Hannibal Lecter – Le origini del male

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hannibal_origini_maleOrmai sono passati tre anni da quando ho visto quello che, all’epoca, era uno dei primi odiatissimi prequel di una serie di successo. Sto parlando di Hannibal Lecter – Le origini del male, tratto dal libro Hannibal Rising di Richard Harris, che fin dal principio aveva suscitato in me un certo scetticismo, per svariati motivi.

Innanzitutto perché Richard Harris aveva scritto il libro Hannibal Rising su commissione (poi dicono di Stephen King che sforna un libro all’anno. Harris ne sforna uno al decennio e glielo devono pure commissionare!), dietro richiesta del produttore De Laurentis, nientemeno. Quindi, a posteriori, era già vergognoso che l’inventore di Hannibal Lecter, una delle icone del secolo passato, avesse dovuto raschiare così il fondo, creando un libro talmente noioso e privo di pathos da non sembrare nemmeno suo: trama banalotta e lineare (basata sugli affascinanti flashback del capolavoro che era il romanzo precedente, Hannibal), personaggi “modaioli” (lady Murasaki, l’affascinante eroina giapponese, è un compendio di ogni cliché sulle donne forti asiatiche) e triti stereotipi (i nazisti cattivi fanno sembrare Hannibal un agnellino, davvero).

La seconda cosa che mi aveva fatto storcere il naso era la scelta dell’allora misconosciuto Gaspard Ulliel per vestire i panni del protagonista, decisamente poco “Hannibalesco”. Senza contare che il regista era lo stesso de La ragazza con l’orecchino di perla (che come genere c’entra poco e nulla) e il trailer sembrava quello di un qualsiasi filmetto horror, privo della poesia di un capolavoro come Il silenzio degli innocenti.

Insomma, all’ingresso del cinema non ero molto convinta, e infatti il film non è stato memorabile, sebbene fosse meno peggio di quanto mi aspettassi.

Premessa un cosa: questo film nella serie dedicata ad Hannibal per me si colloca al quarto posto. Primo, Il silenzio degli Innocenti, unico ed inarrivabile. Secondo, Manhunter, storico. Terzo, Red Dragon, dignitosissimo e con attori splendidi. Poi, Hannibal Lecter – Le origini del male. Ultimo, quell’obbrobrio di Hannibal, un’offesa al magnifico libro.

Detto questo, Hannibal Lecter – Le origini del male non poteva ovviamente essere meno che fedelissimo ad un libro scritto appunto col fine di trarne un film, diviso in due parti distinte; la prima che parla dell’ infanzia di Hannibal, la seconda della sua giovinezza.

La prima parte è la migliore, una favola nera con tanto di orchi e lupi cattivi e i poveri bambini che finiscono mangiati… La fotografia, sgranata ed onirica, le scene di guerra, sono le cose migliori di tutto il film.

La seconda parte scivola nel banale e diventa un classico thriller/horror senza troppe sorprese, anche per quanto riguarda lo stile registico, soprattutto perché chi ha visto Il Silenzio degli Innocenti o altri film dedicati ad un Hannibal sessantenne sa come andrà a finire. Per fortuna, però, quel Gaspard Ulliel che tanto mi preoccupava si è rivelato un bravissimo interprete, inquietante e con lo sguardo folle, il sorriso accattivante, la fossetta sulla guancia sinistra… insomma, anche un bel vedere, via.

Purtroppo, nonostante le premesse di fedeltà al libro, la trama viene un po’ alterata dallo stesso autore, qui in veste anche di sceneggiatore, che incappa in almeno un paio di vaccate: per esempio Hannibal all’inizio del film riesce ad arrivare da solo dalla Lituania alla Francia (ma quando mai??). Nel libro, essendo ancora un bambino, viene giustamente recuperato dallo zio (ancora vivo) e portato in Francia dove viene cresciuto soprattutto dalla zia, Lady Murasaki (ovviamente al cinema la morbosità incestuosa che segna fin dall’inizio il rapporto tra il piccolo e la zia viene stemperata, facendo sì che i due si incontrino quando Hannibal è già nel pieno dello sviluppo). Inoltre nel libro il pescivendolo viene ucciso dal piccolo Hannibal, il che rende il personaggio anche più inquietante.

Insomma, anche questa volta è stato dimostrato che nessuno, tranne Demme, è riuscito ancora a capire che per rappresentare al meglio la figura di Hannibal bisogna mantenere intatta la sua aura di mistero e cultura, e che quindi tutti gli “sproloqui” artistici o quelli legati al Palazzo della Memoria descritti da Harris non sono inutili orpelli, ma parte integrante del personaggio; invece, in questo film poteva esserci qualunque altro reduce di guerra cannibale ad agire al posto del protagonista, ad ulteriore dimostrazione dell’inutilità di qualsivoglia prequel, anche se ben fatto, soprattutto se deve reggere il confronto con un capolavoro indimenticabile come Il Silenzio degli Innocenti.

In definitiva, se Harris vuole scrivere, che smetta di farlo su Hannibal. E se gli spettatori vogliono vedere dei film sui cannibali e non su Hannibal, meglio che guardino Antropofagus di Massaccesi (quelli con tre dita di pelo sullo stomaco) o L’insaziabile con Robert Carlysle (quelli che adorano i film un po’ particolari ed indipendenti).

 

HANNIBAL LECTER – LE ORIGINI DEL MALE 
Hannibal Rising
Peter Webber, USA/Rep.Ceca/Francia/Italia 2007, 121′ 
  VOTO (Max 5)
5

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Erica
IL BOLLALMANACCO DI CINEMA - Un animo nerd che si nasconde dietro una facciata di normalità e adora sproloquiare di cinema.