Bling ring

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bling_ring.png E’ vabbé, doveva capitare prima o poi. Prima o poi capita a tutti di scivolare sulla buccia di banana, è capitato a tanti registi che amo e non poteva che capitare anche a lei, la grande Sofia Coppola. Ho amato tutti i suoi film, di quell’amore che si ha verso le pellicole che al di là delle immagini riescono a trasmetterti qualcosa di nuovo, di diverso, che ti fanno sentire in sintonia con il loro autore. “La trilogia della giovinezza inquieta” come si potrebbe chiamare la tripletta “Il giardino delle vergini suicide” – “Lost in translation” – “Marie Antoniette” è stata qualcosa di fenomenale a parer mio e ha consacrato la figlia del grande Francis Ford tra i migliori registi americani attuali. Con lo spostamento di tematica e l’apertura di un suo nuovo filone grazie a “Somewhere“, film terribilmente da festival ma che ho adorato alla follia, la regista ha iniziato a parlarci di un altro tema a lei caro che evidentemente ha sentito spesso sulla sua pelle e intorno a sé: la vacuità del mondo dello spettacolo, il vuoto interiore di chi viene abbagliato dalle luci del successo.

Questo Bling ring riprende da dove Somewhere aveva lasciato (che anche qui si possa parlare in un futuro di “trilogia”?) proponendo una storia vera, moderna e incredibile nel suo essere, di cui vi do un assaggio con la trama qui: “Basato su un evento realmente accaduto, il film racconta “i colpi” della banda più famosa di Hollywood, ribattezzata dai media “Bling Ring”.In una Los Angeles tormentata dal successo, un gruppo di adolescenti ci mostra la frenesia criminale ed emozionante delle colline di Hollywood. L’ossessione per la vita delle star porta i ragazzi a rintracciare online gli indirizzi di molte celebrità, tra cui Paris Hilton, Orlando Bloom, Lindsay Lohan e Rachel Bilson, arrivando a sottrarre dalle loro abitazioni circa 3 milioni di dollari in beni di lusso“.

Il forte problema della pellicola a mio parere è l’assenza di una sceneggiatura degna di chiamarsi tale, il che detto alla scrittrice premio Oscar di “Lost in translation” fa un po’ pensare. Più che una vera sceneggiatura dove vengono sviluppati i personaggi nel loro essere e nelle loro differenti personalità, c’è solo un vuoto susseguirsi di avvenimenti, diretti con la mano di un’abile regista (e questo è innegabile), ma pur sempre vuoti. Si fa fatica ad immedesimarsi nei personaggi forse perché descritti nel loro “vuoto” interiore colmato solo da droghe, discoteche e furti che non destano attenzione; si fatica ad appassionarsi alla storia perché fatto il primo furterello gli altri sono più o meno uguali; si fatica a trarre un senso profondo che vada al di là del “è un ragazzo solo e annoiato, è per questo che fa cose cattive” perché effettivamente non c’è.

E in tutto questo non basta il “fattore Sofia” per salvare la baracca perché non servono le sue classiche inquadrature ferme con grandi silenzi, non servono le musiche che sovrastano le immagini al rallentatore o i raggi di sole dietro ai personaggi, non serve nulla di tutto questo se la storia di per sé non attira, o meglio non dice nulla in più rispetto a un mero racconto di eventi. Diciamo che l’impressione che ho avuto alla fine è stata come quando si va a vedere un film comico e si esce delusi pensando che le battute più belle erano già nel trailer. Ecco, l’essenza di Bling Ring è riassumibile nel suo trailer, il film non toglie né aggiunge nulla. Si parla di giovani vuoti che amano le star e rubano le loro cose come per “assimilarli”, si parla di trasgressione, di genitori assenti, di lasciarsi trascinare dagli eventi e del vuoto che provoca tutto questo. Quello che ci si aspetta insomma, ma in misura molto molto minore.

E’vero anche che conoscendo l’indole sempre sperimentale della Coppola “l’effetto vuoto” sia voluto, come la non volontà di approfondire i personaggi che devono risultare vuoti (come a dire che “il vuoto non si può descrivere”), o il non voler farsi/farci coinvolgere per mantenere un certo “distacco” con le vicende narrate. Ok tutto, ok il concetto e bella l’idea, ma parliamo “pane al pane vino al vino”, questa scelta seppur (non lo so ma immagino di sì) pesata, crea comunque un film che non desta interesse e che rimane anonimo. La questione quindi non si sposta di una virgola, il cinema non vive solo di concetto ma anche di impatto, e questo film non ce l’ha.

Come al solito la nostra Sofia fa un sacco di inquadrature a borse e vestiti, come una miriade di richiami al glam e a tutto ciò che è moda. Ok, abbiamo capito che ti piacciono queste cose, ma o le metti in un contesto in cui arricchiscono in una certa maniera (vedi Marie Antoinette) o lascia stare, risulta ancora più vuota la faccenda.
Interpretazioni niente di che…unica nota di merito per la nostra Hermione Emma Watson che ormai è sbocciata nel suo essere una (usando un eufemismo) bellissima bellissima ragazza.

In definitiva Bling Ring è un film vuoto che parla di persone vuote…e che a mio parere lascerà pure le sale vuote prossimamente, nonostante la grande pubblicità. Che il vuoto sia con voi! (Sofia questa non me la dovevi fare)

BLING RING
The bling ring
Sofia Coppola, USA 2013, 90′
VOTO (Max 5)

About ilpina

ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.