Bastardi senza gloria

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bastardi_senza_gloriaUn film di quasi tre ore, ma che scorre velocemente; rock n’ roll e con una grafica da pop art, ma al tempo stesso sofisticato; esaltante, ma che induce alla riflessione. Insomma, un film per certi versi “ossimorico”, in quanto fa emergere dei contrasti come forse solo le grandi opere sanno fare: si tratta di una caratteristica che del resto contraddistingue lo stesso regista Quentin Tarantino.

Il titolo originale del film, presentato a Cannes nel 2009, è Inglourious Basterds e non, come molti pensano, Unglorious Bastards. Questa storpiatura in un inglese “scorretto” è, in stile perfettamente tarantiniano, un omaggio a un film del 1977, Quel maledetto treno blindato di Enzo Castellari, uscito negli USA appunto col titolo Inglourious Bastards. Si tratta di un B-movie che narra di cinque soldati americani che si travestono da nazisti per salvarsi la vita, ma che poi faranno esplodere un treno tedesco per riscattare il proprio onore.

Bastardi senza gloria potrebbe apparire come un’opera che esula dal genere di Tarantino, i cui film sono solitamente ambientanti in violente società contemporanee (in primis i famosissimi Pulp Fiction, Le iene, Kill Bill vol. 1 e 2), ma in realtà vi sono presenti moltissimi suoi topoi: la divisione in capitoli; un ritmo incisivo sottolineato da passaggi musicali marcati (e indubbiamente variegati: si passa da Ennio Morricone a David Bowie); tagli bruschi in certi passaggi di scena che necessitano di essere evidenziati; le battute brillanti e caratterizzanti dei personaggi; la violenza, ma sempre mitigata dall’ironia; l’uso di elementi grafici quali scritte e frecce per indicare alcuni personaggi in modo che vengano presentati in modo chiaro allo spettatore (in questo senso, si tratta di una vera e propria opera “pop”), ma allo stesso tempo trasformando questa necessità in un elemento di stile originalissimo.

Bastardi senza gloria inizia come una fiaba, introducendo il pubblico nella storia tramite l’incipit «C’era una volta nella Francia occupata dai nazisti…». Il film è quindi ambientato durante l’occupazione nazista della seconda guerra mondiale, ma non lo definirei propriamente un film “storico”, in quanto le vicende, sebbene per certi versi verosimili, si discostano comunque dalla realtà dei fatti (ad esempio per quel che riguarda la sorte di Hitler) e costruiscono un immaginario a tratti surreale. Da un lato la protagonista Shosanna (Mélanie Laurent), rifugiatasi a Parigi e divenuta proprietaria di un cinema dopo che il colonnello nazista Hans Landa (Christoph Waltz, premio Oscar come miglior attore non protagonista proprio per questo ruolo) ha sterminato la sua famiglia. Dall’altro lato invece vi è lo scontro più ampio tra i nazisti e i cosiddetti “bastardi”, un gruppo di ebrei americani capitanati dal tenente Aldo Raine (Brad Pitt) ed il cui scopo è uccidere violentemente qualsiasi nazista capiti loro a tiro. I “bastardi”, travestiti da nazisti, massacrano questi ultimi senza pietà, impossessandosi dei loro scalpi e creando così un parallelismo tra ebrei e gli indiani, entrambi sterminati nelle proprie terre. Una piccola curiosità: Tarantino compare in un cameo, impersonando il primo cadavere di un soldato tedesco a cui i “bastardi” strappano lo scalpo.
Le vicende di tutti questi personaggi convergeranno proprio nella sala cinematografica di Shosanna (non a caso per un grandissimo cinefilo come Tarantino, il cinema sarà uno dei protagonisti della storia), in sequenze di altissima suspense che si intrecceranno in un pericoloso groviglio in cui non sempre sarà facile distinguere nettamente i buoni e i cattivi. Come d’altronde lo stesso Tarantino ha detto: «I miei personaggi non sono i soliti eroi stereotipati, ma uomini comuni catapultati in uno sporco affare durante la seconda guerra mondiale».

Anche se ad una visione superficiale i film di Tarantino potrebbero sembrare maggiormente adatti ad un pubblico maschile, di fatto non è assolutamente così: infatti vi sono sempre delle straordinarie eroine femminili, come in questo caso Shosanna (inoltre, come dimenticare la sbalorditiva Uma Thurman in Kill Bill, che nei combattimenti riesce a sgominare centinaia di rivali con forza ed eleganza?).
Inoltre, non si può dimenticare il ruolo della diva Bridget Von Hammersmark (Diane Kruger), una collaboratrice dei “bastardi” infiltrata negli ambienti nazisti e che viene tradita dalla perdita della propria scarpetta, diventando così l’emblema di una “Cenerentola” in versione noir. Questa perdita avviene durante una delle scene più di maggior tensione del film, che si svolge in uno scantinato e mette in scena l’incontro/scontro tra un gruppo di nazisti e i “bastardi”, accompagnati appunto dalla Von Hammersmark. In questa scena viene messo in scena uno “stallo alla messicana” (in inglese,“mexican stand-off”), tratto dalla tradizione western tanto cara a Tarantino: con questa espressione si indica una situazione in cui due o più persone, in genere tre (il cosiddetto “triello”) si puntano addosso a vicenda delle armi, come avviene anche in una scena cruciale de Le iene.

Bastardi senza gloria è denso di riferimenti ed omaggi cinefili, a partire dai nomi stessi dei personaggi: innanzitutto, il nome Aldo Raine richiama quello dell’attore Aldo Ray, che negli anni ’50 e ’60 ha interpretato in numerosi film il ruolo di sergente dell’esercito. Inoltre, Aldo Raine e Donnie Donowitz al cinema si presentano con degli pseudonimi che sono i nomi di registi di B-movies, rispettivamente Enzo Girolami (il vero cognome del regista Enzo Castellari) e Antonio Margheriti (un regista amato sia da Tarantino che da Castellari). Non può poi sfuggire che, sebbene sia un personaggio minore, un generale inglese si chiama Ed Fenech: un chiaro omaggio all’attrice Edwige Fenech (ancora una volta, emerge la passione di Tarantino per i B-movies italiani).

Vale la pena sottolineare l’internazionalità di questo film: esso infatti contiene diverse sequenze in lingua originale (oltre che in inglese, ci sono dialoghi in francese, tedesco e italiano) ed ogni personaggio è stato rigorosamente interpretato da un attore della sua stessa nazionalità. Che sia un passo verso una nuova frontiera di cinema cosmopolita?
Ora come ora, si può forse dire che Tarantino potrebbe prendere in prestito le parole finali del tenente Aldo Reine: Penso che questo sia il mio capolavoro…

BASTARDI SENZA GLORIA
(Inglourious Basterds)
Quentin Tarantino, USA 2009, 153′
VOTO (max 5)
10

 

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