Carlito’s way

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Parlando di Brian DePalma tra i tanti film degni di nota non posso che pensare a Carlito’s Way, un lavoro a mio parere meno ricordato di “Scarface”, “Gli intoccabili” o “Carrie”, ma che a questi non ha davvero nulla da invidiare. Anzi!

Trama: “Carlito Brigante (Al Pacino), è stato uno dei grandi boss della droga a New York, che dopo aver passato cinque anni in prigione è convinto che i suoi giorni nella malavita siano contati. Decide perciò di ritirarsi. Carlito ritrova Gail (sua ex fidanzata) e, in attesa di poter fare abbastanza grana per ritirarsi in un’isola delle Bermuda, decide di investire i suoi soldi in un nightclub: il Club Paradise. Ma le grane grosse arriveranno da Kleinfeld (Sean Penn) , avvocato cocainomane e corrotto, a cui Carlito è legato da un codice d’onore”.

Il tema della pellicola è la possibilità di redenzione, nel caso specifico da una vita di malvivenza e spaccio. È possibile per un ex boss della malavita riuscire realmente a cambiare il proprio destino o la strada della criminalità è a senso unico? La risposta ci viene data praticamente nei titoli di testa, ed è assolutamente negativa: il tempo per scegliere chi essere c’è e c’è sempre per tutti, ma una volta superato un certo limite non si può tornare indietro, nonostante tutti gli sforzi e il reale senso di pentimento. Il film ci fa capire bene questo con due ore in continua salita, in cui il protagonista fa di tutto per “restare pulito” ma che con l’andare della storia rimane sempre più schiacciato dalle situazioni e dalle persone intorno a lui. Non si tratta di una ricaduta, ma del solo corso degli eventi che agendo in maniera quasi matematica sembrano  voler far espiare al protagonista tutte le sue precedenti colpe.

Carlito in tutto questo non può che suscitare compassione, perché nonostante non faccia una scelta sbagliata che sia una, si ritrova dal non girare neanche più con la pistola ad essere invischiato in alcune situazioni estremamente pericolose. Non è bastata la sua volontà ed il suo essere realmente cambiato, non è bastato il reale progetto di una nuova vita lontano dalla New York della malavita, non è bastato il suo rifiuto verso la violenza e il suo attenersi ad un codice morale: la strada (intesa come luogo di provenienza del gangster) ti conosce, sa che gli appartieni e lì ti riporta, lasciandoti come uniche soluzioni il tornare quello di prima o il soccombere.

In questa spirale e con questo karma negativo che rende impotenti c’è però spazio per la speranza, rappresentato dall’amore nei confronti di Gale, amante ritrovata di Carlito. Il suo è lo sguardo puro e sincero di chi sa di essersi innamorata della persona sbagliata, sa già da subito che non c’è nulla che lei potrà fare e che un giorno dovrà pulire il sangue del suo uomo. Eppure la speranza le rimane negli occhi fino all’ultimo, fino a quel commovente finale (compresi titoli di coda) che chiude il lavoro sulle note di “You are so beautiful” (versione Joe Cocker).

A livello tecnico il lavoro è ineccepibile. La colonna sonora al di là della canzone appena citata merita sia per le parti originali (lavoro del compositore Patrick Doyle) che per la scelta dei numerosi pezzi dance anni ’70 che ci portano a respirare l’aria delle discoteche e dei locali di quegli anni. De Palma naturalmente si fa riconoscere al 200% dietro la macchina da presa, soprattutto per l’incredibile (e intendo davvero incredibile!) ultimo pezzo del film in cui si raggiunge il climax della vicenda nel classico “conto alla rovescia”, stratagemma perfetto per alimentare la tensione dello spettatore che il regista sfrutta in maniera assolutamente Hitchockiana: un esempio di thrilling perfetto che pochi come lui riescono a sostenere.

Last but not least le interpretazioni che anzi, oltre a non essere ultime sono altro principale punto di forza della pellicola. L’attenzione maggiore va ad Al Pacino che dopo il Tony Montana di Scarface ci racconta un’altra forma di gangster, quasi un suo apposto per intenti ma non per risultati. Le due storie risultano molto legate al di là del medesimo regista e attore: Carlito’s Way sembra quasi un “sequel” del precedente nel quale vedere cosa può succedere se ad un malvivente molto potente viene data una seconda chance per redimersi e crearsi una vita fuori dalle logiche della delinquenza.

Altre menzioni speciali sono naturalmente per Sean Penn nei panni dell’avvocato cocainomane David Kleinfeld (altro personaggio che si lascia risucchiare da una spirale di morte) e per la già citata Gale interpretata da Penelope Ann Miller, che sfortunatamente non ricordo in altre parti così degne di nota. Insieme a loro tutta la malavita newyorkese, tra portoricani e italoamericani tra i quali ricordo Viggo Mortensen , Luis Guzmán e James Rebhorn nella parte del Giudice Norwalk.

Se la storia di Tony Montana vi è piaciuta non potete non fare un salto nella New York del ’75 insieme a Carlito Brigante.


CARLITO’S WAY

Brian DePalma, USA 1993 , 144’
VOTO (Max 5)
10

About ilpina

ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.