Harry Potter e la Camera dei Segreti

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harry_potter_e_la_camera_dei_segretiLa serie cinematografica di Harry Potter, sbrigate nel primo film le premesse e la presentazione dei personaggi, comincia a scaldare i motori per il decollo. La vicenda segue lo stesso schema mitico de La Pietra Filosofale – un prologo nel mondo “babbano” con gli orridi zii di Harry, la “chiamata”, l’arrivo nel mondo magico, le prove, il confronto finale con il male, il ritorno trionfante dell’eroe – ma si arricchisce di suggestioni orrorifiche (pur se all’acqua di rose, rispetto a quelle dei seguiti) e prende una piega da film giallo, con i giovani protagonisti intenti a raccogliere indizi su un antico mistero della scuola, mentre un mostro inafferrabile pietrifica uno dopo l’altro gli studenti e più di un innocente viene sospettato. Al timone c’è sempre Columbus, che come al solito si limita a seguire in maniera efficiente ma pedante gli snodi principali del romanzo, contando sulla bontà del materiale originale e sul buon adattamento di Steve Kloves. L’approccio funziona perché il secondo libro è migliore del primo, e perché tutti quelli coinvolti nella realizzazione (tranne Columbus) sono molto bravi, ma dopo due ore e mezza (a tutt’oggi questo è il film più lungo della serie) comincia a pesare sullo spettatore una certa stanchezza. C’è una differenza notevole fra adattare un romanzo al grande schermo e copiarlo fino all’ultima battuta, e La Camera dei Segreti, insieme al suo predecessore, mostra chiaramente come il primo approccio sia sempre preferibile. Per tutti i suoi centosessanta minuti di durata, il film di Columbus non riuscirà mai a sembrare un’opera a sé stante, ma sempre un buon accessorio del libro.

Ci sono nuovi nomi nel cast: e se il grandissimo attore/regista shakespeariano Kenneth Branagh si trova costretto nei panni di un personaggio-macchietta che sarebbe stato ideale per Hugh Grant, il caratterista Jason Isaacs ruba ogni scena nella quale fa il suo ingresso, divertendosi un mondo nei panni di Lucius Malfoy, un cattivo mellifluo e vile dall’occhio di ghiaccio e dai capelli ossigenati. Shirley Henderson interpreta, all’età di trentasei anni, il fantasma di un’adolescente, risultando non solo spassosa, ma anche credibile. Quanto ai grandi attori britannici già visti nella precedente pellicola, sono una garanzia e danno un contributo fondamentale al successo del film; e anche i tre giovani protagonisti si dimostrano migliorati e più calati nel ruolo. Vari piccoli difetti del primo film vengono corretti: via l’orribile parrucca che la povera piccola Emma Watson era stata costretta ad indossare, via i cappelli a punta da mago – presenti nel libro ma che, dal vivo, davano agli attori una genuina aria da deficienti; passi da gigante si registrano nel settore effetti speciali, con una presenza maggiore della CGI che non va a discapito di scenografie, trucco prostetico, oggetti di scena e costumi (il sontuoso production design di Stuart Craig, che delinea un mondo magico ma autentico, è quasi un personaggio a sé stante). Il maestro John Williams, da parte sua, si impegna un po’ di più con le musiche, anche se dall’uomo che ha composto le partiture di Guerre Stellari e Indiana Jones sarebbe stato lecito aspettarsi di più. Alla fine, il film può essere visto come sostanzialmente identico al primo, ma generalmente migliore e un po’ più cupo, teso e drammatico – anche se Columbus non rinuncia al suo sciocco umorismo da terza elementare, arrivando a ridurre Ron a pura spalla comica: un trattamento ingiusto verso un personaggio importante. Lodi, invece, alle scene d’azione, specialmente il gran finale, che fa dimenticare la mollezza del primo. Anche la partita di Quidditch tiene col fiato sospeso, e mostra i debiti che la serie di Harry Potter ha verso Guerre Stellari.

Non c’è molto da dire: il film funziona, diverte ed appassiona, ma dispiace vedere come Columbus e Kloves, ansiosi di inzeppare tutti gli snodi del libro in due ore e mezza, si fermino all’aspetto superficiale della storia, senza toccare le sfumature e le psicologie che hanno reso la serie veramente grande: ad esempio, non viene posta particolare attenzione al tema (centrale nel libro) della scoperta di Harry di avere molte cose in comune con Voldemort, e della sua paura di essere uguale al nemico che cerca di combattere; più cura in questi dettagli avrebbe collegato idealmente questo episodio agli ultimi tre della serie. I problemi di ritmo già presenti nel primo episodio, si fanno sentire nuovamente: alla fine tutti gli eventi sembrano affrettati, e la storia pare svolgersi nell’arco di poche settimane, invece che nei nove mesi di durata dell’anno scolastico. Anche la caratterizzazione dei personaggi rimane ferma a ciò che si era visto ne La Pietra Filosofale, con l’eccezione dell’abbraccio mancato tra Ron ed Hermione (una delle pochissime deviazioni dal romanzo), primo divertente accenno di una vicenda sentimentale lunga e complicata. Nonostante i difetti, il successo de La Camera dei Segreti (che è comunque un bel film, lo ribadisco!) fu prevedibilmente enorme e le recensioni buone; e fortunatamente, qualcuno alla WB si accorse che a questo punto era meglio liberarsi di Columbus e scommettere su un regista diverso e un approccio meno pedissequo al materiale fornito da J. K. Rowling. Il grande cambiamento era dietro l’angolo.

HARRY POTTER E LA CAMERA DEI SEGRETI
Harry Potter and the Chamber of Secrets
Chris Columbus, USA/Gran Bretagna, 2002, 161′
VOTO (Max 5)
7

About Thor Maso

Thor Maso
"...Il segreto delle Grandi Storie è che esse non hanno segreti. Le Grandi Storie sono quelle che abbiamo già sentito e che vogliamo sentire di nuovo. Quelle in cui possiamo entrare da una parte qualunque e starci comodi. Non ci ingannano con trasalimenti e finali a sorpresa. Non ci sorprendono con l'imprevisto. Ci sono familiari come le case in cui abitiamo. Come l'odore della pelle del nostro amante. Sappiamo in anticipo come vanno a finire, eppure le seguiamo come se non lo sapessimo. Allo stesso modo in cui sappiamo che un giorno dovremo morire, ma viviamo come se non lo sapessimo. Nelle Grandi Storie sappiamo chi sopravvive, chi muore, chi trova l'amore e chi no. E ciononostante vogliamo sentirle un'altra volta. In questo consiste il loro mistero e la loro magia." Arundhati Roy - Il dio delle piccole cose