Ghost Dog – Il Codice del samurai

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ghost_dog“Nella regione di Kamigata è diffusa una specie di cestino da pranzo intrecciato che si usa un solo giorno, nelle passeggiate campestri. Al ritorno i gitanti se ne liberano calpenstandolo. La fine è importante in tutte le cose.”
(breve aforisma da “Hagakure kikigaki”)

Bushido, ovvero “la via del guerriero”, del ninja o del samurai che dir si voglia. La lingua giapponese, come del resto tutta la sua cultura, è costruita su immagini. Ogni parola racchiude più significati e sta alla persona di comprenderne l’essenza a seconda dell’attimo che si sta vivendo.
Anzi, un passo dell’ “Hagakure” dice proprio (trasposizione libera-ndr) che la vita va vissuta attimo per attimo, cogliendo l’essenza del momento presente.
Una visione ascetica, che probabilmente è impossibile (almeno per noi occidentali “civilizzati”) comprendere fino in fondo, quasi come vivere senza empatia verso il mondo esterno.

Meno nobile anche visivamente il mafioso “vecchio stampo”, una parodistica rappresentazione di un’altra cultura. Scordatevi Marlon Brandon e Al Pacino, qui siamo nell’ultimo dei sobborghi del New Jersey. Non ci sono grandi lotte di potere, spargimenti di sangue, onore e rispetto tanto decantati da persone che impongono la loro autorità al di sopra della legge con supponenza. Qui il boss paga l’affitto a un cinese e mette in vendita la residenza estiva! Lo stesso boss che oramai non è che uno sbiadito ricordo di un sistema che ha perso tutti i valori che ancora decanta, ma è una propaganda fine a se stessa.

Proviamo però a ritrovare il gusto antico della nobiltà, della cultura, dell’onore e del rispetto. Non quello che ora ci si guadagna con la paura e con l’omertà dei deboli: il rispetto che nasce dall’ammirazione e dalla devozione.
Così nel 1999 abbiamo un vero samurai che segue alla lettera il codice Hagakure (“Hagakure Kikigaki” di Yamamoto Tsunetomo. Testo letterario giapponese che descrive il “codice” del guerriero attraverso svariate “massime”. Purtroppo nessuna edizione occidentale ha saputo mai trascrivere l’intera raccolta delle massime dato che alcuni risulterebbero incomprensibili perchè troppo legati alla cultura giapponese. Ironicamente anche il protagonista del film così ligio al dovere non può avere tutte le nozioni al completo avendo un’edizione in inglese!).
Vive sulla terrazza di un fatiscente palazzo di un sobborgo anonimo, povero, triste occupandosi esclusivamente di alcuni piccioni. Un’anima solitaria devota in tutto e per tutto alla sua causa fino al martirio. Non teme la morte, perchè ha iniziato il suo viaggio con la consepevolezza di non essere più in vita, solo così potrà avanzare senza esitazione verso il suo destino:
il primo stralcio dal codice del samurai è il seguente:

“Il codice del Samurai va cercato nella morte. Si mediti quotinianamente sulla sua ineluttabilità.
Ogni giorno, quando nulla turba il nostro corpo e la nostra mente, dobbiamo immaginarci squarciati da frecce, fucili, lance, spade. Travolti da onde impetuose, avvolti dalle fiamme in un immenso rogo, folgorati da una saetta. Scossi da un terremoto che non lascia scampo, precipitati in un dirupo senza fine. Agonizzanti per una malattia o pronti al suicidio per la morte del nostro signore. Eogni giorno immancabilmente dobbiamo considerarci morti. è questa l’essenza del codice del samurai.”
(traduzione italiana del testo inglese).

Noi, che non abbiamo abbandonato l’empatia verso il prossimo potremo emozionarci nella sua storia, indignarci per le sue scelte drastiche. Oppure sposeremo con commozione la sua causa, se e quando avremo compreso veramente cosa significa abbandonare se stessi a un’idea che potrebbe essere la sola cosa rimasta pura in un mondo effimero e di apparenze.

Jim Jarmusch si ispira a “Le Samourai” di Melville per raccontarci questo, e lo fa nel migliore dei modi possibile.
Ogni cosa è curata nel dettaglio. Le scene dove siamo soli con Ghost Dog sono lente e pacate, quando è insieme ai suoi amici è tutto più sereno e quando uccide sono immagini veloci e determinate come è il suo modo di agire senza incertezze. Inoltre Forest Whitaker è immedesimato al cento per cento nella sua parte, dal suo modo di parlare al suo modo di muoversi anche all’occhio di chi si intende un minimo di arti marziali. Molto azzeccati gli aforismi scelti (anche con un po’ di ironia se pensiamo a quello che parla dell’uso della terra rossa).
Degna di nota è la parte umoristica, dalla stereotipizzazione dei gangster (tutta da godere la scena delle esecuzioni nella villa) e l’assurda amicizia tra un killer e un gelataio francese che, parlando due lingue diverse, non capiscono una parola di quello che si dicono. Un po’ banale e semplicistico dire frasi come ‘la vera amicizia non ha bisogno di parole‘ ma l’altezza del film sta proprio nell’essere semplice ed essenziale, come è consueto nella cultura giapponese.

GHOST DOG – IL CODICE DEL SAMURAI
Ghost Dog – The way of the samurai
Jim Jarmusch, USA 1999, 116′
VOTO (Max 5)
10

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Gianluca
"Io posso farti avere quello che vuoi..posso farlo posso procurarti qualunque cosa non devi fare altro che parlare con me, fidati di me fidati perché io sono il tuo confessore..sono sono il tuo strizzacervelli, io sono il tuo collegamento diretto alla..centralina delle anime.Io sono l'uomo magico.. il Babbo Natale del subconscio. Lo dici, lo pensi, puoi averlo"