Harry potter e il prigioniero di Azkaban

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Un salto di qualità, un salto enorme. Dopo “La pietra filosofale” e “La camera dei segreti” far dirigere anche il terzo capitolo della saga a Chris Columbus sarebbe stata a mio modo di vedere una scelta poco lungimirante. I primi due episodi infatti per quanto riusciti avevano ancora quella patina da pubblicità natalizia della Coca Cola, che poteva sì andare bene per introdurre la storia e descrivere un mondo di magia con molto tratti “infantili”, ma che si sarebbe sposata pochissimo con l’avanzare della storia, la crescita di Harry e dei protagonisti e la presa di coscienza “adulta” del pericolo incombente. E la scelta del regista non poteva essere più felice di così: Alfonso Cuarón, regista molto serio, moderno e a suo modo profondo che ho apprezzato molto in “I figli degli uomini” e a dir poco amato alla follia con “Gravity”, il suo capolavoro uscito 9 anni dopo “Il prigioniero di Azkaban”.

La trama in brevissimo è questa: “Appena giunto a Hogwarts per il terzo anno di corso, Harry scopre che il pericoloso assassino Sirius Black è fuggito dalla prigione di Azkaban, dove sono rinchiusi i maghi malvagi, e si è messo sulle sue tracce”.

Premetto dicendo che il fatto che questo film sia quello che ha incassato meno di tutta la serie, mi stupisce particolarmente. Cioè, mi stupisce che sia stato accolto così visto che a memoria è il capitolo che preferisco in assoluto. Perché? Molto semplice: è il film con la personalità più spiccata, è quello che ho trovato registicamente migliore, il più moderno, il più originale.

Che dietro la presa ci sia un regista più giovane e dinamico lo si vede già dalle prime inquadrature, di quelle che non vogliono descrivere solo situazioni ma essere parte attiva del film. La pellicola perde per strada i colori a tratti sgargianti dei primi capitoli per guadagnare il famoso “tono più dark” (tanto decantato ma senza una reale ragione a parer mio) , con ombre e bui molto profondi, colori molto meno saturi e luci fredde. Avendoli guardati tutti i bluray posso dire anche che qui si avverte nettamente un salto dalla pellicola analogica a quella digitale, il regista è riuscito a proporre il suo stile visivo senza dover fare un minimo passo indietro in favore di un tono disneyano.

Si avverte anche un certo “realismo” per quanto se ne possa parlare in un film fantasy, dato sia alle scene ambientate nel mondo comune (siamo anni luce dalle prime scene dei precedenti film che sembravano l’incipit di Peter Pan) sia soprattutto dai personaggi e dalla loro crescita: Harry è un ragazzo che sta maturando, che avverte molto di più il senso di frustrazione per la sua situazione, e che è addirittura arrabbiato, molto arrabbiato. Non so quanto di questo ci sia nel libro (immagino parecchio), ma è trattato dal regista come se si parlasse quasi di un adolescente alla ricerca disperata di un suo equilibrio. Il realismo è sottolineato anche da come ci vengono presentati cresciuti i protagonisti, non più con la divisa sempre addosso ma spesso e volentieri in abiti “civili”, con jeans, magliette e il gel nei capelli. Harry ogni tanto ha il cravattino di Grinfondoro ma sempre un po’ sciolto, come un classico ragazzo che “non vuole stare alle regole”, la McGrannit è vestita solo di nero e anche Silente evita di mettersi strani cappelli o indumenti che lo facciano sembrare un simpatico e accomodante mago merlino.

Non sono presenti quelle immagini concilianti del Natale a Hogwarts, con il cielo della sala grande pieno di stelline e neve che scende, o alberi luminosi addobbati a festa; c’è però tanta pioggia, un cielo perennemente plumbeo, panorami meravigliosi (merito della fotografia di Michael Seresin) senza la necessità di lucine fluttuanti. Si può dire che nel complesso ci sia “meno magia” intesa come quella a cui pensano i bambini, mentre l’espediente magico viene utilizzato come parte integrante delle vicende solo per il suo valore ai fini della trama più che per stupire e incantare. Ed anzi, devo dire che in alcune scene (quelle con i dissennatori in primis…meravigliose!) la magia serve all’opposto, ovvero a creare addirittura paura, quasi come se si trattasse di un horror.

Il film mi è piaciuto anche perché la storia inizia ad entrare veramente nel profondo passato del protagonista, e si inizia finalmente a intuire che non stiamo parlando di una semplice serie in cui c’è un problema, si scopre che è colpa di Voldemort, Harry lo batte e Grifondoro guadagna 10 punti, ma che è tutto più intricato, interessante e complesso, soprattutto dal lato dei personaggi che sono tutt’altro che bidimensionali.

A livello di attori non posso non citare delle ottime new entry nel cast, ovvero il grande Michael Gambon nel ruolo di Silente (molto, ma molto, ma moooolto meglio del precedente interprete Richard Harris), una perfetta Emma Thompson nei panni di Sibilla Cooman, Gary Oldman come Sirius Black (inutile commentare la sua prova, io lo trovo sempre perfetto, non so perché), ma anche il professor Lupin di David Thewlis e Timothy Spall come Peter Minus (ha una voce in originale da Oscar per certe parti).

Davvero un ottimo lavoro!

 

HARRY POTTER E IL PRIGIONIERO DI AZKABAN
Harry Potter and the Prisoner of Azkaban
Alfonso Cuarón, UK/USA 2004, 142’
VOTO (Max 5)
8

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ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.