Blade Runner 2049

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Giuro, sarò assolutamente come piace a voi, completamente spoiler-free. Ci girerò intorno, vi ubriacherò di parole, ma non vi rovinerò la sorpresa di questo sequel, che a mio modo di vedere potrà piacere agli affezionati di Blade Runner ma anche a chi non lo conosce (consiglio comunque di vedere l’originale prima, altrimenti c’è il rischio di capire proprio poco).

Ma partiamo con la trama: “Dopo una serie di violente rivolte avvenute nel 2020, i replicanti prodotti dalla Tyrell sono stati messi al bando. Nello stesso anno, un grande black out che ha distrutto quasi completamente ogni dato digitale del pianeta, e gravi cambiamenti climatici hanno dato il via a una stagione di carestie, cui si è sopravvissuti solo grazie alle colture sintetiche della Wallace, una società con a capo il misterioso Neander Wallace (Jared Leto) che – grazie a quei profitti – ha poi ha acquisito anche le tecnologie della Tyrell, sviluppando così una nuova serie di replicanti completamente ubbidienti all’uomo e dalla longevità indefinita. Nel 2049 a Los Angeles regna quindi un ordine apparente: o almeno fino quando l’Agente K (Ryan Gosling), un replicante Blade Runner incaricato di ritirare i vecchi modelli che ancora vivono in clandestinità, fa una strana scoperta nel corso di una missione, dissotterrando così un segreto rimasto tale per anni, la cui rivelazione potrebbe rivelarsi un evento catastrofico”.

Harrison Ford deve avere qualche santo in paradiso. L’attore 75enne dopo aver ormai detto tutto quello che poteva davanti alla macchina da presa è stato investito dalla sconcertante e potentissima ondata di sequel di film che hanno fatto la storia, per diventare guest-star insieme a nuovi attori delle continuazioni di Indiana Jones (dopo 19 anni), Star Wars (dopo 32) ed infine di Blade Runner, lo stracult di 35 anni fa di cui ho parlato qui. È la moda del momento, devo farmene una ragione.

I rischi di fare questo genere di operazione sono moltissimi perché il pubblico affezionato agli originali (o in alcuni casi proprio FANatico) è giustamente pronto con il coltello tra i denti in attesa di un passo falso che giustifichi lo scuoiamento del regista infedele, anche se dall’altra parte spera in cuor suo di rimanere affascinato ancora una volta da quella storia che l’ha fatto innamorare. Insomma, qui si gioca davvero coi sentimenti della gente e i produttori lo sanno a tal punto che spesso questi revival più che dei film in sé sono dei meri “contentini” per i fan, dei prodotti appositamente confezionati per fare leva su quello che piaceva dell’originale e far uscire dalla sala il pubblico in uno stato di grazia, anche se totalmente libero da ogni nuovo stimolo.

Blade Runner 2049 rimane in questo totalmente sulla scia dei casi simili, perché a livello di tono, di ambientazione ma anche di musiche e di sviluppo della vicenda, è davvero aderente all’originale. Il che sinceramente vi dirò che non è un male in questo caso, perché l’altro rischio che c’era nel riprendere in mano una storia come questa era che il regista si lasciasse prendere la mano dalla nuova CGI, dal budget a disposizione e dalle nuove tecnologie per buttare il tutto “alla Michael Bay”, ovvero prendere l’ossatura visiva (certamente non contenutistica, ci mancherebbe!) del primo film e appiopparci forzosamente spari, esplosioni, fumi e raggi laser giusto per fare un po’ di caciara che tanto piace al pubblico. Denis Villeneuve invece utilizza la voce di budget riservata alle americanate per ricreare perfettamente la Los Angeles distopica che avevamo lasciato nel 2019, ridando vita ai vicoli pieni di pioggia e alle scritte luminose, a quel senso di ansia, di mancanza di vita e agli schermi luminosi pieni di pubblicità. È tutto dannatamente perfetto nel suo essere, fedele a quel mondo ma anche attualizzato con ologrammi e oggetti di scena che creano senza dubbio un effetto “wow”.

Bisogna però ammettere che tutto ciò non basta per fare un bel film perché per quanto l’aspetto visivo sia stupefacente non è il massimo dell’originalità, nel senso che da una parte già lo conosciamo e dall’altra presenta comunque delle attualizzazioni che abbiamo visto anche in altre pellicole: penso ad esempio a Tron Legacy, film orrendo del 2010 sequel dell’originale del 1982 (ma guarda che fatalità, un revival degli anni ’80!) che ricreava sì in maniera spettacolare il mondo futuristico del primo capitolo in chiave moderna, ma che essendo poverissimo di contenuti non poteva e non può essere “salvato” da uno sano di mente. In Blade Runner 2049 si avverte invece chiaramente lo sforzo di  creare nuovo contenuto, o ancora meglio di partire dal fulcro contenutistico della storia per andare avanti, riprendere in mano lo stesso tema (quello della vita vera/vita artificiale) e declinarlo sotto altre forme, com’è giusto che sia. Lungi dall’essere solo una “operazione nostalgia”, il film ci parla quindi ancora una volta del significato dell’esistenza, che assume qui anche la forma della mera intelligenza artificiale “non corporea”, un tema a mio modo di vedere molto affascinante ed anche attuale che è stato meravigliosamente trattato in Her (Lei) di Spike Jonze (2013).

Altra cosa che mi è piaciuta molto è stata la ripresa di una certo tono quasi religioso. Si parla come dicevo del senso dell’esistenza e per farlo si utilizza ancora una volta un incedere solenne quando si parla dei creatori dei replicanti, e si usano riferimenti chiaramente religiosi parlando di miracoli, di messia o citando addirittura la Bibbia per la figura di Rachele nel libro della Genesi. Tutto questo mi ha ricordato anche le riflessioni del Prometheus di Ridley Scott (anche produttore di questo film), e del suo giustapporre la fantascienza con  le domande che l’uomo si pone da sempre: chi siamo e da dove veniamo.

Un plauso particolare va anche al casting che ho trovato azzeccatissimo: Ryan Gosling è in effetti l’unico che poteva portare sullo schermo un altro androide perennemente pensieroso come quello del Michael Fassbender degli ultimi Alien (sembra proprio che si muovano nello stesso universo peraltro), Jared Leto nella parte dell’uomo dei misteri mi ha convinto credo per la prima volta in vita (sì, non mi piace, mai piaciuto, forse qualcosa col Joker ma non so)…poi c’è una Robin Wright come sempre strepitosa e una piccola parte per Dave Bautista (il Drax dei Guardiani della Galassia) che mi ha stupito per intensità. L’unico paradossalmente un po’ fuori contesto è il nostro buon Harrison Ford, con quella magliettina che non riesce a nascondere una incredibile panza e un recitato che sinceramente vabbè, non ne voglio parlare; diciamo comunque che quel che non stupisce lo recupera nel suo semplicemente essere l’originale agente Deckard.

Facendo proprio le pulci devo anche dire che nel complesso il lavoro può risultare un po’ lungo (diciamo che due ore e mezza con un certo ritmo si sentono…) e che vengono aperte molte porte che sul finale rimangono socchiuse se non addirittura spalancate: mi auguro che non proseguano più di così, e non perché abbiano fatto un cattivo lavoro ma perché sento davvero l’impellente necessità di ALTRO.

Per finire, mi viene spontanea una riflessione: c’era un effettivo bisogno di farlo? Il bello dei film e dell’arte in generale è che non sono “universali” ma legati al periodo di loro uscita. Il Blade Runner uscito nel 1982 (sebbene basato su una storia di 15 anni prima) era figlio della sua epoca in contenuti, riflessioni che ne nascono, ma anche banalmente nei costumi, nel tono, nelle musiche (ne parlo qui). Cosa ci dice del nostro mondo di oggi (35 anni dopo!) un Blade Runner con lo stesso tono e le stesse caratteristiche se non che nel 2017 non riusciamo più a parlare di nulla di nuovo ma dobbiamo sempre riferirci al passato? È un po’ avvilente, e spero davvero che nei prossimi anni ricominci uno slancio in avanti:  nuove idee, nuove storie, nuove riflessioni su quello che accade ora in film che riescano ad arrivare alle masse diventando dei cult come Blade Runner e come tanti altri capolavori degli anni passati. Basta nostalgia, guardiamo al presente e al futuro!


BLADE RUNNER 2049

Denis Villeneuve, USA 2017,163′
VOTO (Max 5)

About ilpina

ilpina

Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.