Cattivissimo me

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cattivissimo_meE’ bello vedere che i cartoni animati, da che mondo è mondo, non ti ingannano mai. Se un trailer ispira fiducia, al 99% anche il cartone animato sarà bello, mentre se il trailer è un’idiozia si sa già che la pellicola potrà essere evitata a pié pari, cosa che purtroppo non è sempre possibile fare con i film.  Nel caso di Cattivissimo me (Despicable me), dei registi Pierre Coffin e Chris Renaud, il film mantiene quel che il trailer promette: momenti esilaranti, personaggi geniali e una storia molto bella.

Trama: Gru è un supercattivo che si ritrova in una fase di empasse, con le nuove generazioni di criminali che riescono ad eseguire furti molto più spettacolari dei suoi. Per recuperare un’arma indispensabile al suo nuovo piano decide di adottare tre adorabili bimbette, con l’intenzione di sbarazzarsene una volta raggiunto lo scopo, ma col tempo anche il cattivissimo Gru scopre di avere ancora un cuore…

Il primo esponente dell’”invasione dei supercattivi animati” (sotto Natale uscirà Megamind) merita davvero anche più di una visione. Dopo Monsters & co. e il più recente Mostri contro Alieni, che raccontavano il punto di vista di mostri comunque buoni, ora finalmente gli animatori hanno fatto il salto di qualità e hanno deciso di raccontare la storia dal punto di vista di un cattivo vero e proprio, creando una storia godibile a più livelli, allo stesso tempo più adulta ma anche più infantile rispetto a quelle dei suoi due “predecessori”. Gru è davvero despicable, ovvero spregevole più che cattivissimo: scoppia palloncini ai bambini, ghiaccia le persone in coda davanti a lui, spacca le macchine parcheggiate, inquina l’aria, minaccia i vicini, ruba e chi più ne ha più ne metta, senza contare che non si vergogna assolutamente del suo modo di essere. Però c’è qualcosa, oltre alla “mostruosità”, che lo lega ai protagonisti degli altri due film che ho citato: oltre che uno stile di vita quello di essere malvagio per lui è anche un lavoro. E qui la sceneggiatura apre la via a una feroce ed acutissima satira legata all’attuale crisi globale e USA, presentandoci un’inquietantissima Banca del male (ex Lehman Brothers, ovviamente!), uno stuolo di collaboratori stipendiati dallo stesso Gru per aiutarlo nelle sue imprese criminali (i meravigliosi Minions, presenza preponderante del film, il cui nome è proprio quello con cui si indicano comunemente i tirapiedi in inglese) e l’incubo della disoccupazione e del licenziamento per mancanza di fondi. Questa satira, ovviamente, viene addolcita dalla parte più infantile e formativa del film, quella in cui Gru, grazie all’arrivo delle tre meravigliose pesti che è costretto ad adottare per seguire uno dei suoi piani, si riscopre umano e molto più abile come papà che come cattivo, insegnando così ai piccoli spettatori che il calore di una famiglia, per quanto strana, è la cosa più importante nella vita. Credo sia la prima volta che mi capita di vedere il passato del protagonista di un cartone animato, segnato dalla presenza di una madre insensibile e distante, utilizzato come giustificazione del suo carattere: Gru si commuove nel leggere la storia dei tre micini e della loro dolce mamma e si rifiuta fino all’ultimo di dare il bacio della buonanotte alle bimbe, memore di un’infanzia priva di affetto. L’ovvia catarsi finale porta anche la mamma di Gru a ravvedersi, ma non troppo in fin dei conti.

Al di là dei significati più seri, però, parliamo di quello che alla fine mi attira inevitabilmente al cinema a vedere questo tipo di cartoni: lo sterminato numero di gag. Cattivissimo me è popolato da personaggi secondari uno più esilarante e meglio caratterizzato dell’altro, che sono un degno complemento dello splendido protagonista e che, spesso, gli rubano la scena. Le tre bimbette sono deliziose e ognuna di loro racchiude in sé un aspetto di Gru: la più grande è caustica ed intelligente, quella di mezzo è “malvagia” quanto lui e la piccoletta, pucciosetta da morire, incarna tutta l’infantile innocenza che il Cattivissimo nasconde nel cuore. L’interazione della strana famigliola crea delle situazioni divertentissime (la scena in cui Gru, dopo aver abbandonato le piccole, si trova una testa di bambola nel letto, come succede ad uno dei protagonisti del Padrino, ha rischiato di uccidermi dalle risate), ma mai divertenti come quelle a cui danno vita lo sterminato numero di Minions. Questi esserini giallini, dal vocabolario ridottissimo e dall’intelligenza ancora più ridotta, entrano nel cuore, tanto che questo è l’unico cartone animato che merita i soldi del 3D solo per come consente di vedere il siparietto di queste creature che cercano, durante i titoli di coda, di raggiungere il pubblico in sala inventandosi mille modi per uscire dallo schermo. I miei momenti preferiti comunque sono quelli in cui i Minions al supermercato si mettono a cantare Copacabana versione karaoke, quando si mettono in fila per ricevere il bacino di Gru e tutte le volte che si picchiano o si fanno i dispetti. Dovrebbero emanare una legge che obblighi la presenza nelle case di almeno dieci o venti di queste bestiette, sul serio.

Vorrei spendere due parole anche per lo sfigatissimo villain Vector, con le sue armi lancia – piranha e seppie, la panza che esce dalla tutina attillata e il mega impianto per la Wii sopra una gigantesca vasca per gli squali, per il geniale Dottor Nefarius, che con la sua sordità crea invenzioni impagabili come i disco – robot e lo sparapuzzette, per l’infamissima direttrice dell’orfanotrofio che infila le bambine nella scatola della vergogna e si emoziona quando Gru la chiama “burro” in spagnolo, dandole dell’asino, e infine per le cariatidi che reggono le colonne del corridoio della banca del male, sempre più gobbe mano a mano che Gru lo percorre, finché l’ultima è definitivamente spiaccicata sotto il loro peso. Spettacolare poi l’inizio, un’impietosa satira del turista americano medio e una stilettata cattivissima agli australiani, il cui monumento nazionale parrebbe essere un’enorme lattina di birra. Non è tutto oro quello che luccica, ovviamente. Per esempio, per quanto non disdegni mai un tocco di sano trash, le citazioni musicali anni ’70 ormai hanno fatto il loro tempo, e il balletto finale dei personaggi sulle note di You Should Be Dancing dei Bee Gees è un po’ troppo tirato per i capelli e risulta decisamente banale, quasi un riempitivo per allungare il cartone. E vergogna sui responsabili della versione italiana di Cattivissimo me: dopo un bellissimo doppiaggio e un’accettabile canzone di Giorgia mi ci mettete un’orrida patacca del Mercatone Uno a coprire l’insegna del supermercato dove vanno a comprare i Minions??? Ma è come se al posto dell’insegna del Kwick – e – mart di Apu ci mettessero quella del Dìperdì! Vorrei davvero sapere chi è l’imbecille che ha tirato fuori una simile idea solo per raccattare due soldi di sponsor, visto che l’immagine che ne risulta è decisamente imbarazzante… Ma, a parte questo, Cattivissimo me è un altro film che mi sento di consigliare vivamente.

CATTIVISSIMO ME
(Despicable Me)
Pierre Coffin e Chris Renaud, USA 2010, 95′
VOTO (Max 5)
8

About Erica

Erica
IL BOLLALMANACCO DI CINEMA - Un animo nerd che si nasconde dietro una facciata di normalità e adora sproloquiare di cinema.