Ed Wood

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Una sorta di “Big Bang” per me, uno di quei film che mi hanno ispirato ed aperto letteralmente un mondo. Con il suo sguardo ammirato e divertito Tim Burton ci presenta e racconta la vita di alcune personalità iconiche (più che “importanti”) del mondo del cinema anni ’50, personalità decisamente alla base della sua visione di cinema e della prima parte della sua filmografia.

Trama: “Hollywood, anni Cinquanta: il giovane Ed Wood, che ama vestirsi da donna, realizza, nella maniera più incredibile alcuni film poverissimi mediante espedienti “produttivi” spesso grotteschi. Fattosi amico di Bela Lugosi, ormai vecchio, misero e morfinomane, lo assiste fino alla morte. Dopo un incontro con Orson Welles, Ed Wood realizza il suo primo film di successo: “Plan 9 from Outer Space”.

Bianco e nero. Temporale. Una vecchia casa tra gli alberi spogli si avvicina su note spaventose e una melodia di theremin (strumento “musicale” utilizzato dagli anni ’50 per i film di fantascienza). La camera passa tramite una finestra per entrare in casa, una bara al centro della stanza si apre e ne esce un signore in smoking: “Greetings my friends. You are interested in the unknown, the mysterious, the unexplainable. That is why you are here”. Se c’era un modo per introdurre la vita del regista Edward D. Wood Jr. , considerato il peggiore di tutti i tempi, non poteva che essere questo: il remake a collage di alcuni spezzoni di suoi film, che tra stramberie, horror “wannabe”, tombe, fulmini, piovre giganti e UFO, rendono l’idea della enorme fantasia fuori controllo di un uomo che disprezzato quando girava film è diventato una icona dei B movies ai giorni nostri.

Si dice che non si può comprendere il presente senza analizzare e capire il passato. Con questa operazione Tim Burton nel 1994 dopo aver girato cinque film che l’avevano già reso celebre e forse già un po’ schiavo dei suoi cliché, decide di dedicarsi ad una storia che va alla radice del suo essere regista, che descrive nel suo film forse più genuinamente “burtoniano” (senza calzetti a righe bianche e nere, senza spirali, senza cerone bianco e occhiaie per gli attori) con un’amore ed una devozione meravigliosi. Ed Wood per il regista (e anche per me, inutile dirlo visto il nome che ho scelto per questo sito) rappresenta il seguire le proprie sensazioni, i propri gusti, la propria visione indipendentemente da quello che dice il resto del mondo. Parliamo di uno che nonostante le continue batoste al botteghino per i suoi film giudicati orrendi da pubblico e critica, ha mantenuto per gran parte della sua vita la grinta per perseverare comunque nelle proprie idee, per continuare nonostante tutto e tutti mettendo energie ed entusiasmo in quello che faceva.

Da questo punto di vista il film porta a fare una interessante riflessione sul tema del talento, del suo significato e della sua importanza per chi decide di cimentarsi nel mondo dell’arte. Come si misura un talento? Fin dove si può parlare di talento? Wood era ossessionato da questa idea perché non riusciva a comprendere come mai le sue visioni che per lui erano così chiare e funzionanti non arrivassero alle persone. E per me è stato bellissimo col senno di poi vedere come a conti fatti nella marea di registi che ha avuto Hollywood nel corso degli anni lui sia potuto emergere proprio per il suo non-conformismo, ed emergere magari molto più di tanti altri che facevano film più apprezzati ma che risultavano “la copia di…” e che per questo sono stati spazzati via dalla storia o giudicati semplicemente “minori”.

Altro aspetto che ho adorato è stato il voler descrivere la creazione della “famiglia” di Wood, un insieme di freaks cinematografici al suo livello che creano un quadro di cinema meraviglioso nella sua stramberia: l’enorme pelosissimo lottatore Thor Johnson, il veggente televisivo Criswell, l’attore “mezzo” transessuale (nel senso che non ha mai avuto il coraggio di cominciare veramente la “transizione”) Bunny Breckinridge, la presentatrice di film horror Vampira e la vecchia star decaduta degli horror anni ’20/30 Bela Lugosi. Un gruppo di personaggi meravigliosamente descritti ma ancora di più magistralmente interpretati, con menzione d’obbligo per il sempre strepitoso Bill Murray (Bunny) e soprattutto per un incredibile Martin Landau (Lugosi), ruolo che gli è valso un Oscar come miglior attore non protagonista nel 1995.

Anche Johnny Depp nel ruolo di protagonista mi è piaciuto molto, anche se devo ammettere che visto il grande interesse che suscitano tutti i personaggi, Ed Wood più che il centro della vicenda ne sembra quasi un perno, nel senso che la cosa veramente interessante al di là della personalità del regista e delle sue peculiarità (come la passione per il vestirsi da donna, base della sceneggiatura del suo “Glen or Glenda”) è proprio il mondo che gli si crea intorno. A tal riguardo i passaggi in assoluto più interessanti del film riguardano il rapporto tra Wood e Bela Lugosi, attore ungherese celebre per essere stato il primo Dracula “moderno” del cinema (nel film di Todd Browning) oltre che star del cinema orrorifico fino alla caduta in disgrazia, l’oblio da parte dello star system, la perdita di quasi tutti i propri averi e la tossicodipendenza. Il protagonista che per lui ha una sorta di ammirazione senza limiti diventerà suo amico, suo confidente, suo “figliastro”, fino a dargli nuovamente quel barlume di notorietà tramite i propri film che lo faranno morire circondato da affetto. E mi piace pensare che nel descrivere il rapporto tra il regista e la vecchia star da lui ammirata Burton abbia messo un po’ del suo: grande ammiratore dell’attore horror Vincent Price, il regista oltre a dedicargli un cortometraggio in Stop-motion (“Vincent” appunto) lo volle fortemente nella parte dello scienziato in Edward Mani di Forbice proprio nell’ultimo periodo della sua vita; Price morì infatti nel 1993, l’anno in cui Burton decise di girare questo film.

Ed Wood è un film che consiglio vivamente, un lavoro che sa farsi apprezzare con il tempo e che può portare (come ha portato me) a scoprire un altro cinema e ad approfondire figure e attori leggendari nella loro vita reale (penso al rapporto descritto tra Lugosi e Boris Karloff), oltre ad essere un lavoro veramente “burtoniano” nel vero senso della parola, al di là della “fuffa” che sta avvolgendo il regista negli ultimi anni nel suo essere diventato forse troppo “pop”.

 

ED WOOD
Tim Burton, USA 1994, 127’
VOTO (Max 5)
10

About ilpina

ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.