Edward mani di forbice

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edward_mani_di_forbiceBurton tratteggia una moderna favola dark con estrema grazia e un lirismo molto ben dosato reso indimenticabile anche dalla straordinaria colonna sonora firmata da Danny Elfman.  In una fredda e nevosa notte d’inverno una nonnina racconta la favola della buonanotte alla nipote, una bimbetta che sembra ancor più piccola sprofondata com’è nel suo letto assurdamente grande. Così inizia quello che a mio parere può essere definito come il film più bello ed emozionante di Burton, una storia triste ma dolcissima tratta dalla raccolta “Morte malinconica del bambino ostrica e altre storie”.

Giunta all’ultima tappa del suo giro di visite Peg (Dianne Wiest) , la rappresentante Avon di uno stereotipatissimo quartiere residenziale, varca il cancello del tetro castello che, dal cucuzzolo del monte su cui sorge, sovrasta la cittadina.
Senza incontrare anima viva attraversa il giardino popolato da fantastiche topiarie e sale le scale del maniero -che ha tutta l’aria di essere disabitato- finché in un angolino buio della soffitta trova Edward, un umanoide a metà strada tra il Pinocchio di Collodi e la “creatura” di Shelley, il cui padre-scienziato Vincent Price è deceduto prima di finire di assemblarlo, lasciandolo così con delle affilate lame al posto delle mani.

Superata la paura e la diffidenza iniziale, Peg decide di ospitare Edward nella sua casa color pastello, per aiutarlo ad inserirsi in società ed offrirgli così l’opportunità di vivere una vita “normale”.
Inizialmente le cose sembrano andare per il meglio, il manidiforbice dimostra infatti uno spiccato senso artistico che conquisterà tutti i vicini: non c’è siepe che non sia magistralmente tosata né mantello di barboncino o chioma di signora che non riceva un personalissimo taglio.
La situazione però precipita costringendo Edward a fuggire, e rinunciare così anche all’amore della giovane figlia di Peg, Kim (Winona Ryder), quando le cosiddette persone normali realizzano di non poterne contaminare la purezza e il candore con la meschinità e il perbenismo ipocrita di cui esse quotidianamente si nutrono.

Esteticamente parlando la pellicola è un vero e proprio omaggio ai grandi maestri dell’espressionismo tedesco, in particolare a Wiene e al suo celeberrimo “Il gabinetto del Dr. Caligari”: la figura dello scienziato invasato che si sostituisce a Dio, l’andatura goffa quasi da sonnambulo del protagonista, il costume, i capelli e il trucco (il volto terreo e gli occhi bistrati)… tutto ci rimanda al capolavoro degli anni Venti.
E poi i macchinari, gli ingranaggi, la freddezza dell’acciaio delle catene di montaggio presenti sin dai titoli di testa in quasi tutti i suoi film e che diventeranno una sorta di (mi si passi il gioco di parole) “marchio di fabbrica” del regista, si antropomorfizzano ma contrariamente a quanto accade in Metropolis di Lang essi diventano oggetti rassicuranti e benevoli, dotati di anima e cuore: un animismo di chiara derivazione disneiana.

Le lame sono alla base dell’alienazione e del perenne stato di frustrazione in cui l’artista vive, seppur strumento prezioso per sublimare la propria arte esse si rivelano tanto ingombranti da essere d’impaccio in un qualsiasi contesto quotidiano rendendo impossibile ogni altra forma di comunione con il resto del mondo. Un’analogia questa, tanto lampante quanto difficile da mettere in scena senza incappare in stucchevoli pedantismi.
Burton tuttavia ci riesce splendidamente: tratteggia questa moderna favola dark con estrema grazia e un lirismo molto ben dosato reso indimenticabile anche dalla straordinaria colonna sonora firmata da Danny Elfman.

Nel suo primo ruolo veramente maturo troviamo un giovane e molto convincente Johnny Depp agli albori di quella che sarà una fortunatissima carriera nonché l’inizio di un proficuo sodalizio artistico col regista tanto che diciassette anni più tardi lo troveremo di nuovo in una soffitta e sempre con dei rasoi per le mani, nei panni del diabolico barbiere Sweeney Todd.

 

EDWARD MANI DI FORBICE
Edward Scissorhands
Tim Burton, USA 1990, 100’
VOTO (max5)
10

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