Drive

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drive.png A dispetto di quello che potrebbe far pensare il titolo, Drive non è un film che parla di macchine. Sarà stato per l’assonanza con Driven (un orribile film con Sylvester Stallone che devo ancora riuscire a rimuovere) o per l’associazione macchine=fast&furious, fatto sta che sono partito molto prevenuto sulla pellicola.
Beata ignoranza, non avevo nemmeno collegato i neuroni per ricordare che si trattava del film vincitore del premio della regia all’ultimo Festival di Cannes. Nonostante tutte queste premesse non troppo positive, questo lavoro mi ha investito (restano in tema macchine), l’ho trovato davvero perfetto!

La trama è questa: “Uno stuntman-driver di Hollywood, arrotonda le proprie entrate facendo qualche lavoretto extra non proprio pulito: lavora come autista per una banda di rapinatori. Dopo un colpo riuscito male, cui si era deciso a partecipare per aiutare l’ex fidanzato della sua bellissima vicina di casa, l’autista scopre che c’e’ qualcuno che vuole vederlo morto. Comincia, cosi, per lui una vita da braccato, sempre in fuga a bordo di una macchina“.

Io sono convinto che un bel film lo si veda già dai primissimi momenti. Ecco, i primi 10 minuti di questa pellicola (la scena di una rapina in cui il protagonista aspetta in macchina due malviventi per poi sgommare via dalla polizia) con titoli di testa poi, sono una vera e propria delizia per gli occhi, spezzoni che certamente mi rimarranno in testa e che fanno emergere la grandissima abilità tecnica del regista, abilità che verrà ampiamente utilizzata per tutto il corso della storia.

Il comparto tecnico è infatti l’aspetto che più colpisce. La fotografia è meravigliosa, condita di tantissime luci bianche o colorate delle insegne della periferia di Los Angeles e rispettive ombre che mi hanno ricordato in parte Eastwood (maestro dei bui secondo me), in parte “Marione nostro” (Bava, of course) e in parte Michael Bay nelle sole scene in cui la luce del tramonto entra dalle finestre. O meglio, mi ha fatto notare come la stessa idea di luce possa passare da essere fastidiosa, retorica e patriottica (vedi Transformers) a qualcosa di estremamente artistico e ben riuscito.

Ottime le inquadrature e i movimenti di macchina lenti e posati: creano quel senso di “attesa” continuo che è uno dei tanti lati buoni della pellicola. A riguardo sottolineo le numerose inquadrature dall’alto della città di Los Angeles, con tutte queste luci tendenti all’oro; davvero scene d’impatto! Sottolineo anche le musiche che sebbene non mi piacciano per via di genere (tendono molto alla musica elettronica anni ’80) ho trovate perfette nel contesto; accompagnano la pellicola nel migliore dei modi dando un taglio molto originale e riuscito.

Punta di diamante di Drive è anche l’attore protagonista, un Ryan Gosling DA URLO. Il fatto è che il suo personaggio non è quello che si direbbe un uomo loquace, uno di quelli che per essere interpretati bene devono essere conditi di smorfie e smorfiette varie. Goslin ha dovuto fare un lavoro di sottrazione per denotare la complessa personalità del personaggio dandogli una “inespressività espressiva”, non si tratta di non muovere i muscoli (come la “scuola Nicholas Cage” consiglia…maledetto Cage) ma di tirare fuori un mondo interiore con il movimento febbrile degli occhi, digrignando i denti, incrociando lo sguardo altrui come in un mexican standoff. Una prova veramente degna di Oscar…spero che l’ Academy lo prenda bene in considerazione quest’anno.

Ovviamente al di là della perfetta interpretazione dell’attore c’è da dire che il personaggio del “driver” (rimane “innominato” fino a fine pellicola) è veramente scritto bene. Si tratta di un uomo apparentemente freddo, silenzioso e pacifico che pur nel suo essere prova grandi emozioni nell’incontro e nel frequentare una giovane mamma (una strepitosa Carey Mulligan) ed il suo bambino. Sarà proprio a causa dell’affetto per i due, minacciati dai loschi giri del padre del piccolo, che vedremo anche un altro suo lato altrettanto freddo ma estremamente violento. In effetti certe scene con martelli, taglierini, calci etc. mi hanno ricordato il tanto amato Tarantino di “Le Iene” e simili: il film ha una vena splatter interessante! Interessante e, cosa non da poco, diretta sempre con la maestria che il regista ha messo in ogni singolo fotogramma. Devo assolutamente recuperare gli altri film di questo giovane autore danese…

In conclusione posso solo esortarvi cari wooders di NON PERDERE PER ALCUNA RAGIONE questo film; in un inizio di stagione con tante uscite interessanti anche per il grande pubblico, non potete perdere una pellicola come questa!

DRIVE
Nicolas Winding Refn, USA 2011, 95′
VOTO (Max 5)

About ilpina

ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.