Harry Potter e i doni della morte – Parte 2

Letto 327 volte

Eccomi arrivato a chiudere, dopo centinaia e centinaia di parole spese per gli altri capitoli, questo ciclo di recensioni sulla saga cinematografica di Harry Potter. Dopo La pietra filosofale, La camera dei segreti, Il prigioniero di Azkaban, Il calice di fuoco, L’ordine della fenice,  Il principe mezzosangue e la prima parte di I doni della morte, posso dire di aver fatto un bel ripasso e di essermi finalmente fissato in testa storie, personaggi e stili che hanno segnato questa saga. Missione compiuta!

Giusto per abitudine partiamo con la trama, anche se immagino ormai la conosciate più del vostro codice fiscale: “Voldemort ha scoperto che Harry, Ron ed Hermione stanno per distruggere gli ultimi Horcrux per ucciderlo definitivamente. Inizia cosi’ una battaglia che cambierà per sempre la vita dei tre ragazzi. Chi avrà la meglio nello scontro finale? “.

Che dire…sono rimasto molto molto soddisfatto! La degna conclusione di una serie ben fatta che è riuscita a tingersi progressivamente di colori sempre più cupi e di tematiche sempre più adulte, crescendo con il suo pubblico. Si sente molto la maturità dei personaggi, e la cosa fa uno strano effetto perché ci si rende conto che nel corso dei film abbiamo potuto vedere passo passo il loro percorso di crescita, riuscendo a conoscerli sotto ogni aspetto come se si trattasse di vecchi amici. È quello che definirei “effetto saga”, che qui è ancora più forte visto che Harry & Co. li abbiamo incontrati  praticamente bambini per lasciarli ora da adulti.

Altra cosa ovvia ma naturalmente piacevole a livello di trama è che essendo l’ultimo capitolo era inevitabile che “tutti i nodi venissero al pettine”, cosa che succede nella migliore delle maniere portando a compimento questo lungo percorso intricato di trame e sottotrame. La parte più bella a riguardo è a mio parere la love story (suvvia, non parlo mai di ammmòre nelle recensioni, ma qui ci sta) tra Hermione e Ron, passata certamente da una sceneggiatura e una storia adeguate,  ma veicolate anche dalla bravura di Emma Watson e di Rupert Grint. “Come sono cresciuti i miei bambini” ah ah ah!

Al di là delle tante storie che qui vengono portate a compimento il fatto di chiudere la saga avrà certamente fatto pensare all’autrice un saggissimo “o adesso o mai più”: nella pellicola ci viene quindi mostrato molto di quello che volevo vedere nei precedenti film ma che era sempre rimasto “a mezz’aria” , come per esempio (finalmente!) dei seri combattimenti bacchette alla mano che hanno soddisfatto il piccolo bambino guerrafondaio che è in me. Mi riferisco soprattutto a quanto visto nell’attacco dell’esercito di “Voi sapete chi” (che finalmente viene chiamato Voldemort da più persone e addirittura “Tom” da Harry) al castello di Hogwarts, mostrato con grande maestria dal regista David Yates che per non smentire i suoi natali britannici non cede all’effetto speciale fine a sé stesso, dandomi personalmente una bella soddisfazione. Pensate delle scene del genere in mano al primo Michael Bay di turno! Gli effetti speciali ci sono, c’è il fuoco, i fulmini e quel che volete, ma è tutto estremamente pesato, dosato, non fastidioso, quasi “realistico” mi verrebbe da dire. Menzione d’obbligo ovviamente per lo scontro che tutti aspettavamo (Harry VS Voldemort, alias -gli entrambi bravissimi- Daniel Radcliffe VS Ralph Fiennes) e quello tra la professoressa McGranitt (la straordinaria 77enne Maggie Smith) e il Professor Piton.

Restando alla “sagra del luogo comune” si sa che i registi inglesi oltre a non esagerare mai di effetti speciali sono sempre posati anche sulla descrizione di eventi drammatici: ecco quindi che anche le scene violente e addirittura le scene di morte non sono mai esagerate o lacrimose, lo spettatore non viene per nulla costretto a provare pena, tristezza o rabbia, cosa che mi fa sempre molto piacere perché non amo molto i registi che vogliono uno spettatore passivo. Lo scontro finale alla scuola viene descritto con il realismo con cui si potrebbe parlare di una guerra, sottolineandone il suo essere tremenda e disumanizzante ma senza calcare la mano. Una visione un po’ “gretta” diciamo, lontana dai pianti passionali dei cineasti ispanico/latini e dalle forzature americane, ma ugualmente se non maggiormente efficace nel senso.

Emotivamente parlando il film mi ha veramente toccato, sia per sensazioni più forti che più dolci. Per tutta la pellicola ho respirato una tensione estremamente palpabile, tanto che per un paio di volte mi sono ritrovato letteralmente senza fiato. La maniera in cui il regista passa quello che è il sentimento di tutti i protagonisti, quel senso di preoccupazione misto ansia e terrore, è veramente ottima. Non mancano però anche le parti che hanno fatto commuovere molti,  e che sinceramente hanno toccato anche il mio freddo cuore da recensore senza pietà: penso ovviamente ai ricordi di Piton/Snape, scene colme di poesia e densissime di significato per chi conosce la serie, e che fanno certamente amare nella maniera più assoluta il severo professore interpretato da Alan Rickman. È comunque chiaro che la potenza emotiva di certe scene sia direttamente proporzionale al numero di visioni fatte dei film, nel senso che trattandosi in molti casi di climax di vicende cominciate 7 lavori prima, può gustarsele appieno solo lo spettatore-fan, non certo chi guarda il film senza saperne nulla.

Le musiche di Alexandre Desplat sono qualcosa di fantastico sia per le parti più tese sia per il loro essere moderatamente “pompose” in alcuni tratti. Sottolineano al meglio ogni situazione! Inutile parlare invece di costumi, scenografie e fotografia perché potrei solo mettere il pollice in alto (e a ogni modo ne ho già parlato anche nella recensione di “I doni della morte parte 1”, film che ha lo stesso comparto tecnico).

Lati negativi? Pochi in verità, e nulla che possa scandalizzare. La cosa che ricordano tutti -occhio allo spoiler- è il pessimo trucco dei protagonisti da adulti nell’ultima scena, che effettivamente lascia parecchio a desiderare soprattutto se confrontato con il trucco perfetto degli elfi; oltre a questo io me la prenderei però con lo spirito finale del film/libro, davvero troppo “conciliante” per i miei gusti (dove siamo, in un film di Spielberg?) nonostante riesca comunque a commuovere. Sulla stessa linea anche altre esternazioni di gioia un po’ esagerate come il ritorno dei ragazzi a scuola tra risate e applausi, che mi ha ricordato le cose che mi sono piaciute meno nei primi due capitolo (“10 punti a Grifondoro”!) . Lo so, sono un vecchio burbero.

Una degna conclusione!


HARRY POTTER E I DONI DELLA MORTE – PARTE 2

Harry Potter and the Deathly Hallows – Part 2
David Yates, UK/USA 2011, 130’
VOTO (Max 5)
9

About ilpina

ilpina

Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.