Foxcatcher – Una storia americana

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foxcatcherIspirato a fatti realmente accaduti foxcatcher racconta la fosca e affascinante storia dell’improbabile e sostanzialmente tragico rapporto tra un eccentrico miliardario e due campioni di lotta libera. Quando il lottatore medaglia d’oro alle Olimpiadi Mark Schultz viene invitato dal facoltoso erede John du Pont a trasferirsi nella residenza di famiglia per aiutarlo a formare una squadra da allenare in vista dei giochi olimpici di Seul del 1988 nella sua nuova struttura sportiva all’avanguardia, Schultz coglie al volo l’opportunità, sperando di potersi concentrare sul suo allenamento e di riuscire finalmente ad uscire dall’ombra del suo venerato fratello, Dave. Ma non è tutto oro quel che luccica…

Ogni tanto arrivano quei film che mi fanno sbilanciare, di quelli che uscito dalla sala non posso che osannare o demolire lasciando il politically correct in cantina, di quelli che mi fanno scrivere la recensione nella mia testa già in macchina sulla strada verso casa. Ecco, Foxcatcher è assolutamente un film di questi. Io wooders non riesco a capacitarmi di come un lavoro così sia potuto passare in sordina nelle nostre sale, senza contare il nulla di fatto agli Oscar. Nulla di fatto su 5 nomination e con avversari che, Birdman a parte, a mio parere non erano per nulla sul suo stesso livello.

Foxcatcher parte nelle premesse come un film di sport ma nel suo svolgersi pur mantenendo questa peculiarità inizia a snocciolare uno dopo l’altro temi, argomenti, pensieri e situazioni che il regista scava facendogli raggiungere una profondità e un interesse davvero notevoli. Si parla del rapporto con il denaro, di solitudine, di legami familiari (madre/figlio e tra fratelli soprattutto), di pazzia, di menzogne, di perdizione, di valori americani, di facciata, di mass media e chi più ne ha più ne metta. Una storia che con la sua incredibile umanità da vita a un classico “drammone” di quelli intensi che non vedi l’ora di comprarti in DVD.

Il film ha come perno la figura di John du Pont, un ricchissimo amante della lotta libera che con il peso della fama della sua famiglia sulle spalle e una madre che da sempre ha tentato di sminuirlo, cresce pensando di dover necessariamente dimostrare di essere qualcuno, circondato dal denaro e dall’idea di che tutto abbia un prezzo. Un uomo fondamentalmente solo, traviato dalle vicissitudini della propria vita e plasmato in una psiche infantile incapace di accettare un no, incapace di relazionarsi in un mondo in cui non sia lui al centro di tutto e incapace di vivere in una situazione in cui le sue menzogne non siano veritiere. Una persona estremamente inquietante che utilizza il potere e il denaro di cui dispone per ricrearsi una vera e propria realtà alternativa fatta di falsi avvenimenti, false amicizie e false parole che lui coscientemente cerca di far diventare reali piegando le coscienze altrui. Capite che non stiamo parlando di un personaggio particolarmente “semplice” da interpretare…e chi ci ha pensato? Steve Carell…ma quello di “Un’impresa da Dio”? Quello di “40 anni vergine”? Sì wooders, proprio lui. E non per dire una banalità ma è proprio vero che chi sa essere un bravo attore comico certamente può fare ottimi ruoli drammatici, come ci hanno dimostrato in tanti e come dimostra anche lui qui. Con i suoi sguardi, i suoi silenzi e quelle espressioni sempre compassate riesce a dare vita a uno dei personaggi più intriganti e psicologicamente interessanti visti al cinema negli ultimi anni. Tra l’interpretazione e una straordinaria trasformazione facciale ho faticato per tutta la durata a riconoscerlo nel personaggio!

Per un Carrell che “ma è proprio QUEL Carrell?” in questo film c’è anche un incredibile Channing Tatum (ma proprio quello di “Step up” e “G.I. Joe”? Sì…) e un altrettanto bravissimo Mark Ruffalo (ma parli di Hulk? Sì, ancora una volta sì…). Io non so per quale strana congiunzione astrale siano diventato tutti OTTIMI in questo lavoro, ma è così! Tantum a dire il vero forse lo posso intuire in quanto il suo personaggio (al secolo Mark Schultz) è il classico super sportivo muscoloso con la mascella in fuori e una mente non così eccelsa, uno di quelli a mò cavernicolo che ti aspetti da un momento all’altro esordisca con un “io prendere clava buga buga”. La questione è che lo rende in maniera davvero perfetta e lo spettatore tra i suoi errori di analisi, le sue imperfezioni e la sua storia non del tutto semplice finisce nel corso della pellicola ad affezionarsi molto a lui, a provare empatia per un ragazzo così semplice ma così sostanzialmente buono e ingenuo come un bambino. Si percepisce nei suoi occhi persi e nei silenzi un sottofondo di estrema malinconia (non picchiatemi ma mi ha ricordato l’Ennis Del Mar di Heath Ledger), come l’estremo entusiasmo in alcuni sguardi accesi.
Il personaggio di Raffalo non risulta invece così interessante (è un uomo di sani principi molto “normale” se vogliamo) ma devo dire che la sua interpretazione mi ha molto colpito.

Detto questo voglio menzionare anche la regia sempre silenziosa, pensata, sapiente. Tra piccoli e grandi avvenimenti riesce senza troppo clamore a snocciolare un milione di temi e situazioni in un climax ascendente che è tutto un programma, anche se capisco che per “chi non è in serata” il film possa risultare lento o addirittura noioso (dipende sempre da quanto ti prende…). Certamente più che meritatissimo il premio riconosciuto al regista Bennett Miller lo scorso festival di Cannes. Ho anche apprezzato moltissimo le musiche, una sezione d’archi molto molto cupa (coi violoncelli particolarmente persistenti) con brevi ma intensi fraseggi di pianoforte. Roba da far venire i brividi!

Sono molto deluso del fatto che non sia stato pubblicizzato abbastanza quindi vi dico (e vi esorto): guardatelo al cinema se qualche fortunato lo trova da qualche parte o cercate di recuperarlo:  Foxcatcher è certamente uno dei migliori film prodotti nel 2014.


FOXCATCHER – UNA STORIA AMERICANA

Foxcatcher

Bennett Miller, USA 2014, 134′
VOTO (max 5)

About ilpina

ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.