Changeling

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E ‘ormai inutile dirlo, ma Clint è sempre e semplicemente Clint, non c’è nulla da fare. I lunghi silenzi, la musica centellinata, il buio prorompente, il gusto di sentire una sceneggiatura densa che viene svelata con sobrietà piano piano…tutto questo è l’Eastwood regista che tanto amo.

Trama: “Los Angeles, 1928 in un quartiere operaio un ragazzino sparisce. Sua madre lo cerca disperatamente senza fortuna per mesi. Improvvisamente un giorno la polizia le riconsegna un bambino di nove anni che dice di chiamarsi Walter e di essere suo figlio, ma lei sa in fondo al suo cuore che non lo è“.

A vedere il trailer del film mi aspettavo sinceramente che Changeling fosse un film incentrato sul tema dell’amore materno, o comunque con un numero di spunti limitati. A mia grande sorpresa invece nello svolgersi della vicenda questo lavoro sviscera una serie di tematiche interessanti e diversificate così numerose da renderlo estremamente denso. Si parla sì di una madre che perde il figlio, ma anche di ben altro.

La figura interpretata da Angelina Jolie è emblema di una serie di comportamenti che oltre a rendere il personaggio molto interessante sviscera alcuni interessanti argomenti. Si parla tramite lei dell’amore materno che porta ad una tenacia indescrivibile, porta sempre e nonostante tutto alla speranza che non si spegne, porta (nel caso specifico della protagonista) ad un forte rigore morale nel cercare sempre e comunque una risposta senza clamore e confusione (un pò come il cinema di Eastwood). Christine Collins è una madre molto cosciente del suo dolore, ma non lo sbatte in faccia a nessuno, anzi lo usa come personale forza propulsiva nell’affrontare con una forza e una dignità uniche tutte le sfide che questa vicenda le farà sopportare.

Ma il film parla anche (inaspettatamente per me) di mostri, di quelle persone che trascendono l’idea di orco incarnando la loro crudeltà in gesti e azioni riprovevoli atte a soddisfare chissà quale perverso pensiero inconscio. Ho apprezzato la maniera cruda ma allo stesso tempo “invisibile” con la quale il regista mostra e fa vivere sulla pelle degli spettatori alcune scene davvero molto forti da un punto di vista emotivo, anche qui ennesima riprova delle capacità di Eastwood di colpire con sobrietà.

Essendo una vicenda storica realmente accaduta (anche se si potrebbe faticare a crederci) la sceneggiatura vira anche sulla critica sociale di un’amministrazione della giustizia e dell’ordine all’inizio del secolo scorso veramente riprovevole sotto ogni aspetto. Sono gli anni di Al Capone e negli Stati Uniti la polizia più che essere spinta da criteri morali si ritrova marcia fino al midollo, come farà notare il reverendo Briegleb (interpretato da John Malkovich) , vera forza moralizzatrice e progressista all’interno della vicenda.

Altra critica sociale storica è quella fatta alle case di cura per persone con problemi psicologici, con i loro metodi barbari e labirintici: l’approccio ai pazienti è tale per cui chi vi entra dentro non ha alcuna possibilità di mostrare la propria salute mentale e qualsiasi cosa faccia è destinato a essere preso per pazzo. Il tema qui si arricchisce anche di questa sfumatura: quale può essere oggettivamente la “normalità” mentale? Un paziente che urla e si dimena per non prendere una medicina è pazzo perché non vuole farlo per il suo bene o è invece più lucido di chiunque altro nel rifiutare in coscienza un farmaco di cui non sa nulla?

Ottima l’interpretazione della Jolie, soprattutto in una delle scene finali nelle quali, dopo un intero film passato nel suo rigore educato, si sbottona un (bel) pò per tirare fuori tutta la rabbia e la frustrazione di fronte alla non consapevolezza della sorte del figlio. Tuttavia ammetto che il suo essere così “prorompente” a livello fisico (le labbra soprattutto, qui sempre coperte dal rossetto) non era visivamente in linea con tutta la vicenda; mi ha dato un pò l’impressione della diva del 2010 (alla “The Tourist” per intenderci) impiantata in un tempo che non è suo. Ribadisco però che è un’impressione fisica generale, per il resto si fa presto a immedesimarsi nelle sue poche ma sentite lacrime…

Molto minimalista la musica (in pratica solo un breve abbozzo di tema) scritta peraltro dallo stesso Eastwood (insomma, ci mancava facesse anche questo!).

Unica pecca forse è la classica “arma a doppio taglio”: la sobrietà del regista (che adoro) qui è sfociata in alcuni punti in una certa freddezza; diciamo che al di là dell’empatia con la protagonista e la sofferenza per molte scene, questo film non mi ha emotivamente colpito così come han fatto “Million Dollar baby” o “Gran Torino”. A ogni modo un film molto bello e certamente da non perdere.

 

CHANGELING
Clint Eastwood, USA 2008, 140′
VOTO (Max 5)

About ilpina

ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.