Dracula il vampiro

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Quando ci sono sere in cui sento la necessità di rilassarmi, nulla mi aiuta di più della visione di un horror. Certo, può essere dovuto al fatto che la maggior parte di quelli che guardo mi diverte (nel senso che non fanno così tanta paura) ma questa è un’altra storia.

Chi mi legge ormai sa che sono appassionato di vampiri e della loro evoluzione nella storia del cinema, quindi dopo aver tanto parlato di lavori molto recenti o molto vecchi questa volta sono andato “a metà strada” (anche se sempre di vecchi si tratta) riguardando il primo Dracula della Hammer, la casa di produzione britannica famosa per le serie di film horror prodotti a partire da fine anni ’50 fino alla bancarotta vent’anni più tardi. Nello specifico quella sul vampiro più famoso di tutti i tempi ha riscosso un notevole successo (sono stati prodotti 7 film sul tema) grazie soprattutto a quella leggenda di Christopher Lee nel ruolo del cattivo.

La trama è tratta come sempre dal libro “Dracula” di Bram Stoker (ormai s’è perso il conto dei film a cui ha dato vita!) anche se, vista una certa licenza poetica che ha stravolto un po’ di elementi, meglio scriverla in due righe: Jonathan Harker, in missione per conto del dottor Abraham Van Helsing, si infiltra come bibliotecario nel castello del Conte Dracula. L’impresa fallisce e Jonathan, pur essendo riuscito ad uccidere la sposa di Dracula, viene trasformato in vampiro. Quindi Van Helsing si reca al villaggio dove abitano la fidanzata di Jonathan, Lucy, suo fratello Arthur e la moglie Mina poiché Lucy è in pericolo…

Devo dirlo subito: tra i lavori che negli anni si sono rifatti direttamente al libro di Stoker, questo è quello che mi piace di meno. Nosferatu il vampiro di Murnau (Germania 1922) è un film che nonostante l’età sa essere inquietante, malinconico e struggente, il Dracula di Browning (USA 1922) per quanto molto ma molto più leggero è un’icona pop sulla quale non discutere, mentre il Dracula di Bram Stoker di Coppola (ancora USA, 1992) è un capolavoro gotico che spaventa e rimane sotto pelle. Il problema di “Dracula il vampiro” secondo me è da ricercarsi negli anni in cui è uscito: mentre gli altri avevano qualcosa alle spalle (rispettivamente l’espressionismo tedesco, una rinascita del genere horror e l’idea di riportare il mito del vampiro transilvano alla sua origine) questo lavoro sembra fatto senza una vera volontà artistica, o diciamo più brutalmente “senza che ce ne fosse una reale necessità”, se non un guadagno (che per carità, non è un male).

La storia è stata a mio modo di vedere rimaneggiata in maniera un po’ troppo barbara, togliendole volontariamente quel certo senso di inquietudine e aggiungendo qualche tocco più thriller che non mi è piaciuto: è un po’ come se i protagonisti (Van Helsing e Jonathan in primis) fossero degli avventurieri pronti a sconfiggere il male più che dei personaggi spaesati di fronte all’ignoto e alla potenza malefica del conte.

È poi completamente tagliato (o quasi del tutto) uno degli elementi che preferisco, ovvero l’aspetto religioso/mistico/magico del personaggio. I vampiri non si trasformano in lupi o in pipistrelli, non muovono le ombre, non ipnotizzano con lo sguardo: alla fine la pericolosità di Dracula sta solo nella sua forza fisica e in quei canini sporgenti che sono il marchio di fabbrica di tutta la pellicola.

Questa “umanizzazione” del conte (nel senso che sembra solo un semplice uomo che attacca e si difende a scazzottate) passa anche da un elemento per quell’epoca originale, ovvero un certo realismo che sfocia quasi nello splatter (senza esagerare vero…siamo sempre nel ’58), fatto da scene abbastanza cruente e molto sangue. Il tutto naturalmente reso possibile anche grazie agli effetti speciali dell’epoca (certamente più avanzati di quando girava Murnau), che mi hanno davvero impressionato, soprattutto nel finale. Questo forse è l’aspetto più interessante della pellicola.

Cosa che invece non capisco e che non riesco a mandare giù è la fotografia. Stiamo parlando di un film di vampiri, gente che al sole diventa cenere. Ecco, tutta la pellicola sembra ambientata perennemente di giorno, c’è uno scarsissimo utilizzo dei bui e delle ombre che a mio modo di vedere ammazza letteralmente anche ogni minima velleità horror. Mi è mancata l’oscurità, mi è mancato quel cuore di tenebra che dovrebbe esserci in ogni pellicola dell’orrore che si rispetti. A questo aggiungete trecce d’aglio ovunque e l’effetto fiction di Canale 5 “che ci prova ma non ci riesce” è servito.

L’effetto trash generale rimane comunque mitigato da uno dei conti Dracula più celebri ed importanti della storia del cinema: Christopher Lee. A mio modo di vedere se il film non avesse avuto la sua presenza e quella sua aura che l’ha fatto diventare il mito che era (anche nonostante il monociglio che si vede spaventava 50 anni fa…) , a fine film avrei urlato alla trashata.

 

DRACULA IL VAMPIRO
Horror of Dracula
Terence Fisher, Gran Bretagna 1958, 82’
VOTO (Max 5)

VOTO TRASH

About ilpina

ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.