Dracula

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dracula.png Cosa viene in mente alla gente se pensa a Dracula? La risposta alla domanda è in questo film, che ha dato i natali all’iconografia “classica” del vampiro.

Trama: “Renfield, un agente immobiliare, viene mandato in Transilvania per definire e concludere l’acquisto dell’abbazia di Carfax da parte di un certo conte Dracula. Questi, grazie ai suoi poteri mentali, soggioga Renfield e lo costringe a servirlo, portandolo alla pazzia. Arrivati a Londra, Renfield viene rinchiuso in manicomio, mentre il conte transilvano fa la conoscenza dei suoi futuri vicini di casa, la quale figlia, Mina, sta per andare in sposa ad un collega di Renfield, Jonathan Harker. Dracula riesce a sedurre Mina e la sua amica d’infanzia Lucy, ma Harker, grazie all’aiuto dell’eminente professor Abraham Van Helsing, riesce a sconfiggere il conte, piantandogli un paletto nel cuore“.

Se il Nosferatu di Murnau (1922) rappresenta quella che per me è e rimane ad oggi l’immagine più artisticamente pregnante e densa di questa figura, il Dracula di Browning (grande maestro dei primi horror “commerciali”) ha il pregio di aver definito e imposto ciò che il mondo ora vede se pensa al vampiro. Il merito oltre che del regista e della produzione in sé va ovviamente anche all’attore protagonista, che dopo aver girato questo film diventerà una vera e propria leggenda del cinema per un ruolo che non gli venne mai slacciato di dosso: Bela Lugosi.

Lugosi entrò nel cast a produzione già avviata per sostituire un altro grande del cinema horror della Universal, il mitico Lon Chaney (“l’uomo dai mille volti” che nel periodo del muto interpretò Il Fantasma dell’opera e Il Gobbo di Notre Dame) morto a qualche mese dall’inizio delle riprese. Il suo inconfondibile smoking con mantello nero, la capigliatura laccata all’indietro con la sua straordinaria espressività nel volto e nelle mani longilinee, fecero insieme al suo accento dell’est-europeo la fortuna del film, sua e del personaggio. Una prova che se ai nostri occhi può risultare un po’ trash (io personalmente lo vedo tale perché lo associo agli ultimi film girati con Ed Wood nei quali riproponeva le stesse caratteristiche di questo lavoro) ma che per il periodo in cui è girato il film era certamente spaventosa.

Una cosa che è assolutamente chiara è che si tratta di una produzione Hollywoodiana, il che ha giovato da un lato e fatto perdere qualcosa dall’altro. Grazie ai notevoli capitali messi a disposizione per la pellicola è stato possibile ricreare ambientazioni e scenografie meravigliose ed enormi (penso soprattutto al castello di Dracula) e grazie ad un occhio aperto al pubblico da parte del regista si è codificato un mondo dove inserire i vampiri accattivante e funzionante, tanto da essere ad oggi modello di un certo horror: il castello semi abbandonato con le ragnatele, il soffiare del vento, gli ululati in lontananza, i pipistrelli. Rispetto però a un film come Nosferatu pensato certamente non per il grande pubblico, il lavoro non ha quella vena artistica in più, quel senso di inquietudine e quelle atmosfere horror che possono far gelare il sangue anche ai giorni nostri. Inoltre, come da classico copione dei film horror Universal anni ’30, ogni tanto c’è qualche figura che tenta di smorzare la tensione con battute e qualche sorriso strappato.

Buonissime le musiche, soprattutto (ma questo è personale!) il richiamo a Il lago dei cigni a inizio e fine pellicola. Molto credibili anche gli altri attori, anche se, di fronte a Lugosi che in un’ora dà vita effettiva all’iconografia di Dracula, non danno poi troppo nell’occhio.

DRACULA
Tod Browning e Karl Freund, USA 1931, 74′
VOTO (Max 5)

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ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.