Harry Potter e il calice di fuoco

Letto 180 volte

Quarto capitolo della saga cinematografica del mago di Hogwarts, “Harry Potter e il calice di fuoco” vede l’ennesimo cambio di regia con il passaggio di testimone dall’Alfonso Cuarón del “Prigioniero di Azakaban” a Mike Newell, regista che sinceramente conosco poco e solo di fama per film come “Quattro matrimoni e un funerale”, “Donnie Brasko” e “Mona Lisa smile”.

La trama del film è questa: “Harry Potter viene selezionato per un’importante e pericolosa gara fra scuole di magia. E stavolta il gioco si fa duro. Tra le prove da superare, anche un terribile drago e un’estenuante gara sott’acqua. Ma tra mostri e magie, per Harry e i suoi amici arrivano anche le prime cotte e il gran ballo della scuola. Sempre in agguato, l’ombra del signore oscuro Voldemort…”.

Che cosa è cambiato passando da un regista messicano ad uno inglese? Stranamente non tantissimo a livello di immagine generale del film: come nel Prigioniero di Azkaban anche qui la pellicola è volutamente cupa a livello cromatico, pochissime luci, bui molto profondi e una fotografia davvero moderna e realistica. Diciamo che guardandolo non c’è assolutamente l’effetto “shock” che si avverte passando dal’H.P. e la pietra filosofale/e la camera dei segreti di Columbus al terzo capitolo di Cuarón, anche perché in questa saga lo stile va pari passo con la storia, che da “infantile” (entro certi limiti) diventa mano a mano sempre più seria ed adulta.

In questo capitolo direi che la cosa è particolarmente evidente soprattutto per due motivi: una presenza “più importante” di Lord Voldemort (non voglio specificare troppo per non rovinare nulla a chi non lo avesse ancora visto) e del concetto di morte. Tra maledizioni mortali e di tortura si avverte sempre più il lato oscuro di questa storia, si percepisce ancora di più che in ballo c’è un pericolo davvero importante da fronteggiare,  e il tutto sottolineato anche da scene volutamente ai limiti dell’horror (cosa già vista le precedente capitolo ma qui ancora più sottolineata). Inoltre anche le prove che il protagonista deve affrontare sono praticamente solo fisiche (molto fisiche!), di quelle in cui si fanno sì gli incantesimi ma bisogna anche correre e saltare, prove in cui si esce stanchi, sporchi e insanguinati: uno sviluppo sempre più importante della parte “avventurosa” delle vicende.

Di pari passo con l’incupirsi della storia c’è anche la crescita dei protagonisti, che qui ci vengono descritti non solo nel loro essere genericamente adolescenti, ma anche nel voler raccontare e calcare la mano su aspetti tipici di quell’età: gli imbarazzi con l’altro sesso e i primi amori, le litigate con i propri amici per futili motivi di incomprensione.  Naturalmente il tutto non è frutto di Newell ma del disegno della storia da parte della creatrice della saga (serve che ricordi che si tratta di J.K. Rowling?) , che cerca volutamente di far crescere i propri personaggi col crescere dei lettori ed in secondo luogo degli spettatori; così facendo chi inizia a leggere/guardare Harry Potter ad una certa età può “crescere” con lui, anche grazie all’uscita annuale (o biennale) che era stata programmata (e fatta) per i film. Un’ottima mossa commerciale (oltre che autoriale naturalmente) che non ha però incontrato i miei gusti: il tono a volte da (passatemelo) teen movie che si trova in questo lavoro non mi è particolarmente piaciuto.

A dire il vero non mi sono piaciute nemmeno altre scelte e realizzazioni (questa volta più colpa del regista!), come l’imbarazzante taglio di capelli dei ragazzi protagonisti, le sirene in CGI che si vedono a un tratto (tremende, davvero tremende…nulla a che spartire con la realizzazione dei draghi che si vedono precedentemente) o il terribile gruppo musicale dal vivo che si vede la sera del ballo (avrei sinceramente evitato).

Eppure nonostante queste ed altre piccole cose che a mio parere non hanno “girato nel verso giusto”, la trama alla base è così avvincente (anche per la presenza di altre due scuole di magia e di sviluppi molto interessanti sul tema principale della saga) che il film risulta assolutamente buono, molto avvincente e senza mai un momento “di stanca”. Probabilmente se l’avesse diretto ancora uno come Cuarón poteva senza dubbio diventare il mio preferito della serie.

P.S. Non volevo parlare degli attori perché non mi sembrava carino dover essere costretto a infierire, eppure per completezza devo dirlo: Robert Pattinson anche in originale è un cane. Non per fare il classico snob che l’ha definitivamente bollato come “quello di Twilight”, ma non posso davvero dire altro. A controbilanciare la sua presenza c’è però fortunatamente un David Tennant in stato di grazia, seppur con una parte piccola piccola.

HARRY POTTER E IL CALICE DI FUOCO
Harry Potter and the Goblet of Fire
Mike Newell, UK/USA 2005, 157’
VOTO (Max 5)
8

About ilpina

ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.