Fuoco cammina con me

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« Alla fine della serie mi sentivo giù. Non mi risolvevo a lasciare il mondo di Twin Peaks. Ero innamorato del personaggio di Laura Palmer e delle sue contraddizioni: raggiante in superficie ma con la morte dentro. Volevo vederla vivere, muoversi e parlare» .

Fu con queste parole che il grande David Lynch volle spiegare il motivo di questo film: Twin Peaks, la serie cult da lui ideata (ma girata solo in parte), dopo un anno dalla sua cancellazione gli era rimasta ancora attaccata addosso, facendo crescere in lui la necessità più che il desiderio di riprendere in mano quel materiale e quei personaggi. L’idea alla base di tutto secondo me è stata un vero colpo di genio: la serie girava intorno all’omicidio di una ragazza, Laura Palmer, che sebbene mai presente “da viva” ne è stata la protagonista reale; con questo film Lynch approfondisce la sua figura e svela alcuni misteri lasciati sulla strada dagli episodi.

Nello specifico la pellicola tratta degli ultimi giorni di vita di Laura Palmer e delle indagini sull’omicidio di Teresa Banks, uccisa prima di Laura dal suo stesso assassino. E no, non sono così sintetico perché non voglio scrivere la trama in maniera più estesa, ma semplicemente per dire: se non avete visto le prime due stagioni di Twin Peaks (visto che è appena uscita la terza!) non leggete questa recensione che tanto non ci capireste nulla…e filate a recuperarla! 😉

Al di là di qualche piccola variazione di tema e di tono (è per esempio del tutto assente il classico umorismo che caratterizzava la serie -Gordon Cole a parte- e certi personaggi), questo film È Twin Peaks. Non è quindi molto facile, per non dire che è impossibile, parlarne senza valutare anche parzialmente quanto già visto: l’aspetto visivo è lo stesso soprattutto per quanto riguarda le scene più oniriche, i personaggi sono caratterizzati ed hanno un certo spessore perché li abbiamo già conosciuti, come del resto i luoghi esplorati. Diciamo che se non avessi mai visto la Loggia Nera, trovarmela così “di sorpresa” in un film non avrebbe potuto che farmi sbarrare gli occhi e gridare al miracolo (come del resto è stato nell’ultima puntata della seconda stagione).

Il bello del lavoro al di là di qualche chicca e dello spiegare finalmente alcune cose (o meglio, spiegarle meglio…per esempio l’origine del nano) è naturalmente, neanche a dirlo, Laura Palmer. Da amante della serie ho avuto la sensazione di vedere finalmente una persona che conoscevo già virtualmente: sapevo del suo magnetismo, sapevo della sua doppia vita, dei suoi misteri, ma vederla finalmente “di persona” nel vivere i suoi ultimi giorni è stato a dir poco emozionante. Conoscendola ho avuto la conferma del perché senza vederla mezzo secondo nella serie fosse riuscita ad esserne il vero fulcro! Stiamo parlando di un personaggio particolarmente sfaccettato per il quale è davvero molto difficile capire dove comincia e dove finisce ciascuna parte del suo carattere. Direi che nel complesso di lei emerge la fragilità, come se il fulcro della sua esistenza fossero esperienze talmente forti e traumatiche (pensate a quello che le ha fatto Bob…) da farla essere sostanzialmente una vittima, vittima di un maleficio, vittima delle altre persone che ne approfittano di lei, ma anche vittima di sé stessa e delle scelte sbagliate fatte per mettere a tacere la sua sofferenza interiore. Si avverte la sua sofferenza, la sua paura, la sua voglia di scappare -rappresentata dal suo essere così “lasciva”- ma al contempo la rassegnazione nel non riuscire ad avere una vita normale -rappresentata dal rapporto con Donna e James-. Ho provato davvero molta empatia per lei.

Un tema che invece ho trovato del tutto nuovo è stato quello religioso, soprattutto nella parte finale del film. Diciamo senza spoilerare nulla che mentre nella serie si avvertiva un forte senso di male incombente contro al quale non c’è nulla (se non una mera realtà vittima dello stesso), nel film è presente ma in misura minore una certa speranza in un bene superiore, anche se, non illudetevi, la visione di Lynch è pur sempre la visione di Lynch.

Concludo togliendomi un sassolino dalla scarpa: la cosa che mi ha fatto più ridere è stata la traduzione italiana del titolo. Da noi c’è questa orrenda abitudine di cambiare i titoli originali delle pellicole traducendoli e allungandoli per specificarne meglio il contenuto o il tema (tipo “Vertigo” che diventa “La donna che visse due volte”). Mi spiegate allora perché una buona volta che bastava tradurre letteralmente il titolo originale ovvero “Twin Peaks : Fuoco cammina con me” i nostri geniali distributori hanno voluto farlo girare solo come “Fuoco cammina con me” togliendo l’unico riferimento utile che potesse attirare il pubblico a vederlo? Poi vabbè, Leland Palmer che viene pronunciato “LELAND”, o ancora peggio Donna che diventa “DANA”…ma perché’?!

 

FUOCO CAMMINA CON ME
Twin Peaks : Fire walk with me
David Lynch, USA 1992, 134’
VOTO (Max 5)

About ilpina

ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.