Bastardi senza gloria

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Mi verrebbe da dire “Il miglior Tarantino” ma poi penso a Kill Bill, penso a Le Iene, a Pulp Fiction e non ci riesco. Non che io sia un fan accanito del regista (preparate i forconi, Django non mi ha entusiasmato per dire!), ma non posso non sottolineare come in questi lavori sia riuscito a ricreare il suo mondo in maniera molto originale, passando da echi di cinema pulp ai film di arti marziali ma mantenendo sempre una sua forte identità. E in Inglorious Basterds succede la stessa magia, nel senso che troviamo un Tarantino al 200% calato in un setting e in un’atmosfera assolutamente nuovi per lui, in un film che mantenendo tutte le sue peculiarità (la violenza, l’ironia, i lunghi e geniali dialoghi) si sposta su nuovi generi come il film storico e il film di guerra. E il risultato non delude per nulla le aspettative, ed anzi spara in altissimo riuscendo nel suo intento.

Trama: “Nella Francia occupata dai nazisti, Shosanna Dreyfus assiste all’uccisione di tutta la sua famiglia per mano del colonnello nazista Hans Landa. Shosanna risce a sfuggire miracolosamente alla morte e si rifugia a Parigi, dove assume una nuova identità e diviene proprietaria di una sala cinematografica. Altrove in Europa, il tenente Aldo Raine mette assieme una squadra speciale di soldati: noti come “i bastardi“, i soldati vengono incaricati dai loro superiori di agire come cani sciolti sul territorio uccidendo ogni soldato tedesco che incontrano. La squadra di Raine si troverà a collaborare con l’attrice tedesca Bridget Von Hammersmark , una spia degli Alleati, in una missione che mira ad eliminare i leader del Terzo Reich”.

A volte fa sempre bene rivedere alcuni film. Non tanto per crogiolarsi nella bellezza di qualcosa che ci piace, quanto per gustarli con nuovi occhi e sotto una nuova luce, approfondendo aspetti che alle prime visioni non si erano notati e che possono darci molto, magari facendo qualche ragionamento “col senno di poi” sull’impatto che un lavoro ha avuto, e sulla scia che ha lasciato nella storia del cinema.

Bastardi senza Gloria per me ha fatto la differenza negli anni e non solo perché risulta essere un film molto originale e per nulla scontato per Tarantino (diciamocelo, ce lo aspettavamo tutti a girare film western…) ma perché a differenza di altri suoi lavori ha una intensità ed un senso drammatico sotto molto più pronunciati. Ovvio che il tema in questo aiuta molto (la caccia agli ebrei da parte dei nazisti nella seconda guerra mondiale), ma bisogna ammettere che quello che qui non si trova è quel tipico senso (giustamente) “lacrimoso” per i fatti accaduti, sostituito da una inedita grinta, da un senso di vendetta anche violenta “alla Kill Bill” molto originale per pellicole di questo tipo.

Diciamo che più che soffermarsi come il buon Spielberg in Schindler’s List sulla sofferenze, le lacrime e l’impotenza del popolo ebraico, qui l’accento è più sulla tensione che nasce da alcune situazioni legate a questo tema come ci insegna la strepitosa scena iniziale, a mia memoria una delle più belle che ricordi. La logica è poi ribaltata perché qui i nazisti non sono più i cacciatori ma le sostanziali vittime, vengono dipinti in maniera a tratti ironica (pensate all’Hitler agitato, ridicolo e impotente che ci viene descritto) come a smontare ed esorcizzare tutta la loro nomea per lasciare spazio al loro essere dei semplici avversari un tempo pericolosi da eliminare. A dire il vero c’è l’eccezione del personaggio interpretato da Waltz, se vogliamo il vero “cattivo” della pellicola, che però prenderà una strada tutta sua (non voglio spoilerare per chi dovesse ancora vedere il film).

L’effetto che si crea è veramente cool, nel senso che pensare agli squadroni delle SS impauriti dalle dicerie e dalle leggende che gravitano intorno al gruppo dei bastardi, dà quel senso di “rivincita” che mancava alla cinematografia anche per tutte le altre pellicole del genere.  Il tenente Aldo Raine di Brad Pitt è un personaggio estremamente efficace da questo punto di vista, uno Yankee violento e senza paura che si permette di ironizzare su ogni avversario perché quasi già cosciente della loro imminente perdita, perché cosciente che si tratta di potenziali vittime del suo coltello. Insieme a lui anche il resto del gruppo è davvero super cool (non si può dire che Tarantino non ci abbia abituati a personaggi scritti da Dio), in particolare modo per il personaggio di Eli Roth (regista di Cabin Fever e Hostel) , “l’orso ebreo” che spappola crani con una grossa mazza da baseball.

Sempre parlando di personaggi il migliore sia come scrittura che come interpretazione è il colonnello Hans Landa di Christoph Waltz, un uomo incredibilmente astuto, inquietante e a suo modo squilibrato che sì, mi ha fatto sobbalzare dalla sedia più volte anche solo per gli sguardi, le parole gentili, posate ma ingannevoli, i movimenti lenti e quei sorrisini da psicopatico che lo rendono un villain con la V maiuscola; inutile elogiare la prova di Waltz e il suo parlare fluentemente tedesco, inglese e italiano, mi ha particolarmente sconvolto! Nel film troviamo anche una bravissima Mélanie Laurent (anche se non si crea quell’alchimia che abbiamo visto con Uma Thurman), un giovane Michael Fassbender in uno dei suoi primissimi film, Diane Kruger e molti altri (un cast davvero nutrito, e tutti ampiamente all’altezza).

Al di là di tutto questo il lavoro riesce ad avere anche un senso più profondo che va al di là di tutte queste fig*te (passatemi il termine) tipiche del regista; nello specifico la parte finale (senza spoilerare nulla) è qualcosa per me di devastante, ha un impatto visivo ed una valenza cinematografia imponente e sublime nel decretare l’assoluto primato dell’arte sulla storia: il cinema può piegare la realtà a suo piacimento, raccontandoci gli avvenimenti che avremmo sempre voluto vedere. L’amore e la fiducia che il regista ripone qui nella settima arte a mio modo di vedere hanno qualcosa di veramente fuori dal comune.

A livello tecnico il film è come da tradizione una goduria per gli occhi: inquadrature, stacchi di camera, la decisione di dividere il film in più capitoli e i titoli pulp in sovrimpressione sono tarantiniani al 200% , è tutto confezionato alla sua maniera. Idem per la visione gretta e un po’ sadica e “divertita” della violenza,  con spari che creano fontane di sangue, dita nelle piaghe (nel vero senso della parola), scalpi e tutto il resto; diciamo che lo spettatore riesce ad immedesimarsi in persone violente, il che è un po’ lontano dall’ideale di lotta al nazismo che vediamo in film come Dunkirk ma è certamente interessante nonostante faccia un po’ riflettere.

E per ultime le musiche…una vera meraviglia! Inizialmente la colonna sonora doveva essere affidata a Ennio Morricone in persona (sarebbe stata la prima collaborazione con il regista, poi slittata in Django Unchained) , il quale però poco prima delle riprese decise di lasciare il progetto per dedicarsi al Baarìa di Tornatore. Il che mi dispiace ma fino a un certo punto perché il tutto si è risolto “riciclando” vecchie canzoni prese da colonne sonore di spaghetti western o canzoni pop rock più recenti. Per quanto manchi un’anima musicale originale al film, ho trovato questa operazione di “collage” ottima, il risultato è stato a dir poco eccellente.

Dopo centinaia di lodi sperticate non posso che alzare le mani e chiamare questo film per quello che è (per me): un capolavoro.


BASTARDI SENZA GLORIA

Inglorious Basterds
Quentin Tarantino, USA/Germania 2009, 153’
VOTO (Max 5)

About ilpina

ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.