Battle Royale

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battle_royaleEssendo, oltre che cinefila, anche otaku, non mi dispiace di tanto in tanto fare qualche incursione nel cinema nipponico, meglio se apocalittico e malato, e guardare cose come questo Battle Royale di Kinji Fukasaku

La trama è questa: in un futuro neppure troppo lontano, il Giappone è in balia della violenza studentesca. Onde fermare questa ondata di teppismo giovanile il governo emana una legge chiamata Battle Royale, per la quale, ogni anno, ad estrazione, viene selezionata una classe di studenti che verranno portati su un isola deserta e costretti ad eliminarsi l’un con l’altro finché non resterà un solo vincitore, pena la morte di tutti i coinvolti.

Già dalla trama allucinante, si capisce come Battle Royale sia un film decisamente crudele, un colpo allo stomaco, non per tutti i gusti. Le atmosfere della pellicola, tratta dall’omonimo romanzo scritto da Kenta Fukasaku (figlio del regista), sono debitrici di un certo tipo di manga underground e molto violento, come Fortified School di Takeshi Narumi e Shinichi Hiromoto del 1995, nel quale gli studenti problematici venivano rinchiusi in un istituto correttivo e sottoposti alle più brutali violenze, che portavano spesso alla morte, per mano di insegnanti ed orridi mostri.

La pellicola è decisamente ben diretta, intervallata da flashback poetici e momenti di nera ironia che alleggeriscono i momenti di tensione. Viene ben rappresentata la struttura tipica della scuola Giapponese, con studenti frustrati da mille incombenze e doveri associati all’incertezza riguardante il futuro, l’amore, sé stessi. Mille storie d’amore adolescente s’intrecciano nella trama, a partire da quelle tra studenti più smaliziati che sfociano in passione e perversione, e infine in odio, a quelle timide e “sussurrate”, più vicine a quelle che il pubblico occidentale ha potuto ritrovare in mille shojo manga. E’ interessante poi la divisione non proprio nettissima tra coloro che mai ucciderebbero i compagni se non costretti, e quelli che si adattano al ruolo di killer con noncuranza, approfittandone per sfogare rancori maturati all’interno della scuola.

La narrazione del film, preceduta da un prologo scritto e parlato in cui si spiega la genesi della legge, è scandita dal countdown delle vittime rimaste (ad ogni morte, sullo schermo compare il nome della vittima e il numero progressivo degli studenti uccisi fino a quel momento), dalle parole del protagonista, dai flashback che ricordano momenti felici della vita studentesca (che poi verranno ripresi nel Requiem finale) e da scritte che riprendono i pensieri dei protagonisti, quasi come fossero vari titoli delle diverse parti in cui è composto il film. Ci sono anche due sogni che intervallano la pellicola, quello del protagonista maschile che rievoca il miglior amico morto, e quello della protagonista femminile, che in verità potrebbe anche essere un ricordo condiviso col sadico ex professore; un sogno muto le cui importanti parole si potranno sentire solo alla fine di Battle Royale, durante il requiem.

La colonna sonora del film è splendida, il film è impreziosito dalle musiche tratte da opere di Verdi, Bach, Strauss e Schubert. Esilarante l’inizio, dove agli sconvolti studenti viene presentato uno stupidissimo video dove si vede la più burikko (oca) delle Idol che spiega, tra una risatina e un vezzoso codino, come verranno uccisi i partecipanti di Battle Royal e in cosa consiste la gara… allucinante nella sua stupida crudeltà. Ovviamente, il quadro che si vede alla fine, che ritrae gli studenti morti, è di Takeshi Kitano, il cui stile particolarissimo è molto difficile da dimenticare.

In definitiva, un film spiazzante e particolare, ma da vedere.


BATTLE ROYALE
Batoru Rowaiaru
Kinji Fukasaku, Giappone 2000, 114′
VOTO (Max 5)
8

About Erica

Erica
IL BOLLALMANACCO DI CINEMA - Un animo nerd che si nasconde dietro una facciata di normalità e adora sproloquiare di cinema.