Detachment – Il distacco

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Giugno, ho voglia di andare al cinema. Cosa vedere? La magia dell’estate fa sì che in Italia in questo periodo si trasmettano solo film horror, commediole del menga (scusate il francesismo) e, in alcuni fortunati casi, film d’autore che comunque non verrebbero cagati da nessuno anche d’inverno.

E’ questo il caso di Detatchment, lavoro del regista di American History X Tony Kaye, vincitore di diversi premi in festival indipendenti, un prodotto con una fattura interessante passato naturalmente inosservato. Un po’ come lo Shame di Steve McQueen il titolo ricalca lo spirito del film, il messaggio che vuole mandare: un distacco dalla vita, un distacco dalle ansie e dai problemi quotidiani che creano smarrimento e apatia nelle persone.

Trama (UCI): “Il supplente Henry Barthes vaga dentro e fuori della vita degli studenti, impartendo conoscenza dove può nel poco tempo che ha a disposizione con loro. Quando un nuovo incarico lo porta in una degradata scuola pubblica, il solitario mondo di Henry viene lentamente alla luce attraverso i suoi incontri con gli altri insegnanti, gli studenti e i dirigenti scolastici“.

Uscito dal cinema ho proprio pensato che “la vita è ingarbugliata”. Chi non ama il dramma nel vero senso della parola è meglio non si avvicini a questo film, potrebbe essere davvero pericoloso. Per tutti gli altri invece, prese le dovute cautele, un lavoro di questo tipo può risultare davvero interessante per la sua estrema e ripeto estrema intensità. I temi trattati nella pellicola sono infatti molti e davvero difficili da poter essere “digeriti” in maniera istantanea. Si parla principalmente dell’educazione dei giovani, ma anche dei difficili rapporti genitori-figli, del mestiere di educatore (insegnante o genitore che sia) ma anche di tematiche minori quali la frustrazione, l’impossibilità di comunicare, la difficoltà nei rapporti. Tanta carne al fuoco che risulta essere punto di forza e al contempo punto di debolezza del film.

Nonostante una sceneggiatura davvero profonda, nonostante i costanti spunti interessantissimi e le “massime” che la pellicola dà, si tratta di argomenti così intensi che lo spettatore medio (e stavolta mi ci metto dentro anch’io) fatica ad arrivare “sereno” fino in fondo. Insomma, l’intensità di questo film è talmente forte che può turbare. Il che non è necessariamente un male ma nemmeno un bene al 100%.

La regia è senza dubbio interessante, con l’uso di una fotografia in digitale, molte volte la camera a mano, primi piani spesso e volentieri, inquadrature di piccoli particolari e un tocco di surrealismo a tratti. Mi ha ricordato il tipico modo di girare dei film indipendenti made in USA. Musiche molto belle e persistenti dal primo all’ultimo minuto.

Davvero ottima l’interpretazione di Andrien Brody, che dopo “Il pianista” torna a recitare in un film tutto suo, nel quale tutto gira intorno al suo personaggio. Una parte difficile di un uomo tormentato dai fantasmi del passato ma al contempo propositivo e ed energico per aiutare coloro che rappresentano il nostro futuro. Anche lui molto molto intenso.

In mezzo a tante sciocchezze che si vedono in questi giorni se trovate il cinema che lo trasmette andate a vederlo!


DETATCHMENT – IL DISTACCO

Detatchment
Tony Kaye, USA 2011, 97′
VOTO
8

About ilpina

ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.