educazione e ad un falso buonismo una cattiveria che nulla ha a che vedere con i princìpi morali che sembrano guidare le loro azioni. Crudele sia dentro che fuori è invece la seguace di Voldemort Bellatrix Lestrange, interpretata (e non lo dico da fan di Tim Burton!) in maniera semplicemente perfetta da Helena Bonham Carter. Ascoltare la sua voce in originale e vedere le sue espressioni assolutamente esagerate (che ci stanno, beninteso) danno l’idea di un personaggio fatto e finito, una sadica pazzoide che non può che essere apprezzata nella sua ottima caratterizzazione. Luna Lovegood invece è una studentessa al pari di Harry e degli altri, e con le sue particolarità risulta essere un ottimo “nuovo acquisto” nell’insieme degli studenti di Hogwarts; un personaggio così ci mancava!

Nel complesso comunque si può dire che dal terzo film in avanti il livello qualitativo si sia uniformato molto, che non si noti quasi più la differenza tra una regia e l’altra e che si possa quasi parlare dei film come se fossero episodi di uno stesso lungo telefilm, in cui è effettivamente difficile notare queste grandi differenze se non per il mero svolgimento della trama. In poche parole, questo film è molto bello anche perché inserito nel contesto di tutti gli altri.

HARRY POTTER E L’ORDINE DELLA FENICE
Harry Potter and the Order of the Phoenix
David Yates, UK/USA 2007, 138’
VOTO (Max 5)
8

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ilpina

Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.