Happy Family

Letto 1156 volte

happy_familyDopo il poco riuscito “Come Dio comanda”, Salvatores cambia decisamente abbandonando toni e ambientazioni cupe e regalandoci un film molto colorato, girato con la consueta classe, ottimista e con “forti” echi andersoniani.

La storia ha uno stampo Pirandelliano e parla di un uomo bloccato dalle mille paure e dai mille timori che decide di scrivere una storia in cui i personaggi sono i componenti di due famiglie. Questi stessi personaggi, durante la storia, iniziano ad interagire surrealmente proprio con lo scrittore che ad un certo punto entra nella storia, fino ad arrivare ad un finale che è meglio non svelare per non rovinare il film. Alla base di questo film si sente forte la tematica della paura di vivere ed è proprio questo l’incipit del film, in cui un simpatico De Luigi in primo piano fa l’elenco di tutte le cose di cui ha paura compresa quella di amare ed è proprio questa sua paura che lo spinge a voler scrivere una storia in cui i personaggi principali si innamorino.

La prima parte del film focalizza l’attenzione proprio sulla presentazione di questa due famiglie, l’una molto benestante e l’altra invece “proletaria” che entrano in contatto per la volontà dei rispettivi figli sedicenni di sposarsi. La cosa molto riuscita è l’ottima caratterizzazioni dei personaggi che hanno tutti delle personalità ben definite partendo dai coniugi benestanti interpretati da una brava Margherita Buy e da uno straordinario Bentivoglio che interpreta un avvocato a cui hanno diagnosticato un tumore maligno passando per i proletari contraddistinti da una spiccata verve comica (lo spassosissimo abatantuono nella parte di un uomo di mezza età che si ammazza di canne e suo moglie con problemi con la bottiglia) fino ad arrivare ai figli delle due famiglie che si vogliono sposare e sono l’uno (tutto tenuto e con l’aria un pò da secchioncello sfigato) l’opposto dell’altra (la classica ragazza un pò emo’ controcorrente e scazzata nei confronti della vita). La sorellastra della ragazza(Valeria Bilello) invece è attanagliata dalla paura di emanare un cattivo odore e sarà proprio lei che si innamorerà del protagonista De Luigi che si inserisce, grazie ad un incidente avuto con la Buy, nella storia stessa.
Salvatores ha voluto surrealmente giocare con il concetto di finzione e realtà per raccontarci e approfondire tematiche che, secondo me, sono comuni al cinema italiano che ho visto recentemente. La domanda che mi sono posto dopo aver visto questo film è se effettivamente si possa parlare di un cinema italiano omogeneo che abbia una suo background e la risposta che mi sono dato è che ,secondo me, esiste tra i registi una specie di sentire comune. Happy family ad esempio vede la morte del personaggio di bentivoglio in un’ottica conciliante sia col mondo che con tutti gli altri personaggi della storia, situazione che è avvenuta anche nel film la prima cosa bella di virzì in cui è proprio la morte di questa mamma imbarazzante che rimette in piedi un rapporto tra i fratelli e tra il protagonista e il mondo, così come in mine vaganti di ozpetek la morte riconcilia il figlio gay col padre e a sua volta il proagonista col mondo e volendo fare proprio i puntigliosi anche nel mediocre baciami ancora di Muccino il suicidio di santamaria è visto in ottica di riconciliazione tra gli amici( bella la scena in cui tutti loro si trovano dopo la morte nel loro luogo preferito e stanno là fino a mattina). Altro concetto ricorrente è quello della paura/insicurezza che emerge nitida nel film di Salvatores ed anzi ne è il concetto base ma che anche nel personaggio de la prima cosa bella emerge(un mastandrea che ha paura di vivere) o in quello di mine vaganti( un dialogo tra scamarcio e preziosi in cui il secondo confessa al primo di aver buttato 30 anni della sua vita nascondendosi) e addirittura verdone nel suo film è un prete pieno di dubbi e paure.

Insomma un cinema italiano che condivide le stesse tematiche che quindi descrive la stessa realtà o comunque la stessa esigenza di una realtà e che messosi alle spalle(spero) i soliti drammi minimalisti inizia ad avere un suo stile complessivo e messaggi finalmente ricchi di speranza e riconcilianti che una volta uscito dal cinema ti fanno stare bene e ti fanno sentire un pò più buono.

Tornando a Salvatores non resta che sottolineare una scena/gioello girata tutta in bianco e nero mentre Valeria Bilello suona chopin al piano dove si riprende tutta milano dapprima dall’alto e poi dal basso in cui ogni sequenza è una fotografia, e un finale leggermente aperto che però fa stare bene e sembra voler invogliare lo spettatore ad aprire la porta ad uscire e a vivere perchè al massimo la cosa più brutta che ti può capitare è essere felice

HAPPY FAMILY
Gabriele Salvatores, Italia-2010, 96′
VOTO (max 5)

About Catta

Catta