Basta che funzioni

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basta_che_funzioniTrama: (wikipedia) ” L’anziano Boris Yellnikoff, un tempo fisico di fama internazionale, dopo aver tentato il suicidio divorzia, va a vivere da solo e cerca di isolarsi dalle persone che non ritiene siano al livello del suo intelletto…

Una sera rientrando a casa si imbatte in Melodie St. Ann Celestine, una giovane ragazza un pò svampita che cambierà in parte la sua vita.” Arrivato a 74 anni Woody Allen ha deciso di non comparire più nei suoi film. Per la maggior parte della sua carriera infatti interpretava lui stesso i protagonisti di molti suoi lavori, che più che reali personaggi venivano ad essere un suo alter-ego: non era lui ad interpretare un personaggio ma in un certo senso era il personaggio che interpretava Allen, che portava sullo schermo con i classici dialoghi taglienti il suo personale pensiero sulla vita.

Basta che funzioni” è il primo film dove l’alter-ego del regista viene interpretato da un altro attore; il risultato a livello di trama cambia però poco, nel senso che è palese che quell’attore sia Allen, e nello specifico la sua parte più cinica e disillusa. Voglio sottolineare anche che fatalità ha voluto che lo storico doppiatore italiano del regista, il grandissimo Oreste Lionello, sia scomparso proprio nel momento della decisione di Allen di non comparire più.

Tutto il lungometraggio gira sulla figura di Boris Yellnikoff e sul suo “odio” verso il mondo. Lui sa di avere un’intelligenza superiore e vive tutta la sua vita nel cinismo più esasperato, trattando le persone “normali” (lui le chiama “vermicelli”) come cinicamente una mente eccelsa come la sua potrebbe fare: facendole sentire inferiori. Ci viene dipinto come una persona estremamente lucida, cosciente, forse troppo consapevole del mondo, delle sue trappole, delle sue finzioni (l’amore, la religione ecc.) per poter essere felice. Il mondo ai suoi occhi è una cloaca a cielo aperto, lo apostrofa (come nelle ultime parole del libro “Cuore di tenebra” di Conrad) dicendo “l’orrore!l’orrore!” e ne è talmente sopraffatto da essere vittima di crisi di panico pensandoci. Del resto, mettendosi una lente di iper-realismo disincantato davanti agli occhi, come dare torto al regista? Anche la storia dell’uomo e lo stesso universo sono visti negativamente, tutto è caotico, tutto è violento ed in continua balia del fato; i problemi, le preoccupazioni, i pensieri di oggi difficilmente troveranno eco nel futuro, tutto passa, tutto è destinato ad avere una fine, anche gli obbrobri che l’uomo continua a perpetuare giorno dopo giorno.
Il personaggio non è però visto come il modello da seguire, anzi ci viene detto chiaramente che il prezzo della sua cinica e pessimistica visione del mondo lo porta ad una forte ipocondria, a crisi di panico, a depressione. E’ la classica consapevolezza leopardiana: più sei cosciente, più sai, più comprendi, più sei destinato a soffrire. Al contrario più sei vuoto e meno domande ti fai, più sai vivere in equilibrio. E infatti cosa farà stare bene Boris nell’avanzare della vicenda? L’incontro con una ragazzina scema, senza cultura né capacità intellettive che finirà per sposarlo. Non c’è il classico cambiamento del personaggio di molti film smielosi, lui rimane così, anzi, tratta persino sua moglie con l’antipatia che lo contraddistingue. Ma che lo voglia o no, lui stava bene con lei, anche se per età, cultura, idee ecc. lei era quanto di più lontano ci fosse da una possibile compagna.

Ecco che quindi la spiegazione di ciò ci viene data da un altro elemento chiave della filmografia di Allen: il fato. E’ il destino beffardo e cieco che gioca con l’uomo facendo accadere cose assolutamente irrazionali e impensabili. E’ lo stesso destino che farà arrivare in città la madre e il padre della ragazza che cambieranno completamente vita entrando in contatto con una realtà nuova, quella della città di New York (altro vero e proprio attore dei film di Allen). Il finale dopo tutta una serie di riflessioni estremamente fredde del regista su molti temi importati (non mi dilungo ad elencarli perchè ci sarebbe veramente molto da dire) è tuttavia positivo, ogni personaggio trova un suo equilibrio e se vogliamo (anche se questa parola è uno spauracchio per le sceneggiature del regista) la felicità, pur se effimera e passeggera. Dopo molti finali anti happy-ending forse Allen non ha più voglia di chiudere le sue riflessioni con messaggi solo negativi, ma con un “mezzo positivo” diciamo: qualunque cosa ti renda felice, anche se non ha senso, anche se la trovi assurda, anche se è impensabile, basta che funzioni. Insomma, con la vecchiaia forse anche lui ha trovato un piccolo punto di equilibrio, nella consapevolezza della negatività del tutto si può ancora trovare uno spiraglio di positività.

nb – Per chi non conoscesse il regista voglio precisare che anche se dalla recensione non sembrerebbe proprio, si tratta di una commedia molto divertente! Questo è Woody Allen.

Frase celebre: “Qualunque amore riusciate a dare od avere, qualunque felicità riusciate a rubacchiare, qualunque temporanea elargizione di grazia, basta che funzioni”.

BASTA CHE FUNZIONI
(Whatever Works)
Woody Allen, USA-2009, 92′
VOTO (max 5)

About ilpina

ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.