Ghost Rider

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ghost_riderCapitano talvolta quelle serate in cui si arriva al cinema solo per il gusto di entrare nella sala. Qualunque film va bene, se poi a trascinarti è il fidanzato fumettodipendente (non che io non lo sia…) della tua migliore amica, viene automatico finire a vedere una gigantesca tamarrata come Ghost Rider (rigorosamente pronunciato alla texana, enfatizzando molto la E e la R finali, sennò nemmeno vi danno il biglietto)

Premesso che Ghost Rider è un fumetto che non ho mai particolarmente apprezzato, anche perché onestamente l’idea di un tizio che finisce a fare il vendicatore in motocicletta con tanto di teschiazzo fiammeggiante al posto della faccia dopo un patto con il diavolo non mi è mai sembrata troppo esaltante… Tuttavia, se al personaggio mette mano gente come Garth Ennis (lo scrittore di Preacher e The Boys, per intenderci) vengono anche fuori delle belle storie, intriganti e particolari. Purtroppo, da Mark Steven Johnson, “geniaccio” della sceneggiatura che ci ha regalato perle trash come Daredevil,  Elektra e Jack Frost , non ci si può aspettare altro che un filmaccio banale, tamarro e zeppo di effetti speciali pure abbastanza infimi.

Trama: il motociclista acrobatico Johnny Blaze (Matt Long da giovane, Nicholas Cage col parrucchino da adulto) firma un patto con Mefistofele (Peter Fonda, nientemeno!!!) per salvare la vita al padre malato di cancro. Ovviamente, ciò che il diavolo risana da una parte, distrugge dall’altra, e il povero papà muore comunque, com’era prevedibile. Il povero Johnny abbandona paese e fidanzata e cresce per diventare il più famoso e folle motociclista acrobatico del mondo, finché il diavolo non reclama il suo Ghost Rider per impedire che il figliolo BlackHeart (Wes Bentley) riscuota tutte le anime dannate di un paesino del west, diventando più potente del mefistofelico genitore. Ovviamente starà a Ghost Rider fregare entrambi e riconquistar la fidanzata di un tempo (Eva Mendes).

La prima cosa che colpisce di questo film è l’incredibile vena trash che parrebbe inesauribile, dall’orrendo prologo in perfetto stile “Lassù nel Montana, tra mandrie e cowboy…” alla Tex Willer, passando per i titoli di testa e le smorfie di Nicholas Cage parrucchinato, fino ad arrivare all’omaggio al mai dimenticato Marshall Bravestarr, con tanto di cavallo infuocato.

Lo stile registico in sé ormai non è nemmeno più uno stile, a meno che non vogliamo considerare tale l’ormai sfruttatissima tecnica “videoclip”  a base di immagini emblematiche e “cool” a sé stanti, scandite da roboanti e fracassone sequenze di esplosioni ed effetti speciali (insolitamente di bassa fattura, tant’è che il teschio animato pare più un bamboccio di plastica…). Solitamente, film simili vengono almeno salvati dalla bravura degli attori… Tuttavia, chi avrebbe il coraggio di definire bravo uno che, soprattutto in questo film, recita come lo Jacopo Ortis di Zelig, ammiccando al pubblico e anche ai nemici, indicandoli con l’ossuto ed infuocato ditino? E questo solo quando non è impegnato a mostrarci le sue “molteplici” espressioni facciali, con lo sguardo fisso più o meno perso nel vuoto in modo più o meno minaccioso (??)

Il personaggio diventa molto più espressivo grazie alla Computer Graphic che ci regala un simpatico teschio parlante, il quale, pur non potendo contare su occhi e sopracciglia, riesce a trasmettere una più vasta gamma di espressioni facciali, anche se l’omaggio a Skeletron e Malefix, grazie anche ad una vocetta italiana che lo rende una peppia isterica, è palese e al limite del ridicolo. Parlare di Eva Mendes sarebbe poi come sparare sulla croce rossa, tuttavia il personaggio da lei interpretato richiede sex appeal e il carisma di una papera di gomma, quindi diciamo che la signora è perfettamente in parte. Gli unici degni di nota sono Wes Bentley, il cui personaggio è l’unico immune dalla patina di trash che avvolge gli altri, e Donal Logue, che interpreta il fidato amico di Johnny Blaze.

Secondo me l’errore madornale di questo film è l’essere impostato su toni scanzonati. Il miglior Ghost Rider è oscuro, cinico e cattivo, non un fumettone da quattro soldi impostato su umorismo che sfiora il ridicolo dei migliori Vanzina. A differenza dei Fantastici Quattro, che possono permettersi un’atmosfera più “camp” e allegra, e rendono bene anche nel non eccelso film, Ghost Rider andava immerso in un’atmosfera non solo lievemente horror, come inquesto caso, ma quasi gotica, pessimista e oscura, senza l’orrido happy end che, pur lasciando le cose in sospeso, ricorda uno spot della Miralanza, con tanto di fiorellini lilla in primo piano. Non so cosa ne pensino i fan, ma credo proprio che questo film sia stato per loro una delusione ancor maggiore.

GHOST RIDER
Mark Steven Johnson, USA/Australia 2007, 114′
VOTO (max 5)
2
VOTO TRASH (involontario)
trash trash trash
VOTO RISATA (involontaria)
Sorridente Sorridente Sorridente Sorridente

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Erica
IL BOLLALMANACCO DI CINEMA - Un animo nerd che si nasconde dietro una facciata di normalità e adora sproloquiare di cinema.