Gravity

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gravity.pngMamma mamma, da grande voglio fare l’astronauta!” – “Tesoro di mamma, te lo puoi scordare” (Cit. mamma dopo aver visto Gravity). Finalmente posso dire di essere d’accordo coi premi assegnati dall’Academy quest’anno. 10 candidature e 7 Oscar vinti più che meritatissimi per questo ultimo incredibile lavoro del regista messicano Alfonso Cuarón. Ed anzi, posso aggiungere che avrebbe dovuto vincerne anche “Miglior film” togliendolo a quel lavoro mediocre di 12 anni schiavo.

Il fatto è che in questo caso si può parlare davvero pienamente e finalmente di cinema moderno, di cinema totalmente scevro da cliché, tecnicamente e artisticamente al passo coi tempi. Mi riferisco soprattutto al 3D, tecnologia che io da sempre ABORRO e di cui ho smesso volontariamente di fruire anni fa (non ho ricordi di quale sia stato l’ultimo film in 3D che ho visto!).

Ma andiamo con ordine, partendo dalla trama: “La brillante dottoressa Ryan Stone è alla sua prima missione spaziale, mentre l’astronauta Matt Kovalsky è all’ultimo volo prima della pensione. Quella che per loro doveva essere una passeggiata spaziale di routine si trasforma in una catastrofe. Lo shuttle viene distrutto e loro si ritrovano soli nell’assordante silenzio dell’universo. Fluttuanti nell’oscurità e privi di qualunque contatto con la Terra non hanno apparentemente alcuna chance di sopravvivere anche per via dell’ossigeno che va esaurendosi. Forse l’unico modo per sperare di tornare a casa è quello di addentrarsi nello spazio infinito”.

Un film per essere un GRAN film deve a mio parere riuscire, al di là della trama e quant’altro, a trasmettere un’atmosfera. Deve saperti immergere nelle immagini, nei suoni, nei colori della pellicola. Il 3D al cinema è da sempre stato utilizzato per far entrare lo spettatore dentro i film, per fargli vivere quello che vivono i protagonisti. Il che a mio parere è sempre stato fatto in maniera del tutto commerciale, senza grandi risultati ma soprattutto (il che è peggio) senza alcun tipo di volontà artistica. Posso dire con certezza che Gravity è invece il primo film in cui il 3D è aspetto più che fondamentale, direi quasi “fondante” della pellicola. E’ un film che al di fuori della sala cinematografica con gli occhialini addosso non può rendere, non può esprimere tutta la sua potenza visiva. La fotografia di Emmanuel Lubezki (avete presente film come “Il mistero di Sleepy Hollow” e “The tree of life”? Ecco…) combinata con un effetto tridimensionale sapiente ed effetti speciali per nulla “sbrodoloni” toglie il respiro dalla prima all’ultima scena. Oscar per la fotografia e gli effetti speciali meritatissimi a mio parere. Lo spazio aperto ci viene mostrato in tutta la sua magnificenza, con quel senso di paura e al contempo di rispetto, di meraviglia e pace. Direi che descrizioni così intense (anche emotivamente!) dell’universo le ho potute vedere solo in 2001:Odissea nello spazio e in The tree of life (appunto).

L’atmosfera è accentuata anche da meravigliose idee per il sonoro (il film ha vinto anche per questa categoria e per “miglior montaggio sonoro”) impuntate tutte sul cercare di dare un’idea quanto più realistica possibile dello spazio. Nello spazio non c’è aria, ergo non c’è nulla che trasmetta il suono. Che senso ha far sentire le esplosioni se non per la volontà “alla Michael Bay” di attirare un certo pubblico con facilonerie? Cuarón tiene molto a questo, e durante le scene “esterne” (quasi tutto il film) ci fa sentire esclusivamente il suono ovattato che gli astronauti possono sentire nel contatto diretto con gli oggetti, ci fa sentire le voci dei protagonisti trasmesse come segnali radio e direttamente solo in alcune parti in cui la telecamera entra letteralmente nel casco degli astronauti (idea da 10 e lode per me). Ma la cosa più importante è che riesce a far percepire l’ansia, la tensione e la paura tramite i respiri affannosi o i suoni sordi dei pericoli intorno (può venirti anche un’astronave addosso ma finche non ti giri a vederla non te ne puoi accorgere se non per piccoli detriti che ti investono). Un lavoro ottimo che sfrutta tutta la potenza dell’idea di non poter sentire i pericoli. Lo spettatore rimane spesso e volentieri sospeso come in una bolla d’aria.

Al di là di questi aspetti tecnici molto interessanti il regista riesce a trasmettere un profondo senso di ansia e preoccupazione anche con le situazioni che si vengono a creare nella storia. Per carità, nulla di trascendentale (sono in sostanza una serie di guasti tecnici e situazioni difficili da sbrogliare) ma tutto perfettamente in linea con l’idea di film che si voleva dare. Lo spettatore sta un’ora e mezza col fiato sospeso, senza un attimo di tregua, come respirando affannosamente quel poco ossigeno che può essere presente in una tuta spaziale. Ogni particolare, ogni oggetto che sfugge dalle mani perdendosi nell’universo, ogni piccola cosa non notata, può essere sintomo di un pericolo futuro da dover scampare per sopravvivere.

Il film ha anche un bel senso profondo sotto, soprattutto per la storia personale e i diversi cambi di umore e stato del personaggio di Sandra Bullock (bravissima peraltro). Come ci si può comportare in una situazione di estremo pericolo in cui nessuno può aiutarti? Da soli, a migliaia di chilometri di distanza dalla terra, al buio, al freddo, senza sentire nulla, senza la gravità? Come trovare la forza e il coraggio di sopravvivere? Devo dire che partendo da questi interrogativi generali la sceneggiatura sebbene (naturalmente) scarna crea più di un momento altamente emozionante, riesce a far pensare e commuovere.

Ringrazio il mio multisala di fiducia di avermi dato la possibilità ex-post di vedere al cinema questo capolavoro (mannaggia a me che me lo sono perso quando è uscito!) perché dire che merita è davvero un eufemismo. Questo è davvero grande cinema, questo è quello che l’Academy dovrebbe sempre premiare al posto delle solite storie trite e ritrite su situazioni di emarginati, dirette nella solita maniera e contenenti il solito messaggio.

E lode e gloria ad Alfonso Cuarón , oltre che regista ideatore di soggetto, sceneggiatura, montaggio, e pure produttore. 7 Oscar sono stati pure pochi!

GRAVITY
Alfonso Cuarón, USA/Gran Bretagna 2013 (uscita italiana 2014), 90′
VOTO (Max 5)

About ilpina

ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.