Easy Rider

Letto 1015 volte

easy_riderMea culpa, mea culpa, mea maxima culpa. Col senno di poi non posso che vergognarmi di non essermi mai interessato a questo capolavoro. Ho avuto il piacere e la fortuna di vederlo al cinema in originale, e ragazzi, merita al 100% tutta la sua nomea.

Trama (filmtv) : Billy e “Capitan America” Wyatt vogliono raggiungere in moto New Orleans per il carnevale. Il viaggio attraverso gli States si trasforma in un’odissea nell’intolleranza americana. Dopo una sosta in una comunità hippy, fanno conoscenza con George,un avvocato che si unisce a loro.

Non sono assolutamente ferrato sui road movie, ne ho visti pochi nella mia vita e sinceramente neanche con troppa attenzione. I road movie (letteralmente “film della strada”) sono film il cui sviluppo avviene prevalentemente in viaggio, e solitamente lungo le strade degli Stati Uniti come ad esempio lungo la Route 66 (fonte wikipedia).

L’ambientazione è punto fondamentale del film; avrà toccato particolarmente le mie corde ma avrei potuto vederlo benissimo senza dialoghi e mi sarebbe piaciuto tremendamente comunque. Sono moltissimi gli “stacchi” che il regista fa tra una scena parlata e l’altra nei quali lo spettatore viene immerso anima e corpo nell’atmosfera affascinante e polverosa delle deserte strade del sud degli Stati Uniti. Una vera delizia per gli occhi (per la capacità di Hopper di cogliere visivamente e cromaticamente l’essenza di quei luoghi) ma anche per le orecchie, con un continuo sottofondo di famose canzoni rock di fine anni ’60. Inutile dire che non avrò pace finché non comprerò la meravigliosa colonna sonora.

Ma la cosa intrigante è che al di là della perfezione del lavoro da un punto di vista d’impatto (visivo e sonoro), ha anche una profondità di temi pregnante. Anzi, l’altra reale anima del film è proprio il suo senso profondo, che risulta essere ancora più apprezzabile se pensiamo a quando è stato girato. Il film esce nel 1969 e si fa interprete della voce di una nuova America che sta crescendo al di là delle convenzioni sociali e del perbenismo borghese. I protagonisti infatti hanno i capelli lunghi, sono vestiti in maniera semplice ed eccentrica, non hanno un lavoro, girano su delle motociclette. Il loro è il classico moto di ribellione nei confronti di una società che vuole imporre sempre e comunque, che si fa portavoce a parole della libertà di espressione ma che nasconde dietro queste parole la volontà di conservare le cose come sono e di allontanare tutto ciò che non è “contemplato” nel vivere comune. Un soggetto in una situazione del genere tutto si può dire forché libero, e infatti loro in questo contesto rappresentano quell’ideale di libertà scevra da costrizioni di alcun genere che fa paura alla gente comune.

La società li vede, non li comprende e in qualche modo (seppur per una piccola parte) li invidia. Non potendo essere come loro (per paura di mettersi ideologicamente contro al resto delle persone) li rifiuta, li vede come persone da allontanare o addirittura da eliminare. E come si dice in una delle più belle scene del film questa libertà che non si può controllare porta alla paura, e la paura delle persone porta all’odio e alla violenza.

Emblematico a riguardo è il personaggio interpretato da un giovanissimo (e bisogna ammetterlo, perfetto nella parte) Jack Nicholson, un avvocato che continua a rimanere immerso nella sua realtà borghese avendo però una disperata voglia di fuggire, rappresentata dall’alcol. Anche la tensione al conformismo che permane dentro di lui è molto chiara, nel suo voler comunque mantenere lo status di “uomo perbene” grazie al suo lavoro e nel non voler far sapere ai propri genitori della dipendenza dagli alcolici. L’arrivo dei due uomini in motocicletta rappresenta quindi per lui lo slancio finale verso la libertà assoluta.

*SPOILER*
La fine dei protagnisti come il modo estremamente intelligente di renderla può essere vista come una fortissima critica al pensiero americano imperante, che si concretizza non nei politici di Washington ma nella mentalità bassa e pregiudizievole delle persone comuni. Non c’è speranza di comprensione, nonostante tutto la chiusura mentale porta necessariamente e soprattutto in maniera del tutto naturale (la naturalezza con la quale vengono resi gli omicidi è disarmante) alla eliminazione del diverso che, nonostante non sia per nulla offensivo, viene eliminato senza battere ciglio.

Ottime le interpretazioni di Peter Fonda e dello stesso regista Dannis Hopper, come ottima è la capacità di pesare nello stesso film le parti più serie con momenti più divertenti, merito ovviamente anche della meravigliosa sceneggiatura.

Pensandoci mi verrebbe da dire molto di più su questo complesso e meraviglioso lavoro, tuttavia credo che dopo una seconda visione ne uscirà un commento cinema che spero potrà rendere onore alla estrema complessità e profondità di questo storico film.

EASY RIDER
Dennis Hopper, USA 1969, 94′
VOTO (Max 5)
10

About ilpina

ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.