Harry Potter e la pietra filosofale

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Approfittando di un super sconto Amazon di qualche settimana fa, mi sono comprato il cofanetto dei film di Harry Potter, una saga che ho seguito negli anni di produzione degli ultimi lavori, che mi aveva particolarmente interessato ma che mi ha lasciato un po’ di nebbia mentale (ho perso il filo tra un capitolo e l’altro). Mi pareva quindi giusto approfittarne per diradare un po’ di foschia e rivederli tutti, per gustarmeli meglio e darmi una visione generale di questo fenomeno che ha interessato per 10 anni il mondo del cinema.

La premessa solita per questo genere di recensioni è che non ho letto i libri, quindi la mia visione non è assolutamente paragonabile a quella del fan che si arrabbia sulle incongruenze e loda quando la sua immagine di storia letta è trasposta come desiderava.

Ma partiamo dalla trama, per quei pochi che non la conoscono: “Il piccolo orfano Harry Potter è stato allevato dagli zii, che lo detestano. Un giorno, il gigantesco Rubeus Hagrid gli rivela che entrambi i suoi scomparsi genitori erano due potenti maghi, e che lui stesso possiede dei poteri soprannaturali. Harry accetta perciò con gioia di frequentare i corsi di magia nella scuola di Hogwarts, dove vivrà esperienze straordinarie”.

Harry Potter e la pietra filosofale è il primo capitolo di questa storia, e come tutti i primi capitoli ha un grande se non enorme peso sulle spalle nel dover decidere cose assolutamente non scontate, come “che tono dare al film? Quali attori scegliere? Chi chiamare alla regia? A chi affidare le musiche? Quale tema musicale scegliere?”. Tante domande che hanno portato a diverse risposte, ma tutte accomunate da un fattore: sono state per la maggior parte dei casi la scelta giusta. Non è così automatico che un film sebbene tratto da dei romanzi famosissimi abbia successo, e il fatto che negli anni di uscita questi lavori siano diventati dei veri e propri fenomeni al di là delle parole su carta, la dice gran lunga.

La cosa che da non-fan mi ha stupito molto di questo film uscito nel 2001, è l’approccio quasi da film fantastico anni ’80 che il regista Chris Columbus (che oltre a qualche scivolone ha fatto dei film che per me SONO storia del cinema) ha voluto dare. Al di là del giusto merito della storia originale ha saputo dare vita ad un mondo fantastico estremamente “tangibile”, con l’ausilio limitato della CGI e quel sapore da teatro di posa ed effetti scenici classici che mi hanno ricordato nostalgicamente roba come “La storia infinita”. Pensate a Diagon Alley, agli interni di Hogwarts o all’aspetto degli elfi della Gringott (roba alla Labyrinth proprio!): tutto sa di “fatto in casa” un po’ come i biscotti inzupposi di Banderas, tutto ha quell’aria un po’ retrò che sa di film classico e di Natale. Un’ottima scelta!

Rivedendolo in originale ho poi potuto apprezzare maggiormente lo spirito tremendamente british della pellicola, che ha come pregio (perché di questo si può parlare) l’avere una originalità ridotta ma che mescolando elementi tipici riesce ad essere estremamente efficace. Insomma, stiamo parlando di un ragazzino orfano che viene emarginato nella sua “vita reale” ma che scopre di avere un valore molto più grande in un mondo di fantasia…nulla di nuovo, nulla che faccia gridare al miracolo. Eppure questa storia riesce a funzionare più di altre (pensate a “Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo”, anche questo diretto da Columbus, anche questo tratto da libri, anche questo con una storia simile…ma ne avete più sentito parlare?) a mio modo di vedere grazie a tanti piccoli particolari che riescono a dare vita alla visione di un mondo già fatto e finito, con le sue regole, con le sue consuetudini e con il suo tono/stile. E il fatto che il nucleo centrale della storia sia qualcosa di un po’ “sentito” non può far altro che rassicurare lo spettatore e farlo affezionare ancora di più.

Gli attori per quanto non conosca i personaggi cartacei sono davvero perfetti nelle rispettive parti, partendo dall’Harry di Daniel Radcliffe al Ron di Rupert Grint, passando per la sempre meravigliosa Maggie Smith nei panni della professoressa McGranitt ed arrivando alle mie prove attorniati preferite del film: Alan Rickman con il suo professor Piton (Snape) e una piccolissima ma strepitosa Emma Watson, che gestisce il personaggio di Hermione in maniera estremamente credibile e che definirei anche “adulta” per l’età che aveva al momento delle riprese.

Altro aspetto che ho trovato fondamentale sono state le musiche, affidate a John Williams. Ovvio che stiamo parlando di una leggenda vivente del cinema moderno, ma vedere come dopo aver fatto la storia con colonne sonore tipo Star Wars, Indiana Jones, Lo squalo o Jurassic Park sia riuscito a creare un ennesimo tema musicale così azzeccato e meraviglioso (per non parlare naturalmente di tutto il resto delle musiche!), fa comunque rimanere di stucco. Le musiche peraltro sono utilizzate lungo tutta la pellicola in maniera molto presente ma mai invasiva, segno dell’efficacia della premiata ditta Columbus-Williams (come già visto in altri casi).

Direi in sintesi che questo primo capitolo è un film molto bello, un prodotto confezionato alla perfezione per diventare un classico del fantasy cinematografico per ragazzi.

HARRY POTTER E LA PIETRA FILOSOFALE
Harry Potter and the Philosopher’s Stone
Chris Columbus, UK/USA 2001, 152’
VOTO (Max 5)

About ilpina

ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.