Halloween

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halloween.png Nella mia personale classifica dei film horror d’oltre oceano, si annoverano tre titoli di John Carpenter, regista che amo particolarmente e che trovo essere il degno erede per quanto riguarda la capacità di creare tensione filmica di Alfred Hitchock, al pari probabilmente solo con Brian DePalma. Prima di The fog e La cosa, nel 1978 esce a sua firma Halloween, uno slasher che farà (e fa) storia.

Prima di tutto visto che mi piace sempre citarlo, voglio ricordare come questo sotto genere dell’horror sviluppatosi tra gli anni ’70 e ’80 fino a chiudersi (a mio parere) con lo Scream di Craven, ha radici italiche che risalgono al “Reazione a catena” di Mario Bava (1971), primo film in cui si vede la figura del maniaco omicida che uccide con armi da taglio gruppi di giovani ragazzi spesso e volentieri “disinibiti” (quasi come ad essere una critica alle troppe libertà sessuali degli anni ’70). Halloween nonostante sia molto postumo a questo film come ad altri lavori italiani e non (cito “La bestia uccide a sangue freddo” di Fernando DiLeo e “Un natale rosso sangue” di Bob Clark) viene considerato il vero e proprio padre dello slasher, sia perché è il capostipite di una serie infinita di sequel che porteranno il personaggio di Michael Myers ad essere tra i villain più conosciuti del cinema, sia perché a mio parere riesce a slegarsi dall’idea dell’horror movie di nicchia (o di serie B) grazie ad una fattura registica così incredibile da farlo diventare modello di cinema autoriale al 100%.

Qui la trama anche se la conoscerete già tutti (wikipedia): “Nella città di Haddonfield, Illinois, il piccolo Michael Myers durante la notte di Halloween, uccide la sorella maggiore che gli stava facendo da baby-sitter. Da allora Michael rimane in un ospedale psichiatrico sotto l’osservazione dello psicologo Samuel Loomis. Passati quindici anni Michael evade nella notte di Halloween e ritorna ad Haddonfield dove commetterà una serie di nuovi omicidi“.

La cosa che mi stupisce ogni volta che riguardo questo film è l’incredibile capacità del regista di creare tensione e paura “sul nulla”. Per una buona metà pellicola infatti non succede quasi nulla di particolarmente “slasher”, il sangue lo si vede a malapena. Ma grazie ad una colonna sonora (o meglio ad un tema) piuttosto inquietante e martellante ad opera dello stesso Carpenter e grazie alla sua capacità di far avvertire sempre e comunque quel senso di pericolo allo spettatore, l’effetto paura è molto ma molto più pregnante di tante sciocchezze che si sono viste susseguirsi nel corso degli anni e che si vedono soprattutto ora.

L’idea vincente a mio parere è stata il mettere il “villain” della situazione al centro di quasi ogni scena ma mai in maniera diretta. Quando lo si vede muoversi e spiare per esempio, lo si vede tramite la sua soggettiva (come nella incredibile scena iniziale) oppure inquadrato di spalle o da lontano, ma mai al centro dell’attenzione. Tante, tantissime sono le scene in cui lo si vede passare con la macchina, piuttosto che fissare a diversi metri dai protagonisti; non ci viene mai mostrato “apertamente” ma viene sempre fatto percepire. L’effetto che questo crea nello spettatore è di una sorta di “caccia al tesoro” in ogni scena; senza che la musica o le inquadrature sottolineino la sua presenza lo si può trovare davvero in tanti fotogrammi in secondo o terzo piano, pronto in ogni momento ad agire. Ecco che quindi quella porta aperta sullo sfondo crea solo tensione, come la siepe piazzata proprio lì o quei riflessi e quelle ombre che si vedono in casa: Michael Myers potrebbe essere ovunque.

Il serial killer, creato peraltro dalla stessa mente del regista, ha poi diversi aspetti che lo rendono una figura particolarmente interessante. Anzitutto non dice una parola da inizio a fine film, lo si sente vivo tramite il solo respirare dietro quella inquietante maschera bianca (che mai viene tolta se non per qualche secondo). E al di là che respiri e si muova non da veramente l’idea di essere un normale essere vivente, ma quasi più una entità malvagia in sé e per sé, un demonio che ha preso possesso di un corpo umano, con i suoi movimenti lenti e terribilmente paurosi, la sua forza sovrumana o quel modo completamente privo di emozioni con il quale guarda e uccide le sue vittime. Non c’è da stupirsi insomma dell’incredibile successo che ha avuto come personaggio!

Al di là di Michael Myers in quanto a personaggio, al di là della bravura del regista coi suoi incredibili movimenti di macchina, al di là della sua capacità di creare tensione “senza sbrodolare” e delle sue musiche, bisogna ammettere che il resto dei comparti tecnici della pellicola non colpiscono più di tanto. Anche le interpretazioni sono particolarmente anonime, le classiche figure un po’ bidimensionali perfette per essere ammazzate da un maniaco assassino in un film horror. Ma John Carpenter e Michael Myers BASTANO, questa è una garanzia.

Per chi non l’avesse visto quindi non posso che consigliare questo Halloween (o come hanno tradotto in italiano “Halloween-La notte delle streghe“…ma perché?!), se non altro per rendersi conto di come il buon John Carpenter sia un autore con la A maiuscola visto che ha scritto soggetto, sceneggiatura, musiche ed ha diretto un cult di queste proporzioni.

HALLOWEEN – LA NOTTE DELLE STREGHE
Halloween
John Carpenter, USA 1978, 87′
VOTO (Max 5)

About ilpina

ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.